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Cronaca

SGOMINATA BANDA DI PEDOFILI/ Trento, maxi rete in tutta Italia: tra gli arresti anche un magistrato

Sgominata banda di pedofili dalla Polizia di Trento e Bolzano: maxi rete in tutta Italia tra sfruttamento minorile e scambio materiale pedopornografico. Tra gli arresti anche un giudice

Sgominata banda di pedofiliSgominata banda di pedofili

Se ne parlava già da giorni e oggi è arrivata la conferma dalla Polizia Postale di Trento e Bolzano: una maxi rete di pedofili e pedopornografi è stata bloccata con una serie di arresti - 10 - e perquisizioni - 47 - eseguite per sequestrare l’intente materiale informatico con file, audio, video prodotti durante lo sfruttamento sessuale di minori. L’orrenda banda di pedofili è stata smascherata dopo un anno e mezzo di indagini nell’operazione andata in porto stamane dal titolo “Black Shadow”: «È stata l’abilità messa in campo dagli investigatori informatici altoatesini che ha permesso di ricostruire una fitta rete di pedofili e pedopornografi che, utilizzando il servizio di instant messagging criptato di un notissimo applicativo, ritenuto riservato e sicuro, aveva prodotto e scambiato numeroso materiale pedopornografico», spiega la stessa Polizia di Stato tramite un comunicato diffuso questa mattina. Le indagini partono da lontano con l’arresto di un 38enne altoatesino residente in Val Pusteria: è stato infatti trovato in possesso di 4 Terabyte di materiale digitale (foto/video) contenente esibizioni pornografiche di minorenni. Dalle dichiarazioni rilasciate, i poliziotti hanno scoperto il vertice più piccolo di una maxi rete diffusa praticamente in tutta Italia: «Le dichiarazioni rese dall’arrestato, che affermava essere materiale scaricato  dalla navigazione internet, e quindi ceduto da soggetti dei quali non era in grado di indicare generalità od ulteriori elementi utili alla loro identificazione, hanno insospettito gli investigatori informatici della Polizia delle Comunicazioni i quali hanno individuato tra le prove digitali del computer in sequestro un abnorme utilizzo dell’applicazione VOIP ed una impressionante rubrica composta da numerose decine di contatti», riporta ancora la polizia postale.

TRA GLI ARRESTI ANCHE UN GIUDICE

Conversazioni, scambi di file, morbosità diffuse via web e via messaggi criptati: tutto scoperto da un particolare software utilizzato dalla polizia dopo mesi di indagini: l’uomo arrestato in origine risulta essere il fulcro di una rete con oltre un centinaio di contatti con i quali lo stesso, a volte presentandosi come madre di una bambina minorenne, affermava essere attratto sessualmente da bambini in tenera età e offrendo, agli interlocutori di volta in volta succedutisi nelle comunicazioni, materiale pedopornografico. I dati prodotti sono impressionanti, visto che l’attività di produzione e condivisione del materiale illecito vede il Trentino Alto Adige come punto di raccordo tra operatori e pedofili in  Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Lazio, Abruzzo, Puglia, Campania, Sicilia e Sardegna. Come riporta l’Ansa, nell’inchiesta della Procura di Trento per il presunto coinvolgimento nell’ampia rete di pedofili di un magistrato della Corte di Appello di Reggio Calabria, Gaetano Maria Amato. In realtà l’arresto del giudice era avvenuto già lo scorso 2 ottobre con l’accusa molto grave di pornografia minorile dalla polizia di Messina. Al momento però non si hanno ulteriori informazioni a riguardo e il magistrato dovrà rispondere delle accuse nei prossimi procedimenti in eventuale processo. Ricordiamo che al giudice e altri coinvolti in questa maxi rete il reato contestato è il 600-Ter del codice penale, come ricostruiva la Stampa ad inizio ottobre. Tale reato riguarda chi sfrutta minorenni per realizzare esibizioni pornografiche o a produrre materiale pornografico, come immagini di bambini (pena prevista per questi casi varia da 6 a 12 anni).

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