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Blue Whale/ Il suicidio per ‘gioco’: meme, psicosi e follie da social network

Blue Whale, il "gioco" del suicidio è una bufala o un fenomeno da prendere sul serio? I pareri a confronto, la testimonianza di una ragazzina svizzera che si è fermata in tempo

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Non solo le bufale ma anche i social contribuiscono in questo particolare periodo post-servizio sul Blue Whale Challenge ad aumentare le citazioni, le discussioni e l’esposizione meditatica del “gioco” per suicidi improvvisamente esploso dopo le immagini e testimonianza presentate da Le Iene Show. I social, e forse ve ne sarete accorti di già, si stanno scatenando con i meme che “sfottono” e ironizzano sulla missione finale del Blue Whale. Dalle immagini su Gigi D’Alessio - “svegliati alle 4.20 e ascolta la sua musica” - fino a quelle dell’annoso caso Higuain-Napoli, «giorno 51, gira per Napoli con addosso la maglia di Higuain», e così via. Una nuova moda che sta riempiendo internauti di ogni classe, età ed etnia: anche di fronte alla più macabra e pericolosa delle mode, come quella del Blue Whale, non ci si ferma mai perché l’ultimo tweet o post possa essere quello “definitivo” per poter far colpo sulla realtà virtuale. (agg. di Niccolò Magnani)

Ringraziamo i colleghi svizzeri di TicinoLibero per aver pubblicato la testimonianza di una ragazzina che ha sfidato il Blue Whale e ha rischiato di arrivare fino all’ultima definitiva missione: una giovanissima ragazza di Bellinzona poteva essere la prima vittima del “gioco” suicida dopo il servizio andato in onda de Le Iene Show. Anzi, proprio dopo aver visto il servizio sulla tv Svizzera-italiana, la ragazzina avrebbe manifestato l’intenzione (con l’hashtag su Facebook) la sua volontà di iscriversi al gioco che porta al suicidio. «Non vorrei che altre persone lo facessero. Alla fine si inizia per curiosità, poi però diventa un’altra cosa, e secondo me più se ne parla e più persone desiderano farlo, anche se sicuramente ci sono mille altri motivi», avverte la ragazzina spaventata ai taccuini dei colleghi svizzeri, iniziando così la sua breve testimonianza. «Mi sono informata, per curiosità, e se già non stai bene tu… Il mio pensiero è stato: siccome in certi momenti avevo pensato al suicidio, perché non farlo con altre persone, così da sentirsi meno soli?», spiega la giovane dopo aver visto il servizio in tv.

Una minor “solitudine” davvero solo in apparenza: «La cosa che più mi ha colpita, per cui ho subito bloccato tutto, è stato vedere quanti ragazzi, anche più giovani di me, sarebbero disposti davvero a tutto pur di “giocare”. E ti rendi conto che in realtà i tuoi problemi non sono così insormontabili, e vedi quanta disperazione c’è realmente tra le persone». Ha visto il baratro e lo ha come “cercato”: ma qualcosa l’ha fermata, un’amicizia, un incontro particolare, un bene visto. Questo l’ha fermata, ma resta davvero grave, più che il Blue Whale in sé, la disperazione di sempre più giovani, che hanno tutto ma a cui in realtà “manca tutto”. (agg. di Niccolò Magnani)

Il fenomeno della Blue Whale sta sicuramente scuotendo gli animi dopo che Le Iene Show, tramite un servizio di Matteo Viviani, hanno lanciato l'allarme anche per il nostro paese. Informazioni sicuramente che portano a delle risposte che devono per forza arrivare e organi competenti che si sono già mossi per sistemare una situazione piuttosto particolare e da chiarire. Tra queste c'è quello della sigla #f57 che questi spietati curatori indicano ai ragazzi di incidersi sulla pelle. Un hashtag che se lanciato su Instagram portano al messaggio istantaneo che chiede se c'è bisogno di aiuto. Ovviamente una situazione così grave apre l'obbligo di fare molta attenzione e di evitare che si possano vivere situazioni analoghe a quelle terribili e di grande disperazione lanciate nella trasmissione di Italia 1 dalla voce delle mamme che hanno perso per questo gioco orribile le loro figlie. (agg. di Matteo Fantozzi)

Incredibile e assurdo quanto avvenuto in questi giorni nelle Cinque Terre, spettacolare località sulla riviera ligure di Levante: dopo il servizio de “Le Iene” sul Blue Whale, il gioco del suicidio, un locale a Monterosso che offre bar, wine & food viene insultato e recensito pesantemente sui social e sui siti di commenti e recensioni. Il motivo? Semplice, ha avuto il “peccato originale” di chiamare il locale…la Balena Blu! Per un solo nome, identificato con lo stesso gioco macabro, le recensioni e gli insulti sono piovuti improvvisamente addosso ai gestori del bar, rovinando la buona nomea di un bel locale nella splendida cornice delle Cinque Terre. Dopo giorni e giorni di follie e ignoranti prese di posizioni dei clienti davvero ottusi, il titolare ha voluto scrivere su Facebook una volta per tutte:

«Chiedo gentilmente alla gente che ci recensisce per il gioco di SMETTERLA!!!! siamo un bar e le recensioni e la pubblicità le facciamo in modo sano non di certo sulla morte di un sacco di ragazzi!!! A chi ha commentato offendendoci posso solo perdonarvi per l ignoranza e la mancanza di tatto che avete!!!! Prima di recensire informatevi!!!! Grazie La Balena Blu WINE & FOOD». Incredibile che bisogna anche scrivere un qualcosa del genere e non vi sia la dovuta accortezza nel capire quando si parli di un gioco macabro che porta al suicidio e quando invece una location con hamburger di pesce sulla riviera ligure… (agg. di Niccolò Magnani)

Come era purtroppo prevedibile in questo mondo “dominato” dalla post-verità, dopo l’esplosione del fenomeno “Blue Whale”, la paura e il timore che i vari ragazzini italiani possano rimanere intrappolati nella rete macabra del “suicidio per gioco”, spuntano fake news come se piovesse. L’ultima arriva da Latina, con la questura tempestata da telefonata questa mattina da parte di media e genitori preoccupati: «Il Blue Whale Challenge si sta diffondendo anche a Latina, e due bambine sono rimaste vittima del gioco suicidandosi». A questa notizia diffusa sul web in tanti ci hanno creduto e hanno voluto verificare con la Questura e la polizia se fosse realmente successo: «Non c'è nessuna indagine neanche su qualcosa di simile», è stata la risposta immediata delle forze dell’ordine.

Due bambine di quinta elementare avrebbero partecipato al gioco e si sarebbero anche suicidate al termine, peccato (anzi per fortuna a questo punto!) però che si tratti di una bufala e non ci sono segnalazioni alcune alle forze dell’ordine di questa macabra novità. Lo rivela Roma Fanpage, concludendo come l’ennesima fake news sorta in pochi giorni dopo l’esplosione del fenomeno assurdo che proviene dalla Russia. (agg. di Niccolò Magnani)

Sono molto confuse le informazioni che circolano sul Blue Whale, il "gioco" dell'orrore a cui Le Iene hanno dedicato un servizio domenica. Di certo al momento c'è che è un fenomeno sul quale prestare la massima attenzione. Eppure cresce il numero dei siti che sostiene si tratti di una clamorosa bufala. Il Safer Internet Center, ad esempio, definisce falsa la notizia e spiega che è stata rilanciata dai media russi nel maggio scorso. Blue Whale sarebbe allora basato «su storie investigative giornalistiche di un gruppo speciale di lavoro nato sotto Putin che ha elaborato un piano attuato dal governo russo per prevenire l'incitamento al suicidio degli adolescenti».

Il governo russo, dunque, con la paura collettiva proverebbe a limitare l'uso dei social network. Anche per Wired si tratta di una fake news e spiega che quello delle morti per suicidio tra gli adolescenti è un problema diffuso e ben conosciuto in Russia, ma non c'è «nessuna prova» che abbia «ancora stabilito che i decessi siano aumentati con questo gioco».

, il terribile "gioco" dei suicidi, è un fenomeno che per Fabio Iafigliola va preso sul serio. Lo psicologo e psicoterapeuta FSP/ATP ha, però, precisato a RSI anche che il meccanismo di manipolazione della mente attecchisce in modo differente su tutti gli adolescenti. Blue Whale trasmetterebbe un senso di sicurezza ai giovani con fragilità e l'esperto ha spiegato il motivo: «Il fatto di sapere di ricevere, giorno per giorno, un compito, dà al giocatore l'idea di seguire uno schema ben preciso e ciò gli trasmette un senso di sicurezza».

La scelta di fare una richiesta difficile è mirata: l'obiettivo è «compiere una prima selezione tra i ragazzi: ci vuole un certo tipo di predisposizione per assecondare fin dal principio simili richieste». Questo "gioco" presenta diverse tecniche di manipolazione, come la seguente: «Quando si chiede al ragazzo di salire su un tetto e lo si fa in maniera ripetuta si ottiene una desensibilizzazione della paura stessa».

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