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Cronaca

TORINO, LICENZIATA MAESTRA ANTI-POLIZIA/ Lavinia Cassaro “ho sbagliato ad insultare, ma punizione è eccessiva”

Licenziata in tronco la maestra torinese filmata mentre durante una manifestazione augurava agli agenti di polizia di morire: "sbagliato a insultare ma pena è eccessiva"

La maestra licenziata il giorno della manifestazioneLa maestra licenziata il giorno della manifestazione

Lavinia Flavia Cassaro risponde oggi sul Corriere della Sera dopo il polverone sollevato dal suo licenziamento in merito ai gravi fatti di Torino: «Me lo aspettavo, la mia vicenda aveva suscitato troppo scalpore. Il licenziamento era stato richiesto anche dalla ministra Fedeli. So come funziona il sistema scolastico: lo stesso organo che ti accusa, ti giudica. Sostanzialmente non esiste una terza parte», si difende la maestra “antifascista” che in diretta tv ha insultato e invocato “la morte” dei poliziotti e dei militanti di CasaPound. «Vederlo nero su bianco mi ha sconvolto. Si erano calmate le acque ed ero convinta dell’assoluta inconsistenza delle accuse. Non parlo delle parole forti usate contro pubblici ufficiali, ma del fatto che potessero tirare in ballo il mio lavoro», spiega ancora la Cassaro ai colleghi del CorSera mentre cerca di capire se fare ricorso o meno, «Credo che, al di là della mia persona, se la sanzione dovesse rimanere questa, costituisca un precedente abbastanza pericoloso. Sono certa che sia un decreto illegittimo». A domanda secca sull’eventuale pentimento per quanto generato e per il grado di diseducazione mostrato alla collettività, Lavinia Flavia Cassaro ha risposto così: «Non voglio dire di non aver commesso degli errori o di non dover pagare per una leggerezza. Ma la sanzione mi sembra sproporzionata. Mi vogliono far passare come se fossi quasi una criminale». (agg. di Niccolò Magnani)

UIL, “OCCHIO AL GIUSTIZIALISMO”

Pino Turi, segretario generale della Uil Scuola, ha commentato il licenziamento di Lavinia Cassaro: "E’ stata licenziata la maestra che Torino insultò gli agenti durate una manifestazione," ha spiegato l'esponente del Sindacato, "avremmo risolto i problemi della scuola, almeno a vedere le dichiarazioni di esponenti di Lega e Forza Italia. Siamo convinti che una insegnante non debba farsi condizionare da una manifestazione di piazza, che può diventare centro di eccessi verbali. Momenti dei quali ci si può pentire. Può accadere anche che a perdere la misura dei propri limiti sia un’insegnante. E questo appare forte e disdicevole. Appare però, tanto più disdicevole la reazione, riteniamo eccessivo il licenziamento, quanto  l’entusiasmo e il senso di soddisfazione, che si va esprimendo da più parti, per un fatto di cronaca che andrebbe ridimensionato e riportato nel contesto in cui è avvenuto. Una sorta di giustizialismo pericoloso si sta affacciando prepotentemente." (agg. di Fabio Belli)

RENZI AUSPICO' PROVVEDIMENTO

Una frase rivolta ai poliziotti è costata cara a Lavinia Cassaro, ribattezzata la maestra antipolizia e che lo scorso 22 febbraio prese parte ad un corteo di protesta a Torino, contro un comizio di CasaPound. Quegli insulti e le minacce di morte rivolte agli agenti erano state documentate dalle telecamere e sul caso si erano espressi in tanti, esponenti della politica e non. "Che schifo! Un insegnante che augura la morte di un poliziotto o un carabiniere andrebbe licenziata", aveva tuonato l'ex premier Matteo Renzi. Ed alla fine, così è stato. A distanza quasi quattro mesi è giunto oggi il provvedimento con il quale è stato concretizzato il licenziamento a scapito dell'insegnante Lavinia Flavia Cassaro che, per il momento, non potrà più insegnare. Per il momento la donna è indagata dalla procura di Torino per istigazione a delinquere, oltraggio a pubblico ufficiale e minacce. Una sanzione "sproporzionata" per Cosimo Scarinzi, Coordinatore nazionale Cub Scuola, nonché un caso di "democrazia autoritaria". Come rammenta Sky Tg24, la Cassaro nei giorni successivi all'episodio era intervenuta asserendo: "Non mi pento e non mi vergogno". L'insegnante aveva poi spiegato di non aver voluto augurare la morte ai singoli agenti "ma all'apparato che difende il fascismo". (Aggiornamento di Emanuela Longo)

RICCA, "IL VENTO È CAMBIATO"

E' notizia delle ultime ore il licenziamento di Flavia Lavinia Cassaro, la "maestra antipolizia" che nel corso di una manifestazione dello scorso febbraio urlò agli agenti "dovete morire". Arrivati i primi commenti dal mondo politico: "Il vento è cambiato, fatevene una ragione", le parole dell'esponente locale della Lega Fabrizio Ricca. Sulla vicenda è intervenuto anche Roberto Calderoli, celebre membro del Carroccio che ha esternato soddisfazione per la decisione: "Spiace sempre quando una persona perde il posto di lavoro ma non posso che apprezzare la scelta dell'ufficio regionale scolastico del Piemonte di licenziare quell’insegnante che il 22 febbraio scorso aveva inveito contro le forze dell’ordine, durante una manifestazione antifascista dei cento sociali e dei no global, arrivando ad un augurare la morte ai poliziotti. Una persona che arriva ad augurare la morte a uomini che servono lo Stato e tutti noi, a padri di famiglia, non può trasmettere nulla di positivo ai giovani che le vengono affidati". (Aggiornamento di Massimo Balsamo)

CUB: "COLPA DI RENZI"

Non solo per il sindacato Cub il licenziamento della maestra “di piazza” è “sproporzionato” - come spieghiamo nel dettaglio qui sotto - ma reale colpevole di questa intera situazione sarebbe l’ex premier Matteo Renzi. Il coordinatore nazionale del sindaco Cub Cosimo Scarinzi ha spiegato in una lunga nota come «Pare evidente che se Lavinia non fosse stata intercettata da giornalisti affamati di notizie e se, subito dopo, il premier della 'Buona scuola' non avesse ceduto alla tentazione di individuare una cattiva maestra, il caso Cassaro non ci sarebbe mai stato». Il riferimento del sindacalista va evidentemente alla presenza dell’ex segretario Pd alla trasmissione Matrix proprio nella puntata successiva in cui venne intervistata Lavinia in piazza contro CasaPound e Poliziotti. Insomma, il fatto che Renzi abbia chiesto il licenziamento in diretta tv e con la stampa che ha sostenuto questa scelta, avrebbe portato alla situazione odierna. Insomma, per tradurre bene ai lettori, la colpa non è dell’insegnante che ritiene che gli agenti di polizia debbano morire perché tutti fascisti, ma di un politico e dei giornalisti per aver “ingigantito” la cosa. Tutto chiaro, no? (agg. di Niccolò Magnani)

LICENZIATA LA MAESTRA DI TORINO CHE INSULTAVA I POLIZIOTTI

Si è chiuso, almeno al momento, il caso che aveva interessato a lungo le cronache italiane. Quello della maestra elementare Lavinia Flavia Cassaro, filmata mentre insultava e augurava di morire ai poliziotti durante una manifestazione a Torino del 23 febbraio 2017. Ha ricevuto la lettera di licenziamento in tronco da parte dell'Ufficio scolastico regionale, il massimo che poteva subire. Il licenziamento parte dal 1 marzo del 2017, il giorno in cui era stata sospesa dal lavoro pur ricevendo metà dello stipendio in attesa di giudizio. La donna venne filmata e finì in televisione al programma Matrix scatenando l'opinione pubblica. Lei si era difesa dicendo che era ubriaca e che la sua frase era solo metaforica. Il rappresentante del sindacato Cub Scuola ha già promesso di ricorrere al Tribunale del lavoro perché, ha detto, "non meritava la sanzione massima e definitiva, la pena deve essere sempre proporzionale ai fatti commessi".

"FALLITA FUNZIONE EDUCATIVA"

Davanti alla dichiarazione di morte di agenti in pubblico servizio viene da chiedersi se "la pena proporzionale" non sia allora il carcere piuttosto che un licenziamento, soprattutto visto che si tratta di una educatrice di bambini che ha ovviamente dimostrato di non essere in grado di educare. Secondo il sindacato la donna al momento del fatto "non era in servizio" e ha una sola colpa: "aver espresso le sue opinioni politiche con eccessiva vivacità". Evviva la vivacità. Per l'Ufficio scolastico invece,  “la condotta tenuta dalla docente, seppure non avvenuta all’interno dell’istituzione scolastica, contrasta in maniera evidente con i doveri inerenti la funzione educativa e arreca grave pregiudizio alla scuola, agli alunni, alle famiglie e all’immagine stessa della pubblica amministrazione”.

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