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PAPA/ La speranza di Francesco aiuta le mani e scioglie cuore e neve

Ha parlato a braccio Papa Francesco nel corso dell'udienza dedicata ai terremotati di Marche, Umbria e Lazio. Parole non all'insegna dell'ottimismo ma della speranza. FABIO CAPOLLA

Papa Francesco con i terremotati (LaPresse) Papa Francesco con i terremotati (LaPresse)

Ha parlato a braccio Papa Francesco nel corso dell'udienza dedicata ai terremotati di Marche, Umbria e Lazio. Parole che hanno destato stupore, sicuramente, che hanno donato speranza, medicina indispensabile, come ha sottolineato lo stesso Pontefice.

"Ricostruire i cuori" non vuol dire "domani sarà meglio, non è ottimismo": "non c'è posto per l'ottimismo qui, per la speranza sì, ma non per l'ottimismo, perché l'ottimismo è un atteggiamento che serve un po' un momento, ti porta avanti, ma non ha sostanza". Poche parole e già si potrebbe scrivere per ore. Una lezione che entra nel cuore dei terremotati, che li scuote, che fa sentire una presenza accanto a loro. Non parole di circostanza, ma parole che assomigliano a un abbraccio.

"Oggi serve la speranza per ricostruire, e questo si fa con le mani". Non usa quindi giri di parole, non fa prediche il Papa. "Ho voluto prendere le vostre parole per farle mie, perché nella vostra situazione il peggio che si può fare è fare un sermone". Papa ma soprattutto fratello, accanto a chi ha sofferto e soffre ancora dopo le violente scosse di agosto e ottobre dello scorso anno.

Papa Francesco ha preso spunto da quanto aveva ascoltato poco prima per parlare alle popolazioni terremotate nell'aula Paolo VI. Due testimonianze, quella di Raffaele Testa, che ha raccontato come lui e la sua famiglia siano scampati al terremoto in una piccola frazione di Amatrice, chiedendo al Papa di aiutarli a "ricostruire i cuori, ancor prima delle case", e quella di don Luciano Avenati, prete da 43 anni della diocesi di Spoleto-Norcia e parroco dell'Abbazia di Sant'Eutizio a Preci, che si è detto "orgoglioso oggi più di ieri" della sua gente. 

Papa Francesco cita la testimonianza di Raffaele Festa: "ha parlato delle mani, del primo abbraccio a sua moglie, poi di quando ha preso i bambini per tirarli fuori dalla casa. Le mani. Quelle mani che aiutano i familiari a liberarsi dai calcinacci. Quella mano di chi lascia il proprio figlio nelle mani di non so chi per andare ad aiutare un altro. Per ricostruire ci vogliono il cuore e le mani, le nostre mani, le mani di tutti. Le mani con le quali diciamo che Dio, come un artigiano, ha fatto il mondo; le mani che guariscono. A me piace agli infermieri, ai medici benedire le mani, perché servono per guarire. Le mani di tanta gente che vi ha aiutato a uscire da questo incubo, da questo dolore. Le mani dei vigili del fuoco, tanto bravi. Le mani di tutti quelli che hanno detto: 'io do il meglio', la mano di Dio".