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OMELIE BREVI/ Papa Francesco ‘sgrida’ i preti: “non siate presuntuosi!”

Omelie brevi, Papa Francesco fa la "predica" ai preti durante il Giovedì Santo: "evengelizzazione non sia presuntuosa". E quella volta che Ratzinger "rimproverò" Bergoglio...

Papa Francesco (Foto: LaPresse) Papa Francesco (Foto: LaPresse)

Durante le tante celebrazioni di Pasqua, Papa Francesco ha raccolto come sempre tanti spunti sulle tematiche attuali e complesse della vita della Chiesa e del mondo che la circonda: tra queste forse, è rimasto un po’ sottotraccia quanto intimato ai preti raccolti nella Messa nel Crisma il Giovedì Santo mattina, ovvero quando ha di fatto chiesto ai sacerdoti di ridurre il tempo delle loro omelie, indicando nella centralità dell’eucaristia il fulcro della Messa. «Al pari di Gesù, - ha sottolineato Francesco - il sacerdote rende gioioso l’annuncio con tutta la sua persona. Quando predica l’omelia – breve, se possibile – lo fa con la gioia che tocca il cuore della sua gente mediante la Parola con cui il Signore ha toccato lui nella sua preghiera». Per Bergoglio la gioia dell’annuncio non deve sfociare nell’esagerazione della “personalizzazione” del Vangelo: «non può essere presuntuosa l’evangelizzazione. Concreta, tenera e umile e così l'evangelizzazione sarà gioiosa. Non può essere rigida l’integrità della verità. Perché la verità si è fatta carne, tenerezza, bambina, uomo, peccato in croce», ha sottolineato nell’omelia Papa Francesco davanti ai preti raccolti in San Pietro. Un invito alla tenerezza, alla misericordia e al “toccare le ferite” dell’uomo che fanno del sacerdote il ministro di Dio e del Vangelo: senza però esagerare con omelie “complesse” o ambigue. «Mai la misericordia del lieto Annuncio potrà essere una falsa commiserazione, che lascia il peccatore nella sua miseria perché non gli dà la mano per alzarsi in piedi e non lo accompagna a fare un passo avanti nel suo impegno». 

Non è certo la prima volta che Papa Francesco “richiama” i sacerdoti a sapersi rinnovare nella comunicazione del Vangelo, nell’annuncio lieto della risurrezione e nella conduzione stessa della testimonianza di fede. Non senza dei particolari e importanti auto-ammissioni di “errori” compiuti in passato e corretti da figure importanti e amiche incontrate da Bergoglio nel corso della sua carriera ecclesiastica. Lo scorso febbraio, in una messa a Santa Marta con sette preti che festeggiano il loro 50esimo anniversario di sacerdozio, Bergoglio raccontò un aneddoto interessante riguardo il “problema” delle omelie anche ai vertici alti della Chiesa. «Il cardinale Meisner (che era l'arcivescovo di Colonia, ndr) mi ha rimproverato un po' alcune cose e l'allora cardinale Ratzinger mi ha detto che nel mio intervento mancava il 'sentirsi davanti a Dio', e aveva ragione, di questo non avevo parlato», racconta Francesco ricordando un omelia “plenaria” tenuta davanti alla Congregazione per il culto divino e i sacramenti nel 2005. Fu anche quella un’occasione per rimarcare l’importanza di una predicazione sobria e non “lunga”: «brevi ed efficaci, ricordando sempre come l’omelia stessa per lo stesso fatto di essere svolta porta in sé la Grazia, come fosse un sacramentale forte». 

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