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PAPA IN COLOMBIA/ Nessun male commesso deve fermare l'abbraccio della Chiesa

Ieri Francesco era a Medellín, conosciuta più per i cartelli della droga che per la fede del popolo. Ma la chiesa apre le porte a a tutti i cuori, se si convertono. CRISTIANA CARICATO

Papa Francesco ieri a Medellin (LaPresse) Papa Francesco ieri a Medellin (LaPresse)

Con un colpo di coda la bisbetica Irma, che in queste ore spazza l'area dei Caraibi, ha fatto l'ennesimo dispetto a Papa Francesco. Non le bastava aver costretto l'Airbus che da Roma lo portava a Bogotá a deviare la rotta, ieri l'ha tenuto a terra. Dalla base aerea di Rionegro infatti, per raggiungere Medellín, famigerata città nel dipartimento di Antioquia, Bergoglio avrebbe dovuto prendere un elicottero, ma proprio la fitta nebbia e la pioggia incessante lo hanno costretto a percorrere la distanza in auto. Risultato un bel po' di ritardo su un programma già bello denso. Per Francesco gli imprevisti sono occasioni e così, appena raggiunto l'aeroporto Enrique Olaya Herrera di Medellín, luogo deputato alla grande celebrazione pubblica, ha chiesto prontamente scusa ai tanti, ma proprio tanti che lo aspettavano sin dall'alba sotto la pioggia. Un milione secondo le cifre tonde a cui sono abituati i generosi organizzatori colombiani, una folla che ha tributato il solito calorosissimo benvenuto al pontefice. Francesco, sarà per il ritardo accumulato, sarà perché non voleva perderne di tempo nella sua omelia, è andato subito dritto al punto. Nella giornata deputata agli incontri con la comunità ecclesiale colombiana, Francesco porta avanti con energia il discorso iniziato solo qualche giorno fa con i vescovi del paese. Sotto lo sguardo della Virgen de la Candelaria, protettrice della città che a lungo è stata più associata ai cartelli della coca e a Pablo Escobar che alle icone della religiosità popolare, Francesco continua a tracciare il profilo della Chiesa che vorrebbe. 

Il concetto è semplice, andare all'essenziale, in profondità, per estrarre le possibilità di un discepolato in continuo movimento verso Cristo. Cosa vuole Francesco? Una Chiesa che sia meno attaccata alla spiegazione della dottrina e pia' presenza amichevole. E da queste parti Dio solo sa quanto ci sia bisogno di una Chiesa che testimoni la possibilità di vivere e amarsi nonostante gli errori e gli sbagli reciproci. Così il Papa dà una bella scossa ad una comunità che a dire il vero già molto ha fatto per il paese, accompagnando con generosità e attenzione constante il processo di pace. Certo non tutto è stato lineare, qualche contraddizione si è registrata, in occasione del referendum sugli accordi di pace in molti hanno sottolineato una polarizzazione nell'episcopato colombiano, giudicando compromissoria la scelta di lasciare libertà di coscienza ai cittadini. Stranezze latinoamericane, dalle nostre parti certo la cosa non avrebbe fatto gridare all'ingerenza. In ogni caso se in questo paese persone a cui hanno portato via un figlio o ammazzato il marito, tra le lacrime ti dicono che sono disposte al perdono, molto si deve a bravi preti, religiosi e suore che hanno asciugato lacrime e consolato cuori. Ma si sa Bergoglio è esigente, così ai cattolici colombiani non consente di rilassarsi. Niente comodità, né attaccamenti strani, l'imperativo è rinnovarsi e coinvolgersi, perché dopo 70 anni di conflitto, 8 milioni di vittime e una scia infinita di sangue e dolore, la Colombia ha bisogno di gente che sappia perdonare e riconciliare. E allora ecco l'invito a capire quelli a cui la fine del conflitto ha lasciato una fame di Dio e sete di giustizia. E ancora guai a pensare ad una Chiesa-dogana, pronta ad alzare il cartello "proibito il passaggio". La Chiesa non è nostra, ma di Dio. E Lui sembra di bocca buona, non fa differenze tra buoni e cattivi, sani e malati. E se sta bene a Lui… insomma Francesco scatenato, consapevole che un paese si cambia solo se c'è una Chiesa pronta a "servire" e ad "agire", salda e libera in Cristo. 

E quanto a Medellin, città che per un giorno con Francesco è diventata capitale del cattolicesimo colombiano, può diventare centro della conversione del paese. Ci ha pensato sempre il Papa con poche parole, fuori contesto, persino stranianti, pronunciate nello stadio, la Macarena, dove si erano ritrovati seminaristi, sacerdoti, religiose e consacrati. Condannando senza mezzi termini i "sicari" della droga che ingannano giovani inquieti. Per loro ha chiesto di pregare. Sono cattivi, ma anche per loro è il regno dei cieli. Basta che convertano il cuore. 

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