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PAPA IN GEORGIA/ Kelly-Buccellati: storia, missione e bellezza, ecco cosa chiede Francesco

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Papa Francesco (LaPresse)  Papa Francesco (LaPresse)

La Georgia mi affascina perché è un esempio di popolo custode di un identità millenaria. Le invasioni subite nei secoli prima e dopo Cristo hanno portato in questo popolo culture e fedi diverse, dallo zoroastrismo all’islam nelle sue diverse espressioni. Il fatto che l’identità di questo popolo sia sopravvissuta indenne è un altissimo tributo al suo senso di coesione nazionale e ai valori che l’hanno resa possibile. L’avvento del cristianesimo segna una svolta significativa, iniziando una nuova storia che rafforza e orienta l’identità. E’ tra le prime nazioni a convertirsi poco dopo l’editto di Costantino con il quale intrattenne un rapporto di grande stima e amicizia. L’imperatore riconoscente avrebbe donato, secondo la tradizione, una reliquia della croce di Cristo e un chiodo della crocifissione rinvenuti dalla madre Elena a Gerusalemme. Il cristianesimo qui si esprime subito in due dimensioni: la missionarietà e la bellezza. Il monachesimo georgiano, grande custode della fede e colonna portante della formazione religiosa, si caratterizza per la sua capacità di insediarsi negli stati confinanti e di edificare monasteri in Palestina (per essere più vicini ai luoghi di Cristo), in Armenia, in Siria e sul Monte Athos. Sono i monaci che intraprendono una intensa attività di trascrizione dei testi sacri e degli scritti dei Padri della Chiesa. Non solo li riproducono, ma avviano una immediata traduzione in georgiano. Se possiamo oggi leggere numerosi testi dei primi secoli lo dobbiamo alle traduzioni georgiane perché gli originali sono andati dispersi o bruciati nelle diverse ondate iconoclaste.

 

E la bellezza?

I monasteri sono un esempio di architettura originale come pure le pitture murali che coprono le pareti delle chiese. Una tradizione artistica unica nelle soluzioni trovate e nelle tecniche che anticipano temi tipici del romanico europeo e mediterraneo. Ai secoli VI e VII si fa risalire il prototipo del quadriconco georgiano, come i secoli XI e XII si contraddistinguono per la ricerca della monumentalità che non ha paragoni in Oriente. Nel volume preparato per il Meeting questi aspetti sono ben spiegati da Marco Rossi e Alessandro Rovetta che approfondiscono anche la presenza delle croci nella scultura che dai luoghi sacri si estende agli oggetti più preziosi come le oreficerie. Croci presentate in una vasta gamma di varianti iconografiche in rapporto a Cristo, a Maria e ai committenti. La Georgia compie un percorso tutto suo nella ricerca della bellezza, espressione di cammino verso Dio e di manifestazione della sua presenza nei luoghi di culto e non solo in essi. La bellezza diventa una categoria d’incontro con il divino.

 

Quale messaggio comunicano la mostra da lei realizzata con i colleghi georgiani e il libro pubblicato? 



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