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Terza Guerra Mondiale/ Usa vs Iran, nuove sanzioni al programma balistico di Teheran

Terza Guerra Mondiale, ultime notizie di oggi 18 luglio 2017: Corea del Nord, dall'Ue nuove pressioni per stoppare programma nucleare. Mogherini, "sanzioni durissime ma dialogo c'è"

Terza Guerra Mondiale, Federica Mogherini (LaPresse) Terza Guerra Mondiale, Federica Mogherini (LaPresse)

La situazione in Corea del Nord è tutt’altro che “in secondo piano” rispetto a quanto di grave e drammatico sta succedendo in Medio Oriente. Il clima da terza guerra mondiale che continua giorno dopo giorno a prefigurarsi nella crisi del Pacifico mette di fronte la Comunità Internazionale ad un bivio assai difficile. Spingere con gli Usa verso la massima richiesta di interrompere il programma nucleare, rischiando di arrivare allo scontro totale; oppure seguire la proposta della Corea del Sud, l’unica veramente impegnata fino ad ora nel cercare un canale di dialogo con Pyongyang. La Cina vede come positiva la mossa di Seul anche se per ora restano solo parole e nessun intervento attivo; Ieri al Consiglio Europeo degli Ministri degli Esteri, si è ribadita la condanna Ue contro il regime di Kim Jong-un, con la “minaccia” di nuove sanzioni accodandosi così con la soluzione Onu. Interviene anche Federica Mogherini che aggiunge un dettaglio, “sanzioni già durissime, ma il canale di dialogo resta aperto”. Intanto arrivano nuove sanzioni degli Usa contro l'Iran, con il Medioriente che non rimane certo in "secondo piano" nel difficile equilibrio mondiale.

TERZA GUERRA MONDIALE: CRISI IN COREA DEL NORD, PROVOCAZIONI E DIPLOMAZIA

NUOVE SANZIONI USA CONTRO L’IRAN

Un mondo fatto di sanzioni e una tensione internazionale che purtroppo vede tanti “focolai” aperti: in Medioriente l’ombra dell’Iran è sempre dietro ad ogni situazione e tensione nella regione tra le più infuocate nel mondo. Lo stesso futuro della Siria non potrà vedere in secondo piano il principale alleato di Assad, ovvero il governo di Rohani: questo Trump e gli Stati Uniti lo sanno bene e per questo motivo tengono sempre l’obiettivo puntato contro Teheran, andando contro la “linea-Obama” che invece aveva cercato un accordo e un dialogo con l’Iran (su tutti l’accordo storico sul nucleare). È di stamane la nuova “mossa” di Washington che manda nuove sanzioni contro Rohani: «sanzioni nei confronti di 18 fra individui e gruppi iraniani per attività non legate al programma nucleare; due gruppi associati al programma balistico di Teheran, sette gruppi e cinque individui legati ai militari iraniani, e tre individui vicini a un gruppo dedito alla criminalità organizzata», scrive l’Associated Press su fonti interne alla Casa Bianca. Con una nuova nota, questa volta ufficiale dell’Amministrazione Trump diretta al Congresso Usa, viene poi aggiunto «l’Iran sta indiscutibilmente venendo meno nello spirito». 

MOGHERINI, “IL CANALE CON PYONGYANG È ANCORA APERTO”

Da un lato la Cina saluta con positivo giudizio l’annuncio a sorpresa ieri del presidente Moon Jae-in di voler ripristinare un dialogo aperto con il regime nordcoreano, dall’altro da Bruxelles arriva la netta condanna alle ultime provocazioni di Pyongyang, ribadendo la divisione netta di approccio al pericolo grave del regime comunista sopra il 38esimo parallelo. «L’Ue condanna con forza e prenderà in considerazione ulteriori, appropriate risposte contro la decisione del regime della Corea del Nord che ha continuato ad accelerare i suoi programmi missilistico e nucleare, con il lancio del 4 luglio di un missile a gittata intercontinentale». Nella stessa giornata però sempre a Bruxelles, Lady PESC Federica Mogherini ha voluto tenere comunque aperto un canale diplomatico contro quello stesso governo dispotico attaccato da Onu, Usa e Ue: «è il paese verso il quale abbiamo il sistema più duro di sanzioni, ma abbiamo anche un canale aperto per i contatti politici». Secondo l’ex Ministro degli Esteri nel governo Renzi la soluzione da prospettare per “scardinare” il rischio di terza guerra mondiale in Corea è tanto semplice quanto finora ancora non realizzata: «La soluzione non può che essere politica e diplomatica, di certo non può esserci soluzione militare per la situazione nella penisola di Corea, con i sudcoreani hanno sottolineato con molta chiarezza».

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