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Cronaca

Sigarette ai clochard/ È giusto dare ai senza tetto quello che chiedono? Etica, Usa e bisogno (del cuore)

È giusto dare ai clochard le sigarette? La domanda al New York Times, l'etica americana e il bisogno del cuore dell'uomo (di tuttii, non solo dei senzatetto)

Sigarette ai clochard? Sigarette ai clochard?

Sarà capitato a tutti che un giorno o l’altro hanno avuto a che fare con qualche senza tetto o mendicante in giro per le vostre città: vi avranno chiesto qualcosa mentre voi distrattamente e impegnati nelle proprie vite già complesse, e spesso magari vi avranno chiesto non per forza del denaro, ma qualche altro bisogno più urgente. Cibo, vestiti o perché no, delle sigarette. Ecco pensate che c’è un lettore del New York Times che addirittura dall’Australia ha pensato bene di rivolgere una domanda e chiedere una mano allo scrittore Kwame Anthony Appiah che sul quotidiano Usa tiene una rubrica dal titolo emblematico, “L’eticista”. «È giusto o no dare delle sigarette ai senzatetto?»: il lettore australiano racconta di aver visto un uomo dare ad un clochard per strada delle sigarette perché l’uomo gliele aveva chiesto, mentre lui poi si è rifiutato un attimo dopo di fare come quell’avventore. Il suo diniego era motivato da un punto di vista “morale”: «quel mendicante avrebbe potuto spendere altro i soldi, e soprattutto gli ho proposto di andare a comprare insieme dei panini». Il mendicante infatti aveva chiesto al lettore Nyt di aiutarlo con le sigarette, così non le avrebbe comprate - in Australia costano più che negli Usa e in Europa, ndr - e avrebbe potuto spendere i pochi soldi che ha nel cibo e non nel fumo. «La reazione del senzatetto è stata molto brusca: ha accusato Joseph di essere tirchio e gli ha rinfacciato di non essere stato gentile come il suo predecessore, che Joseph ha biasimato».

IL BISOGNO DEL CUORE (DI TUTTI)

Insomma, è giusto o no dare una sigaretta ai senzatetto, specie in quelle condizioni in cui potrebbero avere qualche altro bisogno più impellente? Il New York Times con il suo “eticista” riprende e lancia una “fatwa” e reprimenda contro quel lettore australiano: «I termini di un regalo sono stabiliti dal donatore e da nessun altro. Inoltre, offrire del cibo al senzatetto invece delle sigarette non avrebbe cambiato molto, dato che il ricevente avrebbe potuto risparmiare sul cibo i soldi da spendere in tabacco. Inoltre, una piccola quantità di sigarette in più non avrebbe avuto il potere di causare un sensibile aumento nella possibilità del fumatore di contrarre malattie legate al fumo». Insomma, per l’esperto di etica (sì, negli Usa i problemi “veri” arrivano anche a questo livello, ndr) quell’uomo ha sbagliato a rimproverare il mendicante e l’avventore prima di lui: «Potrebbe essere stato più generoso dare alla persona qualcosa che il donatore desiderava. Ma anche dar via cose che non si vogliono o di cui non si ha bisogno è ancora un atto di carità encomiabile». Già, ma a questo punto si interrompe il giudizio dell’eticista perché non aveva più nulla da dire e tronca lì la risposta. D’accordo tutti che non ci troviamo di fronte alle domande sul senso della vita, la questione dirimente potrebbe essere utile e interessante per un altro punto di vista: ma siamo così sicuri che vale la pena “moralizzare” un gesto di offerta? O chiedersi se sia meglio dare sigarette, cibo, acqua, giornali e quant’altro?

Qualcuno per caso si è mai chiesto cosa desidera “per davvero” quel povero senzatetto? Qualcuno si è chiesto per caso quale sia il proprio desiderio e bisogno più impellente? Non è vicenda da senzatetto o uomo “normale”, è vicenda da ogni singola persona: il desiderio di una vita migliore, più libera e in cui qualcuno ci voglia bene per davvero crediamo sottenda qualsiasi vera necessità, che poi nella quotidianità spesso viene “neutralizzata” dalle richieste di tutti giorni, da impellenze reali che però portano in seno un’esigenza ben più ampia. Ognuno le manifesta come può e come la realtà glielo concede: stare qui a disquisire sull’eticità della sigaretta o del panino ci sembra elimini quella stessa esigenza più profonda. Per fare un mero esempio, qualche tempo fa il Papa ha invitato i clochard fuori da San Pietro di entrare e di vedere assieme la Cappella Sistina. Dopo aver mostrato quella bellezza, gli ha chiesto di considerarla come una casa e nello stesso tempo di impegnarsi per cercare un aiuto e perché no, un possibile piccolo lavoro. Il bisogno del cuore è di tutti, ma tutti abbiamo bisogno che qualcosa lo illumini e lo accenda. Chissà, magari cominciando proprio con una sigaretta.

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