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LETTA PREMIER/ Il governo del Paese reale

Se la democrazia italiana non saprà tornare nel Paese reale, il vulcano ribollente dell’insurrezione permanente prima o poi esploderà. Letta è l’ultima chance. ALESSANDRO BANFI

Gianni Letta (InfoPhoto)Gianni Letta (InfoPhoto)

Enrico Letta inizia stamattina le consultazioni per formare un nuovo Governo. Due mesi dopo le elezioni, forse si può tornare a sperare nell’Italia. Come dimostra l’accoglienza positiva dei mercati. Ma c’è una partita decisiva sul destino suo e del suo Governo. Facciamo un passo indietro per capire quale.

A Letta questo difficile compito è stato affidato da uno straordinario Giorgio Napolitano, il vecchio Presidente che le forze politiche hanno scongiurato di rimanere al Quirinale, dopo una settimana di tentativi surreali nel votare il suo successore. Il rinnovato Capo dello Stato ha dimostrato di saper  essere super partes, disinteressato, è rimasto lucido in momenti difficilissimi. Ha spiegato a tutti che la politica è l’arte della soluzione, del compromesso, della convergenza. Ed ha preso le redini quando i partiti, di fronte ad una crisi profonda, sono “impazziti”, come lui stesso ha detto.

Allo stesso tempo, la sua elezione è stata una mossa disperata, l’extrema ratio di un Parlamento riunito in seduta comune, arrivato esausto alla quarta votazione col popolo rumoreggiante fuori dal Palazzo. La vecchiaia di Napolitano, dato anagrafico che sconsigliava la rielezione e che lo ha giustamente fatto resistere alle richieste per lungo tempo, è stata vista, dai suoi critici più feroci, come una grande metafora: un sistema vecchio, decrepito che non riesce a rinnovarsi. Come se non ce la facesse a compiere un necessario salto generazionale. Su Napolitano si è distesa l’ombra di Paul Von Hindenburg, l’ultimo presidente della Repubblica di Weimar, così anziano che morì mentre era ancora in carica. Ma Hindenburg spianò la strada al giovane Hitler. 

Tuttavia il nuovo e il giovane non sono sempre sinonimi del buono e del giusto. Purtroppo. Per l’appunto anche Hitler era “giovane” e Mussolini faceva cantare “Giovinezza”. E però il compito di Napolitano ora è far compiere quel salto generazionale, assecondare quell’ansia di cambiamento tanto giustamente diffusa nel nostro Paese. Ecco la partita che deve giocare Enrico Letta. Che quasi incarna fisicamente questa sfida: il rinnovamento nella democrazia. Se il Palazzo si trincera nei suoi privilegi, attorno al vecchio Presidente, e non si rende conto che deve rinunciare alla sua non più riconosciuta superiorità, tagliare i costi della politica, riformare la legge elettorale, trovare una nuova forma di mediazione con il popolo, può arrivare davvero ad una liquidazione finale. Rischia infatti l’approdo ad una bancarotta morale, non solo economica. 


COMMENTI
25/04/2013 - La liquidità (Giorgio Allegri)

Il commentatore che si chiede come mai il suo estratto conto non contenga tutti gli yen stampati dalla banca centrale giapponese dovrebbe forse chiedere maggiori lumi alla sua banca per sapere dove ha investito i prestiti Ltro che ha chiesto alla Banca centrale europea (Ps: ammazza però che pretesa: pensa che i soldi li stampino per darli a lei?). Se vuol vedere l'abbondanza di liquidità guardi gli indici azionari: gli pare normale che l'indice di Wall Street sia tornato ai livelli precedenti al 2008? O pensa che le azioni si comprino con noccioline? E con che cosa pensa che si comprino i Btp che fanno abbassare lo spread? Con la collezione di Dylan Dog di Enrico Letta? A proposito: qualcosa non va nelle consultazioni...Piazza Affari cede lo 0,1%...evidentemente i mercati sono ancora un po' incerti sulla composizione del governo e restano guardinghi in attesa di capire a chi andrà il ministero della Cultura...Però magari appena Letta prende la sua monovolume per dirigersi di nuovo verso il Quirinale registreremo un +2%... E dai Letta che ti costa far scendere ancora un altro po' lo spread?! E' pura una bella giornata: e piglia sta macchina!!

 
25/04/2013 - Navigazione a vista (Santino Camonita)

In primis: meno male che ci sono ,oltre ai notisti politici, anche commentatori come del presente articolo, che sanno (loro si!) come vanno le cose in campo economico; ma vogliamo essere tutti onesti nell' ammettere che in questa situazione economica- finanziaria-politica nessuno, e dico nessuno,neanche un premio Nobel per l'economia, sa capirci una emerita " mazza"? Ognuno spara la sua e si continua, ahimè, a navigare a vista,quindi è inutile fare colte analisi e tentare di dimostrare che la propria " er mejo" delle altre.In secundis: io tutta questa liquidità di denaro ,per quanto mi sforzi, non riesco a vederla ed il mio estratto conto parla chiaro, quindi se c'è dov'è? e chi c'è l'ha?. Per cui pregasi i commentatori di non avventurarsi sul terreno finanziario, o perlomeno a farlo dopo aver dato almeno una sbirciata alla più modesta pagina economica della " Voce della Martesana" e per eventuali approfondimenti, su " L'eco di Roccacannuccia".

 
25/04/2013 - Mercati (Giorgio Allegri)

Non esiste alcuna "accoglienza positiva dei mercati" né per Letta, né per Napolitano. Semplicemente i mercati sono talmente drogati di liquidità che anche se ci fosse Belzebù al Governo verrebbero comprati Btp, lo spread scenderebbe e i titoli bancari trainerebbero al rialzo la Borsa. Pregasi i notisti politici di non avventurarsi sul terreno finanziario, o perlomeno a farlo dopo aver dato almeno una sbirciata al Financial Times o leggendo gli articoli di finanza che pubblica questo stesso giornale.