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ATTENTATO A ISTANBUL/ A cosa serve pregare per la pace?

Pubblicazione:lunedì 2 gennaio 2017

Papa Francesco (LaPresse) Papa Francesco (LaPresse)

ATTENTATO A ISTANBUL. Nel giorno in cui la Chiesa celebra i 50 anni della Giornata mondiale della pace, Papa Francesco è ancora una volta costretto a guardare un'orribile strage, forse compiuta dallo stato islamico. Questa volta tocca alla Turchia: almeno 39 persone uccise e oltre 60 ferite da uno o più attentatori mentre festeggiavano in discoteca il Capodanno. "Purtroppo, la violenza ha colpito anche in questa notte di auguri e di speranza. Addolorato, esprimo la mia vicinanza al popolo turco, prego per le numerose vittime e per i feriti e per tutta la Nazione in lutto, e chiedo al Signore di sostenere tutti gli uomini di buona volontà che si rimboccano coraggiosamente le maniche per affrontare la piaga del terrorismo e questa macchia di sangue che avvolge il mondo con un'ombra di paura e di smarrimento".

Da cinquant'anni si prega per la pace, si lavora per la pace, e la pace si allontana sempre di più. E il giorno dell'anniversario rotondo — le nozze d'oro della Giornata della Pace, si potrebbe dire se fosse un matrimonio — si constata l'inutilità di quanto si sta facendo, di ciò che si celebra: 39 morti in discoteca. Quale altra fondazione umanitaria potrebbe non vacillare di fronte a tale insuccesso? Chi non si darebbe per vinto e non direbbe: torniamo tutti a casa nostra, come fecero i discepoli di Emmaus il giorno di Pasqua prima di credere alla Resurrezione? Eppure di Papa in Papa, di Buon Anno in Buon Anno, di preghiera in preghiera, Papa Francesco come quelli prima di lui da Paolo VI in poi, non vengono meno ma anzi rafforzano l'impegno e il proposito di costruire un mondo pacifico e fraterno.

La giornata della Pace non è in primo luogo qualcosa da celebrare ma una giornata di preghiera. E la preghiera è il fondamento di ogni casa.

Nel senso che la preghiera è la pietra su cui si costruisce la pace ed è come quei pochi giusti della Bibbia che salvano dalla distruzione un'intera città, un intero popolo. Soffiano i venti, si abbattono le piogge, ma la casa non cade. Guerre, stermini, terrorismo, morte e morte e ancora morte, ma siamo qua ancora a pregare ad ogni inizio anno, ad ogni singolo giorno che segue, preghiamo e preghiamo, cioè affondiamo le nostre radici sulla roccia. Anni di occhi al cielo nei dipinti dei santi ci fanno percepire la preghiera come qualcosa che sale a Dio e allora guardiamo in alto e nella nostra casa, nella nostra vita, manca il tetto e anche i muri non sono finiti. 


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