BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

SPILLO/ Pa & clientele, per curare il Malato torniamo alla raccomandazione

Raffaele Cantone, presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione (LaPresse) Raffaele Cantone, presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione (LaPresse)

E' facile immaginare il malcontento e il senso di frustrazione che serpeggia nei corridoi dei "palazzi" tra coloro i quali assistono da anni a questi soprusi e si sentono poi ripetere che non ci sono le risorse per rinnovare i contratti nazionali, bloccati dal 2009, e adeguare al costo della vita stipendi che non consentono più di arrivare a fine mese. E' altresì comprensibile che l'amarezza si trasformi poi in risentimento e disaffezione verso l'amministrazione. 

Nondimeno un gran numero di impiegati e funzionari continuano a svolgere con abnegazione, serietà e impegno il proprio lavoro pur sapendo che le lettere di encomio e i ringraziamenti verbali non si tradurranno mai in un concreto aumento salariale o in un avanzamento di carriera. I dirigenti incapaci fanno a gara per accaparrarseli, perché senza di loro l'ufficio si paralizzerebbe, ma si guardano bene dal promuoverli perché chi possiede un innato senso del dovere e un'etica del lavoro non è funzionale al sistema clientelare che lo rigetta come un organismo estraneo. Un cancro per autoalimentarsi ha bisogno di cellule malate, non di cellule sane. 

Molti funzionari hanno i titoli, le competenze e l'esperienza per avere responsabilità manageriali, eppure si vedono continuamente scavalcare da neolaureati senza esperienza ma con tessera di partito, o da colleghi meno preparati e diligenti, anzi spesso proprio da quei "furbetti" che falsificano permessi e timbrature, i quali sono naturalmente più inclini e hanno più tempo per intrallazzare e coltivare le "amicizie giuste". Chi, tra gli esclusi, propone un ricorso viene subito scoraggiato: "lascia perdere, meglio non mettersi contro il potere" è il consiglio sussurrato. Così si mantiene lo status quo. Si accetta tutto in nome dell'ambito "posto fisso". Meglio ingoiare rabbia, orgoglio e dignità piuttosto che rimettersi in gioco nel "privato", specie dopo una certa età. E' sconfortante considerare che Le miserie d'Monsù Travet (commedia di Vittorio Bersezio, ndr) fu scritto nel 1863 e che da allora, malgrado i vari proclami di esponenti politici di voler ripristinare la meritocrazia nel pubblico impiego, nulla è cambiato. 

Ovviamente esistono anche dirigenti capaci e preparati nella Pa, specie in alcuni posti strategici per il Paese e per la sua rappresentanza diplomatica all'estero, che si contornano di collaboratori altrettanto validi e formano piccole isole sperdute nel mare magnum dell'inettitudine e del pressappochismo, osservate con una certa diffidenza e subito boicottate se cercano di diffondere il loro modello virtuoso altrove. 

Tuttavia un'amministrazione statale, per essere efficace ed efficiente, ha bisogno di una classe dirigente qualificata e competente e di un concreto sistema di premialità e di riconoscimento del merito. 

Occorre considerare che nemmeno i concorsi pubblici sono in grado di assicurare una selezione equa, perché troppo incentrati sulla preparazione giuridica e sui titoli accademici ed inadatti ad accertare le reali competenze lavorative e le capacità organizzative e manageriali dei candidati.