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Charlie Gard/ Ultime notizie, quando saranno i funerali? I genitori stanno valutando se farli in forma privata

Charlie Gard, ultime notizie e commenti dopo la morte del bimbo inglese: l'ultimo attacco di mamma Connie Yates e la "beffa" dall'Alta Corte di Londra. Quando saranno i funerali?

I genitori di Charlie Gard (LaPresse) I genitori di Charlie Gard (LaPresse)

Avrebbero voluto pianificare il viaggio negli Stati Uniti per sottoporlo alla terapia sperimentale, invece i genitori di Charlie Gard devono organizzargli il funerale. È un momento triste, a dir poco drammatico, per Connie Yates e Chris Gard. Sono pochissime le informazioni in merito alla cerimonia con cui verrà dato l'ultimo saluto al piccolo che ha fatto commuovere il mondo. Si sa solo che verrà sepolto con i sue due peluche preferiti, quelli che i suoi genitori stringevano durante le udienze in tribunale. Stando a quanto riportato dal The Sun, la coppia ha trascorso il weekend in famiglia, ieri invece hanno provveduto ad alcuni adempimenti relativi alla morte del figlio. Un amico di famiglia ha rivelato che la coppia si è allontanata dalle luci dei riflettori per soffrire in privato la perdita del figlio. In merito invece al funerale: «Non sanno se farlo in forma privata o se pianificarne uno pubblico». Intanto stanno anche valutando l'ipotesi di avviare una Fondazione a nome di Charlie Gard con i soldi raccolti per portare il piccolo negli Stati Uniti. (agg. di Silvana Palazzo)

CHARLIE GARD: ULTIME NOTIZIE E COMMENTI

LA LETTERA DEI GIURISTI CATTOLICI

Mentre ancora si attende la data dei funerali del piccolo Charlie Gard, in Italia prosegue il dibattito e la polemica contro quella morte tanto dolorosa quanto “delicata” per tutto quello che ha significato la lotta per la vita e la battaglia portata avanti dai genitori del piccolo Charlie. Con una lettera pubblica in questi giorni, un gruppo di giuristi cattolici (dell’Associazione Beato Contardo Ferrini) ha voluto esprimere il giudizio, da un punto di vista giuridico e legale della complessa vicenda sui cui l’Alta Corte di Londra ha dovuto esprimere più volte il suo parere. «Esprimiamo come l’accadimento e la ventilazione artificiale non configurasse accanimento terapeutico e che fosse doveroso consentire ai genitori di tentare tempestivamente una terapia sperimentale scientificamente plausibile», scrivono i giuristi che fanno riferimento alle dichiarazioni rilasciate dal Card. Elio Sgreccia, bioeticista in Vaticano. Sul fronte di quanto potrà accadere ora, dopo la morte di Charlie, i giuristi Cattolici esprimono come «la vicenda può riguardare ogni persona, nessuno può arrogarsi la pretesa di giudicare se una vita è degna o meno di essere vissuta. Nessuno, pertanto, può decidere di interromperla arbitrariamente».

CHARLIE BATTEZZATO PRIMA DI MORIRE

Secondo quanto riporta la Cna (Catholic News Agency) il piccolo Charlie Gard sarebbe stato battezzato la scorsa settimana, pochi giorni prima di vedersi staccata la spina del ventilatore che lo teneva in vita nell’hospice di Londra. Nel tanto parlare, commentare e discutere sulla fine della vita di questo piccolo grande testimone che abbiamo imparato a conoscere in questi mesi, in pochissimi hanno dato attenzione al fatto che il bimbo affetto da malattia rara e gravissima è stato affidato alle mani di Dio a poche ore dalla sua morte, come un ultimo “messaggio” diretto e scelto della sua famiglia. Una sorta di “solo Tu, a questo punto, puoi prenderti cura del piccolo Charlie”; “solo Tu puoi salvare quella piccola anima travagliata”. Non ci sono state spiegazioni e commenti da parte dei genitori a riguardo della scelta di battezzare il loro piccolo bambino, probabilmente hanno scelto di rimanere nell’intimità della loro dolorosa e personalissima scelta. In aprile una immagine del piccolo pugno di Charlie Gard che teneva la medaglietta di San Giuda, aveva fatto il giro del mondo dimostrando come le tante preghiere e il sostegno della Chiesa furono accettate da una famiglia che pubblicamente non si è mai dichiarata credente o cattolica. Un gesto come quello del battesimo parla molto di più di tante dichiarazioni, interviste e commenti: un affidarsi a Quell’unica Speranza che in fondo possa “contenere” il mistero della vita e della morte di una anima così piccola e indifesa.

GENITORI, "SEPOLTO CON LA SUA SCIMMIETTA"

La data ancora manca, eppure per i funerali del piccolo Charlie Gard l’ipotesi che circola in Gran Bretagna è che i genitori possano scegliere proprio il 4 agosto come data, visto che sarebbe un anno esatto dalla nascita del loro piccolo bimbo morto lo scorso venerdì in un hospice di Londra. La spina staccata non è stata ovviamente “digerita” dalla famiglia che con una dichiarazione rilasciata al Daily Mail fa sapere, «Avremmo dovuto pianificare il primo compleanno di Charlie, ma invece stiamo progettando il suo funerale; Siamo dispiaciuti di non averti potuto salvare. Ne avevamo la possibilità, ma ci è stata negato. Sogni d'oro piccolo. Sarai sempre il nostro bel bambino». Con le parole invece della portavoce della famiglia, Alison Smith-Square, rilasciate al Sun, i genitori di Charlie fanno sapere che il loro piccolino verrà sepolto con la sua scimmietta peluche preferita: «non hanno ancora pensato ad alcun progetto, ma intanto hanno deciso che Charlie sarà sepolto con il suo pupazzo preferito». 

UK, ALTRI 10 CASI SIMILI A CHARLIE

Uno studio del Guardian e dell’Observer hanno appreso che nel solo 2016 sono stati ben 10 i casi molto simili a Charlie Gard: malattie rare, complicazioni nei primi mesi div ita e soprattutto un Tribunale che arriva a decidere sulle sorti del bambino indipendentemente dalla volontà, desiderio e richieste dei genitori. I numeri shock vedono i tanti altri casi in cui la battaglia legale non è stata così reclamizzata e mediatica ma che ha avuto esiti assai simili. Il Guardian ha contattato l’organo che si occupa degli interessi del bambino, i famosi “best interests” durante la fase legale, indipendentemente dalle richieste dei genitori. SI chiama Cafcass ed è intervenuto ovviamente anche nel caso del piccolo Charlie: «la maggior parte dei casi comporta un trattamento medico controverso affrontato fuori dall’opinione pubblica con un tutore incaricato di rappresentare il miglior interesse del minore». Il motivo? Lo spiega sempre un professore che collabora con Cafcass, «Ci sono un sacco di persone che sono scoraggiate, che sentono che hanno bisogno di una causa da trattenere. È una questione complessa con le persone che si preoccupano così emotivamente, perché provengono da una situazione di angoscia generale». E quindi si decide al posto loro perché troppo coinvolti “emotivamente”: certo, si parla dei loro figli dopo tutto…

L’ULTIMA BEFFA DEL GOSH ALLA FAMIGLIA GARD

In questi ultimi giorni tra i vari commenti e i messaggi arrivati dopo la morte di Charlie Gard sono passate (colpevolmente) in sordina le parole dette da mamma Connie ai media inglesi poche ore prima della spina staccata dal piccolo bimbo inglese morto venerdì scorso. O meglio, solo in parte sono state riportate dai quasi tutti i media italiani (e non solo): in piena emergenza per le ore contate del piccolo Charlie, non si è accorti di quanto la famiglia stava lanciando come ultimo affronto denunciato di fronte alla Corte inglese e all’ospedale londinese GOSH. «Il primo dottore era un medico specialista ospedaliero di alto livello, in possesso di doppia iscrizione all’ordine dei medici del Regno Unito per pediatria e neonatologia. Il secondo era un medico specialista di medicina respiratoria pediatrica. Entrambi i medici erano disposti a condividere l’assistenza e le cure e a essere presenti in loco 24 ore su 24. Inoltre, avevamo a disposizione anche un’équipe d’infermieri di terapia intensiva che, a rotazione, sarebbe stata al capezzale di Charlie 24 ore su 24», racconta mamma Connie rispetto a quelle ore concitate in cui si cercava di trovare un accordo tra l’ospedale e i legali della famiglia Gard.

«Nonostante noi e il nostro pool legale abbiamo lavorato instancabilmente per cercare di predisporre questa sfida pressoché impossibile, il giudice si è pronunciato a nostro sfavore e ha accordato quanto aveva richiesto il GOSH. Di conseguenza, questo ci concede pochissimo tempo insieme a nostro figlio. Non mi è consentito divulgare il luogo o quando tutto ciò avverrà, ma sono scioccata che dopo tutto quello che abbiamo dovuto sopportare, non ci sia stato concesso del tempo supplementare da poter trascorrere con Charlie», raccontava ancora mamma Connie nella lunga intervista riportata sul Daily Mail (e tradotta da L’Occidentale). Il finale è amaro e lo conosciamo tutti, con la madre che di fronte a quel piccolo bimbo morto a 11 mesi, ha concluso così: «Dal momento che non ci è stato permesso di realizzare il nostro desiderio, abbiamo chiesto di poter avere del tempo extra, ma anche questo ci è stato negato».

LA PREGHIERA DEL PAPA E DELLA CHIESA

Il piccolo Charlie Gard non c’è più e l’intera Chiesa Cattolica in questi giorni si è mossa, è intervenuta con giudizi, preghiere, parole e opere concrete per aiutare la famiglia del bimbo inglese e tutti quei bimbi che versano nelle simili condizioni. La Chiesa con il Papa in primis non si sono mossi però soltanto in questi ultimi giorni ma hanno da mesi intrapreso la battaglia accanto alla famiglia di Charlie in misure e modalità assai diverse, avendo sempre come stella polare però la salvaguardia e la difesa della vita umana, sotto ogni condizione e sotto ogni “forma”. Ieri Papa Francesco ha dedicato un tweet al piccolo Charlie, scrivendo la preghiera per la famiglia inglese, «Affido al Padre il piccolo Charlie e prego per i genitori e le persone che gli hanno voluto bene». Nelle stesse ore anche il capo della Chiesa Italiana, il card. Gualtiero Bassetti aveva espresso vicinanza alla famiglia, affermando come «sentiamo il piccolo Charlie come nostro figlio. Vicinanza umana e cristiana ai genitori, ai quali vorrei dire: ‘Carissimi non vi lasceremo mai privi del nostro affetto e della nostra preghiera’. Accanto a questo il più vivo apprezzamento per la testimonianza che essi ci hanno dato, lottando con tutti i mezzi e le loro forze per assicurare le cure e la stessa vita al loro figlio. Questo vicenda ancora una volta ci insegna a non arrenderci mai e come ho detto altre volte a custodire, difendere, promuovere la vita della persona dalla nascita fino alla sua conclusione».

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