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Daniela Sanjuan / News, cooperativa Piccolo Carro vs Chi l’ha visto: ecco cosa è successo la sera della scomparsa (oggi, 20 settembre 2016)

Pubblicazione:martedì 20 settembre 2016 - Ultimo aggiornamento:martedì 20 settembre 2016, 14.21

Chi l'ha visto? (Foto: LaPresse) Chi l'ha visto? (Foto: LaPresse)

DANIELA SANJUAN NEWS, COOPERATIVA PICCOLO CARRO VS CHI L’HA VISTO (ULTIME NOTIZIE OGGI, 20 SETTEMBRE 2016). LA VERSIONE DELLA COMUNITÀ SULLA SERA DELLA SCOMPARSA - Prosegue la replica della Cooperativa Piccolo Carro rispetto al caso di Daniela Sanjuan: il comunicato di oggi offre numerosi spunti di riflessione sulla scomparsa e morte della giovane minorenne, sparita proprio da quella comunità nel 2013 e ritrovata nel bosco attiguo solo molti anni dopo, con i resti ossei che sembrano appartenere proprio a Daniela. Ha fatto clamore la replica della comunità rispetto alle accuse della trasmissione Chi l’ha visto? che spesso di recente è tornata sul caso Sanjuan fornendo alcune prove e documenti. La struttura in provincia di Perugia - come segnaliamo qui sotto nel dettaglio - ha invece parere tutt’altro opposto sulla vicenda e ha adito per via legali in risposta alle accuse. Per prima cosa la Comunità Piccolo Carro intende dimostrare che aveva assoluta autorizzazione per ospitare giovani problematici come Daniela; in secondo luogo, ha tenuto a ribadire la versione sulla sera della scomparsa. «La sera del 23 ottobre 2003 – spiega la cooperativa – appena fu dato l’allarme della scomparsa di Daniela, furono immediatamente avvisati i Carabinieri, la Polizia Ferroviaria e le autorità competenti, come previsto dalla legge, mentre tutto il personale disponibile della Cooperativa (oltre 15 persone) si mise volontariamente alla sua ricerca. La signora Malvone fu avvisata della fuga di Daniela la mattina del 24 ottobre 2003, ma si presentò presso la comunità solo 3 giorni dopo, non partecipando alle ricerche nella zona che si protrassero per diverso tempo».

DANIELA SANJUAN NEWS, COOPERATIVA PICCOLO CARRO VS CHI L’HA VISTO (ULTIME NOTIZIE OGGI, 20 SETTEMBRE 2016). LA REPLICA AL SERVIZIO DELLA TRASMISSIONE - Il caso di Daniela Sanjuan purtroppo continua a far parlare dopo il servizio della scorsa settimana di Chi l’ha visto, in merito anche al ritrovamento di resti ossei avvenuto nel bosco attiguo alla struttura di comunità che ospitava Daniela che ad inizio settembre la Procura di Perugia ha attribuito proprio alla ragazza minorenne  scomparsa. Un bruttissimo caso di cronaca, uno strazio per la famiglia e che però ora vive un’altra svolta, con le repliche molto dure della Cooperativa Piccolo Carro che risponde alle accuse altrettanto dure della trasmissione condotta da Federica Sciarelli. «Daniela Emilia Sanjuan è stata ospite, durante tutta la sua permanenza al Piccolo Carro, in strutture residenziali per minori sempre dotate di regolare autorizzazione al funzionamento», inizia così il comunicato ufficiale della struttura che ha deciso di adire per vie legali contro Chi l’ha Visto dopo i servizi in cui sostanzialmente veniva accusata la Comunità sia di aver allontanato la minorenne e sia di essere in qualche modo responsabile della sua morte e della morte di un’altra ragazza, sempre presente in quella struttura anni dopo, ovvero Sara Bosco (trovata poi morta a Roma nel 2016). «Nella puntata in questione, la conduttrice Federica Sciarelli ha accusato la Cooperativa, mostrando in diretta alcuni documenti comprovanti a suo dire l’illegalità della struttura, di non essere fornita di regolare autorizzazione al funzionamento e, per l’effetto, di avere cagionato la morte di Daniela. La verità è un’altra. Innanzitutto, i documenti mostrati in diretta sono relativi ad una struttura sita in Bettona (PG) risalenti all’anno 2002 quindi antecedenti all’ingresso di Daniela al Piccolo Carro, avvenuto in data 27 gennaio 2003». Secondo la Comunità Piccolo Carro, Daniela venne dimessa da un’altra struttura del territorio campano il 27 gennaio 2003 e lo stesso giorno fu collocata al Piccolo Carro su provvedimento del Tribunale per i Minorenni di Napoli. «La mamma, Anna Malvone, purtroppo, non fu ritenuta idonea a svolgere le funzioni genitoriali e la mancanza della figura paterna rese necessario un ingresso in ambiente comunitario. La scelta della struttura fu demandata ai Servizi Sociali del Comune di Sant’Agnello con tanto di regolare delibera dirigenziali». La ragazza non fu allontanata dalla struttura, altra accusa fatta da Chi l’ha visto che la comunità replica così, ancora nel comunicato stampa: «La Cooperativa ribadisce che per legge le comunità di accoglienza per minori tendono “al reinserimento sociale offrendo protezione, assistenza ed insegnando a gestire la quotidianità; non possono pertanto svolgere la funzione di case di reclusione”. Le comunità non possono essere delle carceri e, per quanto opportunamente presidiate, possono occasionalmente presentarsi degli allontanamenti».



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