BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Cronaca

IL CASO/ Il "segreto" della salute tra Google e utopia

Che cos'è la salute? Tutti credono di saperlo, ma nessuno sa dirlo. Il fatto è che solo se sapremo dire cos'è, potremo migliorare la nostra sanità pubblica. CARLO BELLIENI

LaPresseLaPresse

Abbiamo letto sul Corriere le parole di elogio del premio Nobel Amartya Sen per il trattamento ricevuto dalla moglie ricoverata al Gemelli. La signora è stata accudita al pronto soccorso con soddisfazione totale ("è fantastico pensare che tutti i cittadini di questo Paese hanno libero e gratuito accesso a cure mediche di altissimo livello, giorno e notte") e queste parole mostrano il lato buono della sanità italiana pubblica, fatta da buoni operatori ma di cui si parla solo (spesso a sproposito) in un solo tono: malasanità. Guardiamo allora con piacere ad un seppur isolato riconoscimento per tanti operatori che hanno passato anni a studiare e che passano giorni e notti impegnati a dare il loro meglio. E in poche parole vediamo di capire quale è invece il punto da "curare" nella nostra sanità pubblica. 

Per farlo, partiamo da un esempio. Un bambino alza la mano in classe e chiede alla maestra: "Maestra, ho capito che dobbiamo mangiare cose buone per la nostra salute; ma che cosa è la salute?". Risposta: "E' quella che ti manca quando stai male". "Beh, quando sto male mi mancano gli amici e il parco". Silenzio imbarazzato che non è colpa della maestra ma di un fatto preciso, cioè che cosa sia la salute nessuno lo sa. Meglio, tutti credono di saperlo, ma nessuno sa dirlo; peggio di tutti è la definizione dell'OMS che recita "La salute è lo stato di completo benessere psichico, fisico e sociale" cioè un'utopia pura, che fa decadere ogni diritto ad averla ("diritto alla salute"), perché se non esiste la salute, cioè non esiste il pieno e assoluto benessere, chi mai potrà averne diritto? 

Eppure sui mass-media la salute è qualcosa che rasenta la perfezione, mentre il bambino di cui sopra era andato più vicino al vero di quanto si pensi. Descrissi tempo fa (Pleasing Desires or Pleasing Wishes? A New Approach to Health Definition. Ethics Med 2009) il termine salute partendo da un'osservazione quotidiana ("quando sentiamo di non avere salute?") spiegando che abbiamo salute non quando riusciamo ad essere perfetti, ma quando riusciamo a fare le cose di tutti i giorni, che fanno le persone al nostro pari. Questo paradossalmente vuol dire che anche il malato o il disabile (cioè a colui che porterà comunque segni e sequele di una malattia) non è precluso il diritto ad essere sano, purché venga ben informato, mai lasciato alla propria solitudine, non venga illuso, non gli si faccia credere che la salute si ha solo quando si arriva ad ottenere prestazioni fuori dal comune (prestazioni estetiche o di performance: la salute dell'anziano è tale anche se ha le rughe o non corre i cento metri, e calvizie o timidezza non sono malattie!) e abbia a disposizione le giuste cure.