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Oltre il '68: dai cedimenti dell’ideologia, alla rinascita in un incontro

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Il giudizio del Cardinal Schönborn – Anche l’autorevole voce del Cardinale Christoph Schönborn, arcivescovo di Vienna, entra nel dibattito sul ’68: vi entra però in punta di piedi, con la sottile autoironia di un principe della Chiesa che si definisce un «sessantottino invecchiato». Ma all’autoironia fa seguito anche un giudizio profondo sugli ideali e le ideologie che hanno animato quegli anni: «Il bisogno di giustizia - ha ricordato Schönborn - era un grande tema: cambiare le strutture, non cospargere qua e là un po' di compassione. Era questa la tentazione del marxismo: di dover cambiare radicalmente la società». Ma c’è qualcosa di più: «Nel ’68 – aggiunge il Cardinale – si riteneva che le singole opere di misericordia cementassero soltanto le ingiuste strutture». Schönborn richiama così in maniera diretta le parole dell’enciclica «Deus caritas est» (cap. 28) di Benedetto XVI, con cui il Papa smaschera una delle più grandi ambiguità del nostro tempo: «L'amore — caritas — sarà sempre necessario, anche nella società più giusta. Non c'è nessun ordinamento statale giusto che possa rendere superfluo il servizio dell'amore. Chi vuole sbarazzarsi dell'amore si dispone a sbarazzarsi dell'uomo in quanto uomo». 

La rinascita in un incontro – Qualcuno, purtroppo, doveva pagare gli errori dell’ideologia descritta da Schönborn: «Chi ha pagato, alla fine, – ricorda Pier Alberto Bertazzi nell’approfondimento cui rimandiamo – sono stati soprattutto gli studenti. Molti, è vero, hanno fatto carriera, forse proprio grazie ai “meriti” di quel tempo. Molti però hanno avuto la vita rovinata o tolta». Così come ha pagato anche, in un certo senso, chi si è fatto travolgere dalle ideologie di quegli anni, perdendo la bussola dell’ideale e avendo la vita travolta da una violenza che non è la propria. Illuminante in questo senso il racconto di Leonardo Marino, nell’intervista che riportiamo. Ma quello che conta di più, sia nell’esperienza personale di cui Marino parla, sia nel racconto di Bertazzi, è la possibilità di una rinascita, di cui entrambi parlano e danno testimonianza diretta. La possibilità cioè di un incontro che valorizzi e porti a compimento realmente, senza inganni, le esigenze e gli ideali autentici che sono stati, almeno inizialmente, all’origine di tutto quel movimento denominato Sessantotto. È di questa rinascita, innanzitutto, che ci interessa parlare.



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