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LETTURE / L’amore a termine di Elisa e Roberto

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E bravi Elisa e Roberto! Loro sì che hanno idee chiare e pragmatiche sull’amore! Chi sono Elisa e Roberto? Sono i protagonisti di uno spot pubblicitario che è comparso sulle pagine di quotidiani e settimanali negli ultimi giorni. Il venditore ripropone la classica dinamica ben nota anche ai vecchi commercianti di paese: prendi il mio prodotto anche solo per tre mesi, provalo e, se non ti piace, me lo ridai. Niente di scandaloso. Solo che per spiegare questo concetto la campagna pubblicitaria tira in ballo come «prodotto» da provare l’amore. Vediamo, infatti, la fotografia di un albero sulla cui corteccia due innamorati, Elisa e Roberto appunto, hanno inciso il loro amore.

C’è scritto: «Elisa», poi sotto un bel cuore (che penso significhi: «ama») e poi «Roberto». Carini i due innamorati! Magari da vecchi potranno portare i nipotini a vedere quell’albero e spiegar loro com’è iniziato il proprio vicendevole affetto. E invece no. Perché c’è un’aggiunta sulla corteccia. «Elisa ama Roberto. Per tre mesi (poi si vedrà)». C’è scritto proprio così: «Per tre mesi (poi si vedrà). È l’amore a tempo. È l’amore che si lascia una via di fuga. È l’amore che mette in preventivo una data di scadenza, come il formaggio o la lattuga. O meglio: non è l’amore. È una sua triste caricatura. Ed è una voluta mistificazione. Perché tutti sappiamo che il sorgere dell’affetto che ti spinge ad incidere su una corteccia il tuo nome legato a quello di un’altra porta con sé la voglia matta che sia per sempre. Quando dici «Ti amo» non ti viene neanche in mente di porre un limite temporale. E se ti viene in mente sai perfettamente che stai dicendo una menzogna, che stai deliberatamente ingannando l’altro. Che non è vero che l’ami.

Si dirà: è una pubblicità; non facciamone una tragedia. Eppure a me sembra davvero una tragedia. Sia nel senso che se una pubblicità così è possibile significa che la confusione sulle parole – in questo caso una delle più belle nella vita di una persona: amore – è già arrivata ad un livello tale che si può far loro dire qualsiasi cosa e perfino il contrario dell’esperienza che esse indicano. Sia nel senso che certe mentalità vengono veicolate anche con questi mezzi apparentemente innocui, quasi giocosi. E invece è pericoloso giocare con le parole. Ne va di mezzo la possibilità di capire se stessi.

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