Rubriche
venerdì 8 ottobre 2010
Sarah Scazzi è stata due volte vittima. Due volte perché oltre alla ferocia di uno zio mostro che l’ha uccisa e stuprata, c’è stata la continua morbosa attenzione dei mass media, durata 42 giorni. Ogni tanto la Cronaca è un luogo di terribili nefandezze, in cui il nostro mestiere mostra il suo lato più osceno. E la cosa si scatena soprattutto quando soggetti dei grandi fatti di cronaca sono persone deboli, culturalmente soprattutto. Incapaci di difendersi. Con la povera Sarah è successo anche questo. A quale altra persona sono stati pubblicati i diari di scuola, dalle frasi da adolescente ai disegnini?
A chi è capitato vedere pubblicate le confessioni private fatte con le amiche? Frasi del tipo. “Ho litigato con mia madre, mi mancano mio fratello e mio padre”? E poi i differenti profili di Facebook, proposti raccontati, analizzati come terribili prove del reato, diventati subito terreno di congetture maligne. Gli adulti conosciuti in chat, la sua passione per Marilyn Manson, la sua cameretta ripresa in ogni angolo e mostrata nei collegamenti tv… Non ci è stato risparmiato niente. Non le è stato risparmiato niente.
Invece Sarah non aveva un amante trentenne, non era scappata al Nord in “fuga volontaria”, non si era affiliata segretamente alla setta satanica del luogo. Quella sua vita di ragazza di oggi, che frequenta Facebook e Internet, anche se la mamma non le ha dato il permesso di avere un computer in casa, è una vita normale, come quella di tanti nostri figli e amici. Una vita che avrebbe dovuto rimanere custodita, protetta e non esposta alle mille insinuazioni malevole dei retroscena quasi sempre inventati. Frutto della fantasia (anche banale) di tanti colleghi.
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Se non ci fosse la televisione Sarah sarebbe stata uccisa lo stesso...probabilmente non avrebbero mai scoperto l'autore del delitto...il suo corpo non sarebbe mai stato ritrovato...la sua mamma avrebbe pianto la figlia confortata dalla sorella e dal cognato, un bravo giardiniere un po' narcisista... Per descrivere e criticare il mondo virtuale, sarebbe bene che i giornalisti scendessero nel mondo reale (quello per esempio dei disoccupati)
L'altra sera casualmente stavo giochicchiando con il telecomando e, cosa che non faccio mai, finisco "sul terzo" e mi becco la pantomima della Sciarelli. premesso che (testimone mia moglie) non appena sentii l'intervista allo "zio" , il giorno del ritrovamento del famigerato cellulare ,dissi che questo signore stava facendo "tahktir" (tattica dissimulativa dei terroristi arabi) e che ero fortemente convinto che lui fosse coinvolto. Lungi da me essere moralista . A) lo scopo di una trasmissione come chi l'ha visto? è quello di cercare (possibilmente trovare) persone, quindi ci sta anche un epilogo tragico in diretta. B)La madre delle povera Sarah ha utilizzato l'eco mediatica per fare luce, altrimenti il caso sarebbe stato archiviato come fuga volontaria, quindi, in termini meramente economici, ha pagato il prezzo del suo coraggio. C)La Sciarelli ha chiesto (in modo tardivo e sornione) l'interruzione della trasmissione, quando la frittata era già fatta e la madre, non adusa ai tempi tecnici delle trasmissioni televisive ,ne è rimasta vittima. In tutto ciò LA FAMIGLIA di Sarah non ha avanzato nessun rimpianto, ma allora smettiamola di fare commmenti "in vece" di altri, di chi avrebbe il diritto di farlo , evitiamo falsi (o peggio veri) moralismi e preghiamo per Sarah ed anche per lo sciagurato zio. Grazie
E' veramente indicibile che una madre debba scoprire in diretta televisiva la morte della propria figlia scomparsa da molti giorni: ma la conduttrice, ricevuta la notizia della confessione dell'assassino, non poteva chiudere la trasmissione (o almeno il collegamento) invitando la signora a recarsi a Taranto a telecamere spente? C'è proprio bisogno, nel nulla totale del panorama televisivo sia pubblico che privato, di questo altro "Grande fratello" che è la trasmissione "Chi l'ha visto?" che è capace di generare e alimentare la morbosa curiosità di alcuni telespettatori? Forse bisogna avere solo un può di buon senso, se si sono perse le tracce della dignità delle persone già duramente provate dalla cattiveria degli uomini. Scusate lo sfogo.
Non solo i giornalisti devono chiedere scusa, ma anche ciascuno di noi telespettatori che abbia ascoltato con avida curiosità tutte queste squallide sciocchezze e che ancora adesso coltivi magari la morbosa attesa di altri scabrosi particolari non ancora chiariti. In tutta questa vicenda il lavoro degli inquirenti è invece un fatto positivo ed encomiabile. Si deve al loro ostinato, incrollabile impegno il fatto che oggi una famiglia può piangere, celebrare le esequie della propria bambina, curarne la tomba e, nel tempo, ritrovarla in un'altra dimensione dove l'amore è ancora possibile.
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