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Cronaca

MADRE TERESA/ Sister Serena: è più viva oggi di quando era tra noi

Oggi Madre Teresa di Calcutta sarà proclamata santa da papa Francesco. Sister SERENA, Missionaria della Carità: "Adesso è più viva di quando era in vita", dice a Tv2000. L'anticipazione

Madre Teresa di Calcutta (1910-1997) (Foto Evert Odekerken, da Wikipedia)Madre Teresa di Calcutta (1910-1997) (Foto Evert Odekerken, da Wikipedia)

Sister Serena, è sufficiente chiamarla così. L'abito bianco bordato di azzurro delle Missionarie della Carità lo indossa da quasi 40 anni. Milanese, ha vissuto nelle case delle suore di Madre Teresa in Italia e in Spagna, in Russia e in Mongolia, a Calcutta, in Venezuela… ha conosciuto e vissuto con Madre Teresa, ne è testimone, con semplicità e chiarezza. Una vocazione adulta, la risposta a un bisogno ineludibile, un richiamo assordante.
"Se sono missionaria è nel piano del Signore. Siamo chiamati fin dal grembo materno, dice la Bibbia. E' nostro compito riconoscere questa chiamata e questo non è sempre facile, anche se il Signore ci dà delle indicazioni, un po' come in una caccia al tesoro… La prima per me è stata quella del servizio ai poveri, e sono andata come missionaria laica in Africa, per alcuni mesi. Un'esperienza entusiasmante, ma non ero soddisfatta della relazione tra il missionario e il povero, era un rapporto dall'alto in basso: il missionario ha i soldi, il potere, in qualche modo, il povero accetta. Così, poiché a quei tempi, inizio anni Settanta, la Madre era già ben nota, sono andata a Roma per chiedere informazioni sui Missionari laici. Ma ho capito che la chiamata per me era un'altra, e chiarissima, così ho deciso un salto nel vuoto, con l'aiuto della Madonna. Il salto proprio della fede, e lì ho trovato il mio tesoro".
La famiglia l'ha presa male, ovviamente. Le Missionarie tornano a casa una volta ogni dieci anni. Scelgono una vita misera, accanto agli ultimi, negli angoli bui della terra. "Ma non siamo fuori dal mondo. Siamo contemplative nel cuore del mondo, viviamo in mezzo ai suoi problemi, li prendiamo su di noi, ma li affrontiamo forse in modo diverso. Non vogliamo risolvere il problema della povertà, non possiamo. Gesù ha detto che i poveri saranno sempre con noi. Bisogna trovare il significato di questa sofferenza, e allora ci sentiamo privilegiati, non abbandonati. Certo, bisogna credere nel Paradiso, ma siamo qui per questo, non è poi tanto complicato!".
Voi parlate di povertà non come fanno tutti: il senso dell'opera di Madre Teresa è stato capito? "Noi non siamo assistenti sociali, diceva sempre la Madre. Il fine della nostra Congregazione è saziare la sete di Gesù per amore. Come si può amare qualcuno che non si vede? Amando i poveri tra i poveri in cui Lui ha detto: mi troverete. Questo il mondo spesso non lo capisce. Non c'è solo la povertà materiale, e la Madre l'ha detto tante volte, visitando l'Europa e l'America: la povertà spirituale è ancora più difficile da sanare. E poi c'è un terzo tipo di povertà, quella che ci porta in Paradiso. Quando Gesù l'ha chiamata, sappiamo dai suoi scritti che la Madre disse: 'Perché proprio io, sono così debole'. E che Gesù le rispose: è per questo che ti chiamo. Nel momento in cui siamo consapevoli della nostra povertà, Dio ci può usare".