BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

Caso Moro, tra storia e fantasia

Pubblicazione:

moro prima corriere_FN1.jpg

Tesi – A trent’anni di distanza dai cinquantacinque tragici giorni del caso Moro, giornali e televisioni ritornano a più riprese sull’argomento, con libri, inserti fascicoli, testimonianze, reportage fotografici e altro materiale vario. Ma sulla ricorrenza continua a pesare, come un convitato di pietra, il fardello delle ricostruzioni complottistiche, mai completamente argomentate, bensì accennate, sussurrate, come la verità “vera” che nessuno vuole ammettere. La Cia, la P2, la seduta spiritica, il coinvolgimento di Kissinger: tutti elementi che passano in rassegna come una serie di fatti a tutti noti, ma che non si ha il coraggio di ammettere. La produzione cinematografica sul caso Moro, poi, è stata negli ultimi anni particolarmente prodiga nell’avvallare le tesi cospirative.

Antitesi – Il problema, come sottolinea lo storico Drake nell’intervista fatta da Marco Bardazzi, e a cui rimandiamo, è che non c’è lo straccio di una prova che possa anche solo far ipotizzare quantomeno la verosimiglianza di tali teorie. E, ancor più grave, come sottolinea l’approfondimento di Gianluigi Da Rold, è che, perdendosi nella caccia alle farfalle dei complotti vari, si perde l’occasione per fare un’analisi seria di quanto in quei giorni si è manifestato sotto gli occhi di tutti: il fallimento di una politica ancora tenacemente attaccata alle ideologie. Perché sia la violenza del terrorismo, sia l’inefficacia del consociativismo fanno da quinta di scena al rapimento e alla morte di Aldo Moro.

Sintesi – E ancor più che dall’analisi politica di quegli anni, le teorie complottistiche allontanano da uno sguardo ancor più profondo su quel che è accaduto in quei giorni: la tragicità di una «realtà senza Dio», come ebbe a definirla in uno splendido editoriale sul Corriere della Sera Giovanni Testori. Il genio del grande scrittore lombardo alzò il velo sulla più grande dimenticanza di quei giorni, dimenticanza che tutt’oggi si protrae nel commemorarli: «neppure nelle parole pronunciate o scritte da chi, per il segno stesso di cui fregia la propria militanza politica, ci sarebbe parso naturale, il nome di Dio è venuto fuori; e neppure è uscito quello della sua assenza; del vuoto, intendo, che la sua assenza ha determinato nella società dell'uomo». «Perché – si chiede Testori – almeno ieri, almeno oggi, almeno adesso, non si pone fine al sistema delle retoriche, opposte eppur eguali, e non si aiuta l'uomo a porsi con terribile chiarezza di fronte alla realtà? Perché chi ha la possibilità e, dunque, il dovere di farlo, non l'aiuta a capire come sia proprio la realtà sociale a naufragare una volta che essa venga privata del suo sangue sacro e religioso? Perché s’è avuto e si ha ancora il timore di dire che il Dio rifiutato è un vuoto che nessuna demagogia del benessere e dell’eguaglianza, o d’ambedue assieme, può colmare; e che quel vuoto, a riempirlo, sarà solo il cupo inferno della materia impazzita e della sua impazzita cecità e solitudine?». Sono domande essenziali, da porsi ancora oggi per evitare che quella violenza, in forme magari diverse, continui a dominare nella nostra società.



© Riproduzione Riservata.