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PRETE SGOZZATO IN CHIESA / I sopravvissuti agli jihadisti: “paura di morire? No, crediamo in Dio e siamo felici”

Prete sgozzato in Chiesa, i sopravvissuti all'attentato di Rouen in Francia hanno risposto così ai terroristi dell'Isis: noi non abbiamo paura di morire, perchè Dio è con noi e siamo felici

Attentato Rouen, Francia (Foto: LaPresse) Attentato Rouen, Francia (Foto: LaPresse)

Fa quasi commuovere quello che questi tre sopravvissuti all’attentato di Rouen, dove venne ucciso e sgozzato Padre Jacques Hamel dagli jihadisti dell’Isis, hanno raccontato ai colleghi di Famiglia Cristiana, versione Francia. Sono tre fedeli anziani che erano presenti nella chiesetta di Rouen al momento dell’irruzione dei due giovanissimi terroristi, lo scorso 26 luglio, durante l’ultima messa del padre martire cattolico. Guy e Janine Coponet e suor Danielle Delafosse, la suora che è riuscita eroicamente a scappare e dare l’allarme salvando alla fine tutti i presenti, tranne appunto padre Hamel. Fa impressione e commozione, non tanto perché sono personaggi particolarmente carismatici o con grandi discorsi da tenere contro l’Isis o il terrorismo islamico internazionale. Raccontano la loro storia, e sopratutto raccontano quando nell’assoluta semplicità di normali pensionati di periferia, hanno risposto alle accuse, alle violenze e alle coltellate di due folli ma lucidi allo stesso tempo soldati del Califfato. «Janine Coponet, quel giorno in cui festeggiavate gli 87 anni di Guy ha visto suo marito sgozzato davanti ai suoi occhi… Cos’ha provato?» Janine: «Ero terrorizzata. Ricordo di aver affidato il mio Guy a Santa Teresa e a padre Marie-Eugène. Tutta la vita mi è passata davanti in pochi secondi».

I tre incredibilmente sereni sopravvissuti all’attentato raccontano poi le ultime incredibili parole di padre Jacques: «Vattene, Satana!». Suor Danielle, «Non significa che Kermiche fosse posseduto, ma che Satana era all’opera e in modo potente. Padre Jacques ha voluto esorcizzare quel male. Sono state le sue ultime parole. A Satana non piace l’Eucaristia…». Ma per ultimo ci ha colpito questo dialogo ai limiti dell’assurdo in un momento di sangue, violenze e probabile morte, con la consorella di Suor Danielle, Helene, che ha parlato con Kermiche avendo un coltello puntato alla gola. «Ha paura di morire?», ha detto Kermiche a Hélène. “No”, ha risposto lei. Lui è rimasto sorpreso: “Perché no?” “Perché credo in Dio e so che sarò felice”, ha detto Hélène. Non crediamo che basti altro da aggiungere: far fermentare questa testimonianza per capire cosa davvero possa muovere una posizione del genere è un lavoro che spetta, con libertà, a ciascuno di noi.

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