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TERZA GUERRA MONDIALE/ Futuro in Siria e Isis: dalla Francia il possibile successore di Al Baghdadi?

Terza guerra mondiale, ultime notizie di oggi 15 luglio 2017: Corea del Nord minaccia reazioni con nuove sanzioni dell'Onu. Il ruolo della Cina e l'impazienza degli Stati Uniti

Terza Guerra Mondiale, il futuro della Siria (LaPresse) Terza Guerra Mondiale, il futuro della Siria (LaPresse)

La crisi nordcoreana rende delicati gli equilibri internazionali e accresce il rischio dello scoppio di una Terza guerra mondiale. Per ora, però, si ha la sensazione che sia in atto una seconda guerra fredda: la Corea anche oggi attacca Usa e Onu, facendo dietrofront rispetto all'ultima settimana e creando timori all'interno di un panorama internazionale che appare molto fragile. Il regime di Kim Jong-un ha minacciato nuove iniziative contro l'Onu, se dovesse ricevere nuove sanzioni dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. L'obiettivo di Bruxelles è di elaborare una strategia in grado di migliorare i rapporti tra la Corea del Nord e il resto del mondo. Un obiettivo ambizioso e per questo molto complesso, ma necessario per scongiurare lo scoppio di una nuova guerra mondiale. Non solo Pacifico, è ovviamente anche il Medioriente ha preoccupare con il futuro della Siria "conteso" in una costante lotta post-controllo dell'Isis.

TERZA GUERRA MONDIALE, COREA DEL NORD E SIRIA I "FRONTI" APERTI

ISIS: CAMBIO AL VERTICE IN “SALSA” FRANCESE?

Il nuovo cambio al vertice dell’Isis potrebbe arrivare dalla Francia: mentre è ancora in dubbio la morte del califfo Al Baghdadi, la Siria e l’Iraq rappresentano un terreno ancora purtroppo molto fragile dopo la sconfitta di Daesh con il clima generale da “terza guerra mondiale” che inevitabilmente si accresce. Se in più ci mettiamo che il terrorismo jihadista è stato sconfitto sul campo ma per nulla abbattuto a livello generale, il quadro di caos è completo: si chiama Mohammed Ben Salem El Ayouni, giovane jihadista del 1982 tunisino ma con passaporto francese il possibile nuovo nome a capo del Califfato dopo la presunta morte di Al Baghdadi. Così si dice certa la fonte di Al Arabyia a riguardo del “soldato” tra i più efferati in forza nell’Isis: «Considerato un personaggio di esperienza, con doti militari e di leadership sarebbe stato poi inviato in Libia per aiutare la lotta dello Stato Islamico e, durante la battaglia per Sirte, è stato nominato emiro della Wilayat (provincia) Sirte. Successivamente ha assunto la guida del network estremista nell’intera Libia», spiega il focus del Corriere della Sera sul nuovo nome che rischia di rimettere di nuovo in forse il futuro della Siria con la minaccia del terrorismo che non potrà non essere ancora considerata negli sviluppi e nei trattati di fine guerra civile a Damasco. 

I NEGOZIATI COREA DEL NORD-USA NON S’HANNO DA FARE

La terza guerra mondiale allontanata dai possibili nuovi negoziati tra Corea del Nord e Usa? Per Pyongyang le possibili aperture fatte la scorsa settimana sono già diventate carta straccia: secondo la consueta agenzia di stampa di regime Kcna viene riportato il senso del messaggio diretto a Trump dal dittatore Kim Jong-un. «I negoziati riguardo le azioni globali nei quali uno stato sovrano viene accusato di possedere delle capacità di autodifesa, sono delle chiare manifestazioni di una politica energica in stile Trump, finalizzata al perseguimento di interessi degli USA a scapito di altri». Per Pyongyang non esistono infatti possibili accordi, uno a che gli Usa proseguiranno ad affermare quanto visto da Trump nelle ultime ore, ovvero «bisogna rafforzare la pressione mondiale sulla Corea del Nord»: il regime non ci sta e non intende discutere nulla del proprio programma missilistico. «Gli USA devono riconoscere il fatto che finché non porranno termine alla loro politica aggressiva contro la Corea del Nord, il programma nucleare missilistico di Pyongyang non sarà mai oggetto dei negoziati», spiega ancora il messaggio del governo pubblicato dalla Korean Central News Agency.

I NUMERI DELLA GUERRA IN SIRIA FANNO PAURA 

Il fronte siriano nel clima da Terza Guerra Mondiale che il pianeta vive ormai da diverso tempo è sempre uno dei più caldi: il paese mediorientale, col sedicente Stato Islamico in ritirata dopo aver occupato per anni molte città, potrebbe però essere ad un punto di svolta. Arrivato però tardi, considerano quelli che sono gli spaventosi numeri che hanno contraddistinto negli ultimi anni il conflitto siriano. I dati sono stati diffusi dalla Banca Mondiale e parlano innanzitutto di una perdita complessiva di 226 miliardi di dollari per l’economia della Siria da quando il conflitto ha avuto inizio, ovvero ormai ben sei anni fa. Perdita economica comunque non impressionante quanto quella umana, col numero delle vittime stimato a 320mila e oltre un milione di sfollati e rifugiati. I posti di lavoro persi rispetto a quando l’economia viaggiava a ritmi normali sono 583mila dal 2010, e difficilmente queste persone ritroveranno il loro posto a fine guerra, così come molti rifugiati non faranno più ritorno nelle loro case.

TENSIONI CON LA COREA DEL NORD, UE PREPARA STRATEGIA PER RIDURLE

Si parlerà della Corea del Nord nel prossimo Consiglio Affari esteri dell'Unione europea. Alla luce dei recenti sviluppi, come il lancio del missile balistico dello scorso 4 luglio, lunedì a Bruxelles si parlerà della flagrante violazione di diverse risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (Onu). Il rischio di una Terza guerra mondiale è alto, per questo i ministri degli Esteri potrebbero confrontarsi su una strategia per spingere la Corea del Nord a modificare il suo comportamento e su come ridurre le tensioni nella penisola. Si pensa anche di utilizzare i partner nella regione per migliorare la situazione dei diritti umani a Pyongyang. Si attendono conclusioni dal Consiglio, del resto tra i punti in agenda c'è anche la Strategia globale dell'Unione. Questo tema comporta una modifica dell'approccio alla crisi e ai conflitti, perché pone enfasi alla prevenzione di nuove guerre, disastri umanitari e crisi di rifugiati.

COREA DEL NORD E L'ULTIMA MINACCIA ALL'ONU

Un ricatto, l’ennesimo compiuto da Pyongyang in un’ottica sempre più da terza guerra mondiale, o forse più da “seconda guerra fredda”: le tensioni mondiali crescono attorno al Medioriente e sul Pacifico, con i due grandi protagonisti che rimangono sempre Usa e Russia-Cina, con Pechino che nei confronti del regime di Kim Jong-un si dimostra sempre pronta a due misure e due pesi. Condanne da un lato e accordi, di continuo, dall’altro, il governo di Pechino non sta certamente facendo un “piacere” a Trump e all’Onu con questa continua doppia azione e pare che in Consiglio di Sicurezza siano volate parole importante tra l’Occidente e il ramo Russia-Cina per cercare un accordo univoco di condanna alla minaccia nucleare di Pyongyang. Intanto arriva l’ennesimo ricatto da Kim e questa è volta è diretto esclusivamente contro l’Onu: «La Corea del Nord minaccia "misure corrispondenti" con l'arrivo di ulteriori sanzioni punitive da parte del Consiglio di Sicurezza dell'Onu», spiega l’agenzia del regime Kcna, con un messaggio ufficiale del portavoce del Ministero degli Esteri.

Le discussioni al Palazzo di Vetro non piacciono per nulla ai vertici del regime che prova così a forzare la mano anche per vedere come si può comportare l’alleato-guardingo cinese. «Se dovessero maturare nuove sanzioni la risposta alla risoluzione sarà come un atto di giustizia», o forse di guerra, hanno “dimenticato” di scrivere i diplomatici nordcoreani.

Dopo l’Onu, ecco il capitolo consueto ideologico dedicato agli Stati Uniti, con il ministro degli Esteri che ribatte ancora «È tempo per gli Usa di rivedere le sue prospettive sulla posizione strategica della Corea del Nord che ha raggiunto picchi luminosissimi. Ad ogni modo, gli Usa stanno invitando il loro tragico destino ricercando le sanzioni e premendo per una campagna contro la Corea del Nord». Kim Jong-un si ritiene ora, dopo il successo dell’ultimo lancio missilistico intercontinentale, una potenza nucleare al pari di Cina e Stati Uniti e per questo vuole trattare con ruolo non di minoranza. Trump fa “spallucce” e cerca un aiuto da Xi Jinping, cercando di capire quale sia la vera posizione della Cina in tutta questa complicata e mondiale faccenda.

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