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MADRE TERESA/ Sister Serena: è più viva oggi di quando era tra noi

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Madre Teresa di Calcutta (1910-1997) (Foto Evert Odekerken, da Wikipedia)  Madre Teresa di Calcutta (1910-1997) (Foto Evert Odekerken, da Wikipedia)

Sister Serena non è una testimonial, non ama parlare in pubblico. Ma lo fa volentieri, in questo scorcio d'estate che declina e che attende il giorno di una Santa in più per la Chiesa, che è stata santa subito, già quand'era in vita. Ha parlato al Meeting di Rimini, in televisione, forzando la riservatezza. "La prima volta che ho incontrato la Madre ero a Londra, dove ero andata ad imparare l'inglese, di cui non sapevo una parola. Lei venne in visita e chiese di vedere personalmente tutte le suore, anche le aspiranti. Ero felice, ma mi chiedevo come avrei fatto a parlare… E avvenne una cosa inspiegabile. Lei mi fece alcune domande, mi spiegò il senso della nostra vocazione e io mi resi conto che capivo perfettamente, cosa che non mi era mai capitata. Sì, perché la madre parla con la semplicità del Vangelo — mi dissero —; Gesù la usava perfettamente, perché parlava con le Sue parole e agiva come Lui".
"L'ultima volta che la incontrai invece ero in Russia, ad un ritiro di superiore. Al termine, prima che ognuna di noi tornasse alle proprie case, io ad esempio a quel tempo ero in Siberia… ci siamo trovate insieme per cantare. Succede sempre, quando una di noi si accinge a un viaggio, di cantare per lei come augurio. Così avvenne anche quella volta. Poi, mentre aspettavo che mi venissero a  prendere per l'aeroporto, la Madre mi vide e disse: 'Sei ancora qui? Dài, cantiamo un'altra volta io e te!' e mi portò in cappella. Non avrei mai pensato che sarebbe stata l'ultima volta, proprio allora che mi sono sentita la figlia prediletta. Ma tutti quelli che l'hanno incontrata anche una sola volta l'hanno sperimentato, di essere da lei i più amati. Perché è questo il modo in cui Gesù ama. Per me è stata proprio una madre, le ho voluto e le voglio bene così. Lo diceva sempre alle madri, del resto: voi siete il cuore della famiglia, potete crearla e distruggerla. Noi le superiore generali dopo di lei non le chiamiamo più madri, ma sorelle… madre è stata una sola".
Chissà se si sono sentite abbandonate, dopo la sua morte, smarrite. "Non ci siamo mai sentite sole. Era una promessa ripetuta, quella di stare con noi. E' intervenuta, è apparsa, in momenti particolarmente difficili. Penso a un'inondazione in India, con un convento a rischio di essere travolto. La Madre apparve alla superiora spaventata e pronta a fuggire, dicendole: "Va a dormire, ci penso io".
Anche voi avevate la certezza della sua santità? "Non ci pensavamo, semplicemente. Ma questa canonizzazione non è solo un riconoscimento ufficiale di santità: anche del valore del suo carisma per l'oggi, uno stimolo ulteriore a portarlo nel mondo. Io parlo con la Madre costantemente. Adesso è più viva di quand'era in vita. La santità è come la punta di un iceberg che emerge dalle acque. E' molto più piccola della parte che sprofonda nell'oceano. Dalla morte della Madre, leggendo i suoi scritti, abbiamo potuto conoscerla molto di più".


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