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Cronaca

CONTRO LA MOSCHEA A COLPI DI “AVE MARIA”/ Milano, inquilini pregano per protesta in faccia ai musulmani

Milano, una preghiera "contro" l'altra: gli inquilini di un palazzo recitano Ave Maria davanti a moschea in segno di protesta contro quel luogo di culto. E chiedono l'intervento del Comune

Milano, una preghiera Milano, una preghiera "contro" l'altra

Le fedi religiose dovrebbero unire, invece ci ritroviamo a parlare di preghiere contro. Succede a Milano, più precisamente nello stabile di via Cosenza 2, nel cui seminterrato è ospitata un'associazione di cittadini dello Sri Lanka. Da quando è stata aperta una sala per chi vuole pregare i condomini hanno cominciato a protestare. In due anni le hanno pensate tutte, si sono rivolti anche al Municipio 4 per chiedere la chiusura di quella che considerano una «moschea abusiva». Nulla di fatto, allora prendono un'altra iniziativa. A preghiera rispondono con preghiera: si mettono a recitare l'Ave Maria mentre una cinquantina di fedeli musulmani escono dalla cosiddetta moschea appena finisce la loro preghiera di metà giornata. Una protesta improvvisata, ma che è stata sostenuta dalla Lega, che ha chiesto l'intervento del Comune. Sono due anni che i condomini chiedono la chiusura del luogo di culto, denunciando «il continuo andirivieni di persone non identificate» e il fatto che, pur dichiarandosi italiani, «non rispettano la leggi del nostro paese».

PREGHIERA DIVENTA "ARMA": CONVIVENZA IMPOSSIBILE?

Non ne possono più i condomini di via Cosenza 2 a Milano: dichiarano di non essere riusciti a dormire durante il ramadan per le preghiere e l'odore di cibo proveniente dal seminterrato. La comunità islamica ha provato a mediare: «Abbiamo avviato un dialogo con le istituzioni e siamo alla ricerca di un posto che rispetti la normativa per i luoghi culti. Noi siamo in regola e per venire incontro ai residenti abbiamo tolto la preghiera mattutina», ha spiegato uno dei gestori della moschea a Repubblica. L'esasperazione sta crescendo tra la gente, ma a far riflettere è anche il fatto che una preghiera sia stata usata come "arma" contro un'altra preghiera e più in generale contro la religione professata da coloro che frequentano l'associazione. Questa vicenda è tutt'altro da sottovalutare: è il chiaro esempio di come al giorno d'oggi non si riesca a far convivere persone che hanno fedi differenti.

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