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Cronaca

SPILLO/ I video di Intesa Sanpaolo, la prova che la Rete ci ha preso come pesci

Si è parlato molto del video di Katia Ghirardi che doveva essere di uso interno a Intesa Sanpaolo, ma è diventato pubblico girando in Rete. Il commento di SERGIO LUCIANO

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Si fa presto a dire "Fantozzi". La verità è che se i grandi bugiardi, nei rari momenti di sincerità, riescono a dire verità assolute, ebbene: quella che disse Matteo Renzi al Cernobbio del 2016 sui bancari fu appunto tale. L'organico dei dipendenti bancari in Europa, e in Italia ovviamente, è oggi il doppio del necessario. La categoria - e le aziende che le danno lavoro - devono reinventarsi il ruolo, il mestiere, le competenze.

È in quest'ottica che va letta l'assolutamente rispettabile, e anzi per certi versi ammirevole, campagna di video autoprodotti che sono filtrati all'esterno di Intesa Sanpaolo scatenando un piccolo tsunami mediatico attorno a una valorosa, e sfortunata, direttrice di una filiale della provincia mantovana… Ma se erano in sé legittimi, e anzi apprezzabili, quei tentativi di fare "team", di convergere su valori comuni, sulla comune necessità - e determinazione! - a migliorare, evolvere, a distaccarsi dai vecchi cliché del "braccio meccanico" dei cassieri di vent'anni fa, che da dietro lo sportello non dovevano cambiare mai un gesto; se tutto questo era giusto, cos'è che è andato storto?

Una cosa molto semplice è andata storta: il fatto che non c'è più, non è più garantita a nessuno, quella dimensione riservata, circoscritta, privata, della comunicazione che è alla base, in realtà, della convivenza. Immaginatevi se tutti i condomini del palazzo in cui abitiamo, o i cittadini che passano davanti alle nostre case, potessero sentirci cantare sotto la doccia, stonando o storpiando i versi delle canzoni; immaginiamoci cosa accadrebbe se con quelle stonature finissimo a "Tu sì que vales!"; immaginiamoci se filtrasse prodigiosamente all'esterno quel che ciascuno di noi talvolta dice mentre è al volante da solo, perché ha fretta ed è irritato per un semaforo o un intralcio imprevisto; o se trapelassero magicamente i pensieri che assalgono, a volte, quando un collega o un capo rompono le scatole; e chiediamoci cosa diremmo noi se potessimo vedere il cameriere, o l'aiuto cuoco, che di là, nella cucina del ristorante, si grattano in testa e riprendono a lavorare senza lavarsi le mani? E ancora come la prenderebbero i nostri coniugi se ci ascoltassero in diretta quando diciamo "ciao tesoro" a una vecchia fiamma che in realtà da decenni non ci fa più vibrare neanche un capello, ma che abbiamo sempre chiamato così... E che penserebbe i nostri figli se ci sentissero discutere aspramente tra coniugi, in un momento di stress. E ancora: cosa penserebbero clienti di un supermercato, se sentissero cosa dicono i capi dell'ufficio vendite quando aggiustano i prezzi dei prodotti da banco?

Le riservatezza, il rispetto dei rispettivi ambiti, è stato il codice in base al quale abbiamo condiviso un certo modo di vivere insieme, è stata anche - perché no - la "modica quantità" di ipocrisia, cioè ancora di privacy, in cui ciascuno di noi, nei suoi ruoli pubblici ma anche personali, ha avvolto quei gesti, quelle parole, quei pensieri, che non vengono fatti, dette e pensati per uscire all'esterno, ma hanno tutto il diritto di essere fatti, dette e pensati. Ebbene, mettiamocelo in testa: quel codice non esiste più, o se esiste non è più un involucro impenetrabile.

Quegli esercizi di team building, all'interno di una comunità professionale, "ci stanno". Quando in riunione di redazione il Grande Direttore esortava i suoi a "non permettere che la verità ammazzi la notizia", li invitava a imbrogliare o, piuttosto, a essere netti e assertivi, all'atto dello scrivere? Ma guai se si fossero sentite fuori, quelle ammonizioni. Quando Al Pacino, in "Ogni maledetta domenica" esorta la squadra, nel memorabile discorso dello spogliatoio, a conquistare la linea di meta centimetro dopo centimetro, dice cose applicabili anche alla guida nel traffico o soltanto al rugby?

Ogni contesto consente il suo lessico. E ogni lessico può essere utile, anzi: necessario. Ancor più: encomiabile. Episodi del genere, decontestualizzati, possono risultare ridicoli? Sissignori: com'è ridicolo l'acrobata che, provando l'esercizio circense, liscia la presa e scivola rovinosamente per terra. Ma le prove, l'allenamento, sono pensati apposta per dar modo a chi deve imparare di farlo. Quei video non dovevano filtrare, tutto qui. Niente di disdicevole, ma tanto di privato. Solo che il privato non c'è più. E quei video invece sono filtrati. All'inizio bonariamente, per scherzo. Poi, è iniziata a rotolare la valanga.

L'Intranet è morto, è tutto Internet. La Rete ci ha preso come pesci, e noi non possiamo farci niente, proprio niente. Solo una cosa, anzi due: essere più prudenti; e, quando non basta, dobbiamo imparare a fregarcene.

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