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LETTERATURA/ Dino Buzzati, la voce del mistero nel deserto dei bempensanti

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Quest'anno è il quarantesimo anniversario della pubblicazione della Boutique del Mistero di Dino Buzzati. Si tratta di un libro che esprime una letteratura pressoché unica nell'ambito culturale che avvolgeva il 1968. Qual è la differenza fra la scrittura di Buzzati e quella di gran parte dei suoi contemporanei?

 

Una grande differenza. In effetti Buzzati è stato, non dico emarginato, ma, in un certo senso “oscurato”. Si è cercato di coprire la sua voce, di smorzarla, perché era l'unico scrittore che in quel periodo avesse una concezione della vita davvero molto complessa, molto profonda, mentre allora, dietro tanto idealismo, si viveva in superficie. Si parlava di “realismo”, ma era un realismo non reale perché la realtà dell'uomo non è semplice come da allora in poi si è preteso di farla apparire.

Quando Buzzati parla di mistero non si riferisce certo alla magia o ai giochi di un prestigiatore, ma è un mistero che ha delle dimensioni gerarchiche che vanno dalla vita materiale fino alla vita dello spirito. Buzzati si apre a tutte le dimensioni dell'esperienza umana ed esistenziale rimanendo così una delle poche eccezioni ancora al giorno d'oggi, dove la stragrande maggioranza degli scrittori è stata per così dire omologata dalla cultura materialista.

 

Qual è l'origine di questo senso del mistero che avvolge tutti i romanzi e racconti dello scrittore?

 

Quale ne sia la radice più profonda non possiamo dirlo, poiché questa appartiene all'intimità della persona dello scrittore.

Possiamo però osservare in primo luogo la sua immensa preparazione culturale e letteraria unita a un'enorme sensibilità interiore. È la sua profonda spiritualità, come dicevo prima, a consentirgli in vedere il mondo in maniera più complessa e articolata di molti altri scrittori. Per Buzzati non c'è solamente il dato materiale, o meglio, questo serve solamente a disvelarne la causa superiore. Di fronte alle montagne la prima domanda che si pone inevitabilmente è: «perché esiste la bellezza?» Ma questo atteggiamento non si limita esclusivamente alle esperienze “sublimi”. Egli infatti vede in ogni dettaglio, il suo “retroterra”.

"Da dove cominciano i fenomeni e perché c'è quella concatenazione per cui si generano coincidenze che sono sì, in un certo senso, misteriose?". Questa è l'eterna domanda di Dino Buzzati. Ed è questa profondità di prospettiva che affascina Buzzati e che fa della sua narrativa qualche cosa di insolito nella narrativa “realista” del novecento.

 

Molti indicano il “fattore natura” nella poetica di Buzzati, il fatto di aver trascorso infanzia e adolescenza fra le montagne del bellunese ha inciso sulla sua opera?

 

Oltre alla natura, che indubbiamente ha svolto un ruolo importante, c'è una certa cultura che non esiterei a definire mitteleuropea. E che non è solamente di stampo naturalistico, ma anche incentrata sull'uomo e sui suoi limiti. Il mistero della natura e il mistero dell'uomo si incrociano e nascono situazioni che sono sorprendenti.

Pensiamo al Crollo della Baliverna, che cosa ne determina la caduta? Una lieve crepa. Proprio questa piccola causa simboleggia lo stupore di Buzzati per le minime sfumature e i nascosti risvolti della realtà.

 

A quanto pare in Francia lo scrittore è particolarmente apprezzato, forse più che nel nostro Paese.

 

Sì, è verissimo. È talmente forte l'avversione per Buzzati nel nostro Paese, da parte di molti segmenti del potere culturale, che vi sono altre nazioni in cui i suoi scritti hanno molta più eco.

Un esempio di insofferenza della cultura italiana per Buzzati si vede dal fatto che in Francia è vissuto un grande scrittore, morto lo scorso 22 dicembre, che si è ispirato all'opera di Buzzati. Si tratta di Julien Gracq che in patria ha avuto molto successo. Di Gracq non è stata tradotta in Italia neanche un'opera. Eppure anche in Francia c'è stata, e c'è tuttora, una forte cultura di sinistra, pensiamo ad esempio a Sartre. Però, evidentemente, vi è lo stesso maggiore libertà di pensiero che da noi.

 

Buzzati ha avuto successo anche in altri paesi d'Europa?

 

Sì ma soprattutto in Francia. Là addirittura esiste l'associazione Dino Buzzati e vengono pubblicati dei chaiers sul nostro scrittore.

 

Molto spesso il lavoro di Dino Buzzati viene paragonato a quello di Franz Kafka. Addirittura egli stesso ne pare infastidito quando, ironicamente, afferma di non poter scrivere neanche un telegramma senza correre il rischio che qualche critico trovi delle analogie con lo scrittore praghese. Lei che cosa ne pensa?

 

Quando ho scritto il libro su Buzzati, che è stato il primo pubblicato in Italia, andai a trovarlo a Milano. Una delle domande che gli rivolsi riguardava il suo rapporto con Kafka. Egli mi rispose che conosceva molto bene lo scrittore ceco, ma aggiunse che quando aveva scritto I sette messaggeri non aveva ancora letto il racconto kafkiano Il messaggio dell'Imperatore. A mio avviso la spiegazione di queste coincidenze risiede nel fatto che i due scrittori condividevano alcune domande interiori.

In passato ho fatto anche un paragone tra Buzzati e Borges dimostrando che anche in essi c'è un'origine comune. I due non solo non si conoscevano, ma è pressoché certo che l'uno ignorasse completamente l'opera dell'altro e viceversa. Eppure entrambi scrissero praticamente lo stesso racconto.

Per Buzzati la trama riguarda un principe orientale ammalatosi di lebbra, il quale terrorizzato all'idea di rinunciare alla propria vita mondana si rivolge a un santone chiedendogli come possa guarire. Il santone gli consiglia di pregare insistentemente, ed egli comincia a farlo. Quando Dio gli concede la guarigione il principe è così tanto interiormente cambiato che si rifiuta di abbandonare il lazzaretto nel quale era stato rinchiuso.

Analogamente Borges descrive la storia di uno stregone sudamericano rinchiuso in carcere ai tempi dei conquistadores, il quale durante la sua prigionia scorge fra le strisce di una tigre un messaggio divino, ha un'estasi e decide di non abbandonare più il proprio carcere.

Che dire di fronte a una simile coincidenza di visioni? Soltanto che gli spiriti sensibili sono comunemente legati da una certa particolare percezione della realtà.

 

A suo avviso l'opera di Buzzati può avere un ruolo educativo?

 

Certamente. Ai miei figli e ai miei nipoti ho sempre suggerito di leggere Buzzati, poiché egli apre la mente ad altre dimensioni che vanno oltre lo schiacciamento sulla materia che pervade la cultura quotidiana. Viviamo purtroppo in un mondo minimalista, che tenta incessantemente di ridurre l'uomo ai propri immediati e semplici bisogni senza farsi troppe domande. Ma l'uomo non è fatto per essere minimalista. Tutt'al più per essere "massimalista".

Voglio aggiungere una cosa: dicono tutti che Buzzati non fosse un credente. A mio avviso non c'è nulla di più sbagliato. Egli era profondamente credente in quanto continuava a domandarsi il senso delle cose e a non accontentarsi della superficie. Inoltre in numerosi racconti testimonia il proprio grande legame con il cristianesimo cattolico. Primo fra tutti: Il disco di posò.



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COMMENTI
01/12/2008 - Interprete del dilemma dell'esistenza (Piero Sampiero)

Il grande Dino Buzzati, uno degli autori "classici" del novecente, è stato soprattutto l'interprete inquieto del dilemma dell'esistenza dell'uomo post- moderno, sempre alla ricerca di una dimensione non superficiale e profonda della vita e del suo mistero; del destino complesso dell'uomo, tormentato da mille domande e da mille aspettative. In questo senso il narratore "borghese" per eccellenza del secolo scorso, nell'inesauribile esigenza di un ordine elevato, in grado di rispondere ai dubbi quotidiani e alla malinconia della fine (si veda la serie di racconti dal titolo "Il reggimento parte all'alba"),è plausibilmente alla ricerca costante della fede. Non sarà forse da considerarsi un "credente" nel senso compiuto del termine, come afferma l'illustre critico e saggista Fausto Gianfranceschi, ma uno spirito attento ai simboli del reale (la vetta della montagna, la distanza del deserto, l'attesa silenziosa e disciplinata nel vuoto incombente), un uomo colto ed uno scrittore raffinato e sensibile, che non spezzò mai il legame della propria anima con il sacro.

 
25/11/2008 - Buzzati è un grande (Claudio Baldoni)

Anch'io sono da quarant'anni ammiratore di Buzzati (ricordo che quando morì, i miei compagni di liceo post-sessantottini mi chiesero ironicamente perché non fossi andato a scuola coi pantaloni a mezz'asta) e anch'io mi sono sempre chiesto come possa dirsi ateo uno che ha scritto "Il disco si posò" (una volta che mi trovai, giovanissimo, a fare inopinatamente il supplente di Religione per una settimana me la cavai facendo leggere questo meraviglioso racconto in tutte le classi e non credo di essere incorso nell'eresia); sta di fatto che lui si definiva tale, se non sbaglio. Mi chiedo se tra i suoi modelli non dovrebbe essere considerato anche Adalbert Stifter, per il senso misterioso e - forse inconsciamente - religioso, della natura alpina.

 
25/11/2008 - Buzzati (Maria Antonia Savio)

Leggere un Autore vero (tale infatti è Buzzati, e uso il tempo presente, perchè non credo che la morte abbia l'ultima parola sulla Vita... e che bella la cvita di chi sa narrare, trasmettere la vita....!), leggere un Autore vero, insieme a ragazzi, giovani, bimbi o adulti, è un'esperienza fondamentale nell'educazione. Chi sa scrivere, narrare, raccontare, esprimere la profondità dell'anima è un Dono del Creatore. Buzzati è un credente, nel senso pieno, capace di comprendere l'Incarnazione: Dio si è fatto uomo negli uomini. Molti sono gli esempi che portano a questa convinzione: "Il cane che ha visto Dio" "Troppo Natale" non sono che i primi due che affiorano alla mente. Così ho imparato da lui che il Creatore continuamente crea attraverso persone come Buzzati, perchè infonde in noi il Suo Spirito, capace di rivelarsi infine, nonostante tutte le difese, le strutture che uomini singoli o collettività (la società!) costruiscono. Per quel che mi riguarda mi piacerebbe anche solo assomigliare a quel cane... passeggiare sulla terra e nei cuori delle persone che incontro con lo stesso passo lieve, umile testimone anch'io di un Evento che ti cambia la vita, ti trasforma e ti regala la Risurrezione...

 
24/11/2008 - Story teller (giulio caligara)

A me Buzzati sembra innanzitutto uno straordinario story teller, come lo sono soltanto certi scrittori Yddish di origine (è vero!) mitteleuropea. Non so, penso ad esempio a Josef Roth. Per colui che veramente racconta, ciò che "vede" è pregno di mistero. Non così per lo scrittore che fa finta di raccontare ed invece costruisce soltanto.

 
24/11/2008 - Buzzati (Giancarlo Castagna)

Fa certamente piacere trovare una voce così autorevole che chiarisca anche a me, da sempre affascinato dalle opere di Buzzati, il senso ultimo della comune appartenenza degli uomini, di tutti gli uomini, al Mistero Creatore che tutto pervade la nostra vita e le nostre esperienze se appunto non ci si limita a vivere in un materialismo edonista e minimalista che troppo ha pesato ed oscurato lo sviluppo del pensiero del secolo scorso condizionato dai vari -ismi che tanto danno hanno provocato. Osservare, riflettere, approfondire fino al limite del possibile, inchinarsi di fronte all'Inconoscibile, accettarlo e farlo proprio: questa, a mio sentire, la sublime arte e poesia di Buzzati.