BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Cronaca

CLOCHARD BRUCIATO VIVO/ E modella 14enne morta a Shanghai, perché siamo indifferenti alla croce degli altri?

Una modella di 14 anni muore di fatica dopo sfilate interminabili. Un clochard viene picchiato e bruciato vivo. Da Shangai a Torino, il male della nostra indifferenza. MAURO LEONARDI

LaPresseLaPresse

Guardi la foto e vedi una donna da sogno. Poi leggi e scopri che ha 14 anni e perciò è una bambina: una bambina russa che lavora a Shanghai come modella. Si chiamava Vlada Dzyuba ed era l'astro nascente della bellezza. Muore di meningite dopo aver sfilato per 13 ore sottoposta a un "contratto da schiava": prima di sfilare in passerella per l'ennesima volta, le è salita una febbre altissima. Pochi minuti dopo è svenuta ed è morta. Vlada era una bambina costretta ad essere adulta tra orari, prove, diete e quelle sfilate interminabili in cui doveva camminare perfetta, essere perfetta. Muore e nessuno, tranne la madre, se ne accorge: il mondo della moda tace, non risulta che alcuna sfilata si sia fermata neppure per il classico "minuto di silenzio", nessuno stop, nessun "mea culpa": solo l'urlo di dolore della madre che racconta come la bimba telefonasse per dire di sentirsi sempre molto stanca.

Il filo dell'indifferenza rispetto alle vittime lega per un giorno Torino a Shanghai. Perché nel quartiere Aurora qualcuno se la prende con un clochard. Non si limita agli insulti o alla violenza vigliacca fatta solo di parole. Lo brucia vivo. Dove stiamo andando? Le solite espressioni come "paura del diverso", "insicurezza", "disagio" appaiono vuote più che mai. Parole incapaci di prendere in braccio Vlada, la bimba russa, e il clochard. Dolori lontani ma accomunati dalla bestiale indifferenza di chi li ha commessi. La gente guarda una bellissima ragazza camminare e non si accorge che sta morendo. La gente passa accanto a un senza tetto e non si accorge del suo dolore. Ci accorgiamo di queste persone invisibili solo quando scoppiano violenze inenarrabili. 

Il vero omicidio verso i deboli è l'indifferenza, la nostra indifferenza. Perché la violenza c'è sempre stata ma può sussistere, resistere e perpetuarsi solo se sostenuta dalla cortina di silenzio che la fiancheggia e la protegge. Non dimentichiamoci di quanto raccontava Hannah Arendt con la sua banalità del male. Peggio dell'odio è l'indifferenza. È l'indifferenza che uccide. La nostra indifferenza. E all'indifferenza ci si abitua giorno per giorno, momento per momento. Ed è con la nostra indifferenza che diventiamo sadici carnefici. Il Vangelo racconta dei tanti che sono passati indifferenti vicino a Gesù crocefisso: la nostra civiltà ci educa all'indifferenza. Ci insegna a coltivarla. Ci spinge a passare per via, a guardare — questo sì — ma poi ad andare avanti. 

Essere uomini oggi, diversamente da quando la nostra civiltà era povera e quindi solidale, significa educare il cuore per allargarlo, per mettere da parte ogni indifferenza. Niente sguardi vitrei, impassibili, sordi. No all'indifferenza ammantata di normalità. Decidiamoci ad odiare e uccidere subito l'indifferenza. Perché l'indifferenza è la peggiore violenza. Quest'ultima, pur nel suo orrore, dice che ci si accorge dell'esistenza di qualcuno. L'indifferenza invece è uccidere lasciando affondare una vita nell'abbandono.

© Riproduzione Riservata.