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GIOVANI/ Ma i ragazzi di oggi sono quelli della televisione?

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Che cosa ne so io dei giovani? Dei giovani ne so quanto mi viene della Tv. Pare che siano i frequentatori delle discoteche, quelli dello sballo, quelli dei mortali incidenti automobilistici del sabato sera, quelli del bullismo, quelli delle fogge griffate, del consumo di nicotina e dell’alcool, il tutto con più o meno frequenti intervalli gremiti di altri giovani in compunto e commosso ascolto del Pontefice di turno. Poi sempre dalla Tv, gli shahid, strani martiri martirizzanti più innocenti possibili, i manovali della mafia e della camorra, quelli dello stupro di gruppo, o i violenti  dell’estrema destra e sinistra. Quindi i giovani in divisa, armati per difendere la Patria anche se da essa assai lontani. Ma ai miei occhi si offrono ancora vecchie immagini di folle giovanili in esaltata adorazione di un Hitler,  di uno Stalin o di altri capipopolo di solito dotati di un carisma paranoico ad alta tensione. Senza contare i giovani sfamati e addestrati dalle madrasse, o al seguito dei tanti imam e mullah o, da noi, delle Frattocchie, o plagiati da cattivi maestri.
Ma allora chi sono i giovani? I destinati a qualsiasi manipolazione degli adulti?

 

Prendiamo, per esempio, “Le scuole e le Università”e l’oceanica protesta capitanata dalla sinistra contro il ministro Gelmini. Tanto clamore e neppure una proposta originale, la loro voce non va oltre il taglio dei fondi e la riduzione del numero delle università e relativi studenti e professori, in disinvolta commistione tra scuole e università. E io che speravo in un approccio innovativo, in una incruenta rivoluzione, che ritengo congeniali alla particolare intelligenza e sensibilità giovanile. Avevo sperato di sentire come premessa garanzie sulla preparazione degli insegnanti, ma poi sopratutto sulla apoliticità e sulla sanità del loro stile di vita. Sarebbe stata l’unica vera innovazione, utile a svecchiare la dialettica politica dalle usuali sterili antinomie. Questo vuoto propositivo stride con la naturale propensione giovanile a manifestare ora pro ma sopratutto contro, e rivado con dolore ai giovani eroi di piazza Tienanmen. Allora c’è da chiedersi come siano da prendere sul serio certe adunate di massa e quali le responsabilità di chi le monta artatamente ai fini di ben altri obbiettivi.

 

Ciò che più m’intriga è la constatazione di quanto i giovani siano inconsapevoli del loro enorme potere se basato non sulle pretese e sulle proteste, ma sulle loro stesse scelte di vita. Hanno nelle loro mani la rivoluzionaria possibilità di cambiare in notevole quota la faccia del mondo, e non l’adoperano. Un esempio? forse tra i più importanti: quale ricaduta avrebbe nell’economia mondiale e nell’etica dei comportamenti se dichiarassero di bandire in massa l’uso di qualsiasi tipo di droga? È pura fantasia supporre che un distruttivo giro d’affari forse più o meno eguale a quello delle armi e della prostituzione e dello sfruttamento crollerebbe? È pura fantasia supporre che tante coltivazioni tornerebbero a produrre utile cibo anzi che strumenti di morte fisica e/o mentale? Specie nei luoghi che fanno da traino al resto del mondo perché non supporre che i giovani, naturalmente provvisti di un capace serbatoio d’intatta intelligenza, possano adoperarla per una rinata scala di valori anzi che attendersi tutto dal troppo fatto e disfatto delle precedenti generazioni? Sarebbe una rivoluzione a costo zero, senza alcuno intervento politico dimostratosi impotente ad arginare note derive criminogene. Salvo che da qualcuno si dimostri essere il problema droga null’altro che una bolla mediatica. E allora siamo agli abituali problemi, quali i numeri reali? Quanti, molti o pochi, dei bei volti giovanili dei tanti raduni sarebbero o non sarebbero maschere di un macabro e distruttivo destino? Come non risalire ai compiti – che dovrebbero essere obiettivi - dell’informazione?

 

(Gloria Capuano)



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