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Cronaca

Umberto Bossi / Condannato, aveva detto "terrone" a Napolitano (oggi, 11 gennaio 2017)

Umberto Bossi, condannato per aver dato del terrone a Giorgio Napolitano: il presidente della Lega Nord è stato condannato a un anno (oggi, 11 gennaio 2017)

Umberto BossiUmberto Bossi

È stato condannato dalla Corte d'Appello di Brescia Umberto Bossi per vilipendio all'allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il presidente della Lega Nord è stato condannato a un anno - pena ridotta visto che in primo grado erano stati chiesti diciotto mesi - per aver detto "terrone" a Giorgio Napolitano (all'epoca Capo dello Stato) durante una manifestazione a Bergamo, parola a seguito della quale aveva fatto seguire anche il gesto delle "corna". Per quest'atto, considerato molto offensivo, Umberto Bossi è stato quindi condannato, nonostante in maniera più leggera rispetto a quanto stabilito dalla prima sentenza. Umberto Bossi non era presente in aula, ma c'era ovviamente il suo avvocato Matteo Brigandì. Umberto Bossi non ha ancora commentato la condanna, che avviene in un momento in cui è lontano dalle scene polemiche, anche se ultimamente ha avuto modo di polemizzare con il Segretario della Lega Nord Matteo Salvini.

La condanna ricevuta da Umberto Bossi per aver dato del "terrone" a Giorgio Napolitano non è il primo guaio giudiziario in cui incappa il presidente della Lega Nord. L'ultima volta è stata nel 2012, quando Bossi è stato accusato di aver sottratto soldi allo Stato per usarli a fini personali - cosa che gli costò la carica di Segretario della Lega Nord - e negli anni precedenti è stato condannato per vari reati: tra i più famosi si ricorda quello ai danni di Gianfranco Fini, per istigazione a delinquere, e quello in cui disse che "centomila bergamaschi armati preparavano i fucili per la secessione". Umberto Bossi non è nuovo quindi alle aule di tribunale e già in passato ha ricevuto numerose condanne, seppur di lieve entità. La vicenda più grave fu quella del 2012, in cui fu accusato di aver sottratto 40 milioni di euro allo Stato. È stato chiesto il suo rinvio a giudizio nel 2015, e il processo non è ancora terminato.

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