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Palatucci, il questore di Fiume che salvò 5.000 ebrei dai lager

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«Commissario all'Ufficio stranieri della Questura di Fiume, tanto operò in favore degli ebrei e di altri perseguitati che venne arrestato dai nazisti nel settembre 1944 e deportato a Dachau». 17 aprile 1955. Conferimento della medaglia d'oro da parte dell'Unione delle Comunità Israelitiche d'Italia

«Giovanni Palatucci offrì a tutti i suoi uomini una piccola, nascosta bandiera di dignità. Permise a tutti loro di fare del bene, di sentirsi uomini senza dover contravvenire alle regole, alle istituzioni, alla divisa. Lui era il capo, e loro furono tra i pochi, in quegli anni disperati, a non dover lacerarsi tra ordini e principi morali: grazie a Palatucci, coincidevano». Dalla Prefazione di Toni Capuozzo

Lo scrittore Angelo Picariello nel libro Capuozzo, accontenta questo ragazzo. La vita di Giovanni Palatucci (edizioni San Paolo, 304 pagine) fa un ritratto del penultimo questore di Fiume che negli anni dal 1938 al 1944 salvò moltissimi ebrei dalla deportazione; arrestato, morì a Dachau poco prima della liberazione. Oggi è in corso la sua causa di canonizzazione. (Al personaggio è stata inoltre dedicata la fiction televisiva Senza confini, interpretata da Sebastiano Somma e Chiara Caselli).
Il libro è stato presentato ieri alla Pontificia Università Lateranense di Roma. Sono intervenuti l'autore, monsignor Rino Fisichella, il Capo della Polizia di Stato Antonio Manganelli, il professor Rino Guerrero e il senatore Giulio Andreotti.

Palatucci e Capuozzo - Almeno cinquemila, ma altri tremila ne attesta l’agente di polizia Alberino Palombo e altre migliaia potrebbero essere passati sfuggendo a ogni controllo, sono stati gli ebrei salvati da Palatucci prima dell’armistizio del settembre del 1943. Quegli ebrei fatti passare al confine e provenienti dalla Serbia governata dai filo nazisti, o dall’Est europa. Picariello riporta le testimonianze dei familiari, amici, conoscenti, congiunti di ex colleghi di Palatucci e di sopravvissuti al campo di Dachau. Scrive Paolo Luigi Rodari su "il Riformista" del 21/06/2007: «Gli ufficiali della Finanza al massimo tolleravano, facendo finta di niente, ma chi si sporcava le mani organizzando tutto, e rischiando di persona, era sempre lui: Giovanni Palatucci. Un’opera coraggiosa, dunque, andata avanti per anni. Fino al giorno dell’arresto da parte dei tedeschi. L’ultimo a parlare con Palatucci, alla stazione di Trieste, già chiuso con altri mille deportati in un vagone piombato fu il brigadiere Pietro Capuozzo, padre dell’inviato del Tg5 Toni, autore della prefazione del libro. Al fidato brigadiere, Palatucci raccomanda non se stesso, ma un ragazzo di Trieste che veniva deportato con lui a Dechau: gli fa scivolare tra le mani un biglietto, “Capuozzo, accontenta questo ragazzo”». Da qui il titolo dell'opera. Scrive Marina Rossi, su Il Piccolo di Trieste, del 17 luglio 2007: «Sulle circostanze che determinarono l'arresto del Palatucci il dibattito rimane aperto. Diversi riscontri inducono a ritenere molto probabile la denuncia alle autorità germaniche da parte di qualche zelante fautore della Repubblica di Salò, così come, altre fonti ipotizzano invece per il Palatucci l'accusa di tradimento, in quanto simpatizzante di un progetto autonomista per la città di Fiume, il cosiddetto Stato Autonomo Liburnico, da realizzarsi con il favore degli anglo-americani. Ma al di là di ogni strumentalizzazione, l'aiuto prestato agli ebrei da Giovanni Palatucci, appare indubitabile».

L'autore - Angelo Picariello è nato nel 1961 ad Avellino, città in cui è stato per un decennio consigliere comunale. Attualmente è giornalista di «Avvenire» e si occupa di cronache e politica italiana.



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