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FINANZA/ Il "miracolo italiano" pronto ad aiutare Letta

Paul Krugman, premio Nobel per l’economia, ha scritto una colonna sul New York Times a proposito del “miracolo italiano”. Il commento di ALESSANDRO BANFI

Paul Krugman (Infophoto)Paul Krugman (Infophoto)

Paul Krugman, premio Nobel per l’economia, ha scritto una colonna sul New York Times a proposito del “miracolo italiano” (qui il testo integrale tradotto). È molto interessante perché analizza con lucidità in poche righe la sostanza della nostra situazione presente e le vere possibilità che il Governo Letta ha di giocare una sua partita. Ovviamente il provincialismo (e gli interessi politici) della nostra stampa hanno impedito la diffusione di queste idee. Proviamo a riprenderne il filo.

Lo spread. La prima importante constatazione di Krugman riguarda proprio lo spread. Prende infatti le mosse dallo studio scientifico più importante prodotto a questo proposito dal professore Paul de Grauwe, consulente di Barroso e docente alla London School of Economics. De Grauwe, che ho avuto la fortuna di incontrare a Londra e di intervistare sui suoi studi realizzando il reportage tv “La Grande Speculazione”, è giunto a delle conclusioni impressionanti. Censurate in Italia (Repubblica, ad esempio, lo ha intervistato prudentemente solo dopo le elezioni politiche) perché mettevano in crisi la vulgata bersanian-montiana, indicavano infatti che la vera regia delle nostre difficoltà finanziarie erano da attribuire a un “panico” scatenato a livello mediatico-politico. E non ai fondamentali della nostra economia. De Grauwe sosteneva ancora: questa crisi finanziaria indotta in Italia dal sistema Euro si tradurrà sempre di più in disoccupazione e problemi nell’economia reale. In qualche modo “provocando” la vera crisi. Fu, ahimè, facile profeta.

La crescita. Dice a questo punto Krugman: stretti dagli obblighi europei dell’austerità che Olli Rehn ripete ogni giorno, l’Italia non dovrebbe avere scampo… E tuttavia avviene il miracolo. Nel momento in cui si allenta la morsa sul debito e non si pensa più a un possibile “default” dell’Italia, e soprattutto appena Mario Draghi, con la Bce, promette di sostenere la nostra liquidità, la situazione cambia. Qui viene dato per acquisito un principio di fondo del pensiero di Krugman: non è vero che se l’indebitamento di un Paese supera il 90% del Pil, quel Paese è in crisi. Dipende se cresce o no.

Il miracolo. Ecco dunque arrivare l’economista americano al concetto di “Miracolo italiano”. Krugman rivendica: negli anni Novanta non sbagliavo quando citavo sempre l’Italia come esempio di Paese che può sopportare un pesante indebitamento pubblico e continuare a crescere. I suoi guai sono iniziati con l’avvento dell’Euro, perché da grande potenza è diventato un Paese del Terzo Mondo. Adesso, dice Krugman, grazie a Draghi, è quasi rientrata nel primo mondo.


COMMENTI
02/05/2013 - Paolo Savona (Claudio Baleani)

Paolo Savona queste cose le diceva almeno 2 anni fa. E' incredibile come si possa aver fatto una stupidaggine come l'euro ed aver bruciato anche il ponte da dove eravamo venuti. E' necessario tenersi pronti: preparare una legge di vantaggio fiscale per chi investe in debito pubblico straniero (USA, Canada, Olanda), preparare una dichiarazione di default con pagamento dei debiti allo 0%, ritorno alla lira. A mali estremi e con la Germania che ci dichiara guerra...