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DJ FABO/ Don Vincent: quando ci siamo conosciuti ho capito che la tua gabbia è anche la mia

Pubblicazione:martedì 28 febbraio 2017

Fabiano Antoniani, dj Fabo (Foto dal web) Fabiano Antoniani, dj Fabo (Foto dal web)

MORTE DJ FABO. Piangere? No. Neanche per la morte del mio amato padre. Neanche quando se n'è andata la mia amatissima sorella. Però ben due volte, in questi ultimi giorni, mi sono messo in disparte, da solo, a piangere, piangere per Fabiano Antoniani, o dj Fabo come lo chiamano i giornali. Perché? Perché questo senso di perdita, di sconfitta, di tragedia in me?

Lo conoscevo appena dj Fabo. Sono cappellano per la fondazione che l'aveva in cura. Abbiamo parlato solo due volte, anche se ho parlato tante volte con la sua mamma. Come tanti altri lo trovavo deciso, scherzoso, intelligente e generoso. Rivolgevo solo un saluto alla sua bella donna, una persona molto importante per lui. 

Ma perché la scelta di dj Fabo mi prova così dolorosamente? Da dove questo impatto emotivo così duro? Fabiano ha scelto di mettere fine alla sua vita. E ieri l'ha fatto. Era stata, la sua, una vita che molti desidererebbero, una di musica, viaggi, sport estremi, incontri, popolarità, e una ragazza eccezionale. 

Poi ha preso una brutta piega. Quell'incidente stradale lo lasciò tetraplegico e poi, dopo un ictus, anche completamente cieco. E come lui stesso ha detto in un video, lui era rimasto col dolore di quello che non poteva più fare — non uscire per la serata, non camminare con la sua donna, non grattarsi la testa quando provava prurito — e col dolore del buio continuo. 

Certo, dj Fabo era un uomo forte. Ha cercato di rimettersi. Aveva, insieme con la sua Valeria, intrapreso viaggi azzardati per provare cure oltre l'avanguardia della medicina. Ma non c'era niente da fare. Che altro poteva fare? Che cosa gli era rimasto? "Il dj Fabo che conoscevo è morto due anni fa" ha dichiarato Valeria davanti a lui. Non era ora di fare i conti con la realtà?

E allora perché piango?

Per cercare una risposta torno a una conversazione che ebbi con mia sorella tanti anni fa, quando molti suoi amici della comunità gay stavano morendo di Aids e cercavano di avere una legge per permettere l'eutanasia. "Perché?" chiesi io. "Perché quando così tanto della vita è stato tolto — mi rispose — una persona vuole almeno questo facoltà, di poter decidere in autonomia la sua fine. Così è la dignità umana". "Ma tu e io — le dissi — abbiamo sempre detto che la dignità umana stava nell'amore, nell'affetto e nella bellezza della vita. Non mi sembra che abbiamo mai detto che sono il potere e il controllo che rendono la vita dignitosa. Perché non lavorare di più per far crescere la fiducia nella persona invece di lavorare per darle più potere?".

La verità è che guardando dj Fabo vedevo una persona avvolta nel mistero, ma che non si è mai decisa ad interrogare quel mistero, a fargli domande, a supplicarlo. L'avrei fatto con lui, ma non era possibile. Era come vedere un uomo morire di fame accanto ad una tavola imbandita. Pensavo a tutte le meraviglie non solo che c'erano per lui da scoprire ancora, ma anche a tutta la bellezza che aveva da offrire. Come mi sarei dato da fare per riempire la sua vita con persone capaci di condividere novità mai immaginate. Come l'avrei amato. Come l'amavo, ma non potevo. 


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COMMENTI
28/02/2017 - Io sono contraria all'eutanasia (claudia mazzola)

Mettiamoci nei panni di Fabo. Non approvo ma comprendo, chiunque ha sempre chiesto a Gesù di guarire nel corpo, poi semmai i peccati. Noi vogliamo stare bene, o no?

 
28/02/2017 - la gabbia e la libertà (roberto castenetto)

Essere liberi significa essere figli e amici, come insegna il latino liberi e l'inglese friends. Per questo in Friuli i bambini sono detti fruts, perché i figli vengono da una pianta, che non è solo quella del padre e della madre. Bisogna ridare i nomi alle cose. Ma spesso noi adulti non lo sappiamo fare. Questa è la tragedia del nostro tempo pieno di chiacchiere. Siamo in gabbia quando non ci sentiamo figli e quando crediamo di non avere amici cui appartenere.

 
28/02/2017 - la vita è un diritto indisponibile (rosario giuliano)

la riflessione di don Vincent è profondamente vera, e solo l'amore per il Destino può generare il rispetto per la vita, propria e altrui. però bisogna ricordare che in questo momento storico abbiamo la responsabilità di arginare la crisi antropologica anche combattendo l'imbarbarimento del diritto. La vita è un diritto indisponibile: questo principio giuridico è alla base del nostro ordinamento e garantisce ogni persona dalla prevaricazione del più forte sul più debole. l'approccio emotivo e mistificante con il quale vengono presentate le situazioni come quella di DJ Fabo (anche sul nome c'è una scelta di marketing...)maschera una ideologia che riduce il valore della vita ad un elemento relativo: la vita vale e si tutela se lo decido io (ma in certe condizioni, anche se lo decide un mio parente, oppure un giudice, un medico, un funzionario statale e via di questo passo...). Riaffiora il pensiero dei grandi totalitarismi, truccato da visione libertaria. Rosario Giuliano