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Cronaca

FAUSTO BRIZZI/ Le "molestie" che molte donne sanno sfruttare meglio degli uomini

Un servizio delle Iene ha messo sul banco degli imputati per molestie il regista Fausto Brizzi. La Warner Bros Italia ha sospeso la collaborazione. Molte le domande. MONICA MONDO

Fausto Brizzi con la moglie Claudia Zanella (LaPresse)Fausto Brizzi con la moglie Claudia Zanella (LaPresse)

Non conosco Fausto Brizzi, non ho mai neppure visto i suoi film. Non conosco neanche la maggior parte delle attrici o aspiranti che lo accusano di molestie, e comincio ad avere problemi anche coi significati e i significanti della lingua italiana. 

Che significa molestie? Una mosca è molesta. E' molesto un uomo insistete, noioso, pignolo. E' chiaro che il termine si riferisce a molestie sessuali. Ovvero, atti osceni, costrizioni a scopo ricattatorio, che umiliano la parte debole e offesa. Che in questa categoria da sempre rientrino le donne e i bambini è un dato, un vergognoso e doloroso dato storico, che è cambiato nel tempo, che sta cambiando, che resiste drammaticamente in troppe parti del mondo con espressioni odiose, disumane, che gridano vendetta al cospetto di Dio.

Di queste mi occuperei, darei voce alle storie di donne infibulate, violentate da parenti e comprate, ridotte a serve, segregate, coperte, picchiate, punite. Sono tante, e non solo in paesi lontani, ma accanto a noi. Non per svilire i turbamenti di tante ragazze desiderose di una carriera, del successo, che si trovano a fare i conti col maschio predatore e potente, ma tocca fare dei distinguo, stabilire delle priorità, perché l'indignazione non si rivolga ancora una volta a un'élite, e trascuri chi appartiene a ambiti sociali e mestieri che non meritano attenzione mediatica, non solleticano i pruriginosi interessi del gossip. 

E' più goloso sfruculiare nel privato di un regista noto che in quello del direttore di supermercato che allunga le mani con le cassiere, per capirci. Ma è la stessa cosa.

E poi, si tratta di allungare le mani o di usare violenza? Ci sono le violenze psicologiche, è vero. Ci sono fragilità e incertezze che spingono al silenzio, alla vergogna. Ma c'è anche la sfacciataggine, l'uso cosciente della propria femminilità per sedurre e suggerire disponibilità.

Ci ricordano che anche il concedersi è un condizionamento culturale che le donne subiscono, e ne sono dunque vittime. Ma c'è caso e caso: viviamo rivendicando diritti e libertà di ogni tipo, dal vestire al gestire pezzi del proprio corpo secondo l'uzzo del momento, e non si è capaci di dire no quando è giusto e necessario dire no? O perlomeno non abbiamo mai il coraggio di denunciare, quando ci sono associazioni, personalità che potrebbero dare eco alle nostre denunce e aiutare a far saltare i sistemi morbosi?

Se Fausto Brizzi è un molestatore seriale, lo stabilirà un tribunale, dove con le tutele ovvie chi ha fatto il suo nome sarà ascoltato e potrà entrare in dettaglio. Se ha esercitato il suo potere in modo ambiguo e odioso sarà da commendare moralmente, ma non perseguibile penalmente, e dunque non additabile al pubblico ludibrio, con una gogna che distrugge la sua persona, la sua vita familiare, il suo lavoro. Le esternazioni postume covano sempre il sospetto della vendetta; e magari della rivalsa per non essere state scelte, volute, apprezzate. E' così indecente pensarlo? Biancaneve è un personaggio da fiaba, e sono certa che alla seconda mela rossa offerta avrebbe sospettato, e rifiutato l'offerta. Diffidiamo delle campagne improvvise, non dicono mai tutta la verità. Ricordate quelle che hanno distrutto pezzi di Chiesa in America, in Irlanda…? Hanno ferito, e fatto guadagnare molti.

Oggi toccano il mondo dello spettacolo, e pazienza, nessuno scandalo, non è che i sacerdoti possono essere colpiti e gli artisti no. Ma prima di colpire bisogna centrare il bersaglio, e soprattutto evitare il veleno. Di cacce alle streghe è piena la storia, non è con le rinnovate guerre all'altro sesso che si otterrà maggior rispetto e libertà per le donne. E quelle oppresse davvero non frequentano i salotti televisivi, purtroppo.

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