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Libertas Ecclesiae, garanzia di libertà per tutti

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Il riconoscimento del ruolo pubblico della fede – «Un potere che rispetta la libertà di un fenomeno così sui generis come la Chiesa è per ciò stesso tollerante verso ogni altra autentica aggregazione umana. Il riconoscimento del ruolo anche pubblico della fede e del contributo che essa può dare al cammino degli uomini è, dunque, garanzia di libertà per tutti, non solo per i cristiani». Con queste parole il documento diffuso da Comunione e Liberazione in occasione dell’imminente tornata elettorale enuncia il concetto di libertas Ecclesiae come valore da difendere nell’interesse non solo dei cattolici, ma dell’intera società. Che il «ruolo pubblico» della fede sia un patrimonio di tutti non è un giudizio che trova espressione solo all’interno della Chiesa; ne ha dato ad esempio testimonianza il presidente francese Nicolas Sarkozy, nel discorso pronunciato nella basilica di San Giovanni in Laterano, il 20 dicembre 2007. In quell’occasione Sarkozy ebbe ad affermare il medesimo principio: «Certamente, coloro che non credono devono essere protetti da ogni forma di intolleranza e di proselitismo. Ma un uomo che crede è un uomo che spera. E l’interesse della Repubblica è che ci siano molti uomini e donne che nutrono speranza. La disaffezione progressiva delle parrocchie rurali, il deserto spirituale delle periferie, la scomparsa dei patronati e la penuria dei sacerdoti non hanno reso i francesi più felici. Questa è un’evidenza». La speranza dell’uomo che crede è dunque un’evidenza, nonché un bene per tutti; ma a questa constatazione si aggiunge anche la presa di coscienza che la morale cristiana, in quanto libera da vincoli contingenti, è una fonte inesauribile di bene per la società intera: «vorrei anche dire – continua ancora Sarkozy – che, se esiste incontestabilmente una morale umana, indipendente dalla morale religiosa, la Repubblica ha interesse a che esista anche una riflessione morale ispirata alle convinzioni religiose. Anzitutto perché la morale laica rischia sempre di esaurirsi o di trasformarsi in fanatismo quando non è appoggiata ad una speranza che colma l’aspirazione all’infinito. Poi e soprattutto perché una morale sprovvista di legami con il trascendente è maggiormente esposta alle contingenze storiche e in definitiva all’arrendevolezza».

«Mantenere desta la sensibilità per la verità» – Impossibile non sentire, in questo passaggio del discorso del presidente francese, una consonanza con quanto detto, qualche mese più tardi, da Papa Benedetto XVI nell’allocuzione per l’incontro con l’Università La Sapienza di Roma (discorso non pronunciato direttamente dal Papa per le ben note circostanze), laddove il Santo Padre fa riferimento all’auspicabilità di un «processo di argomentazione sensibile alla verità», così come definito dal filosofo tedesco Jürgen Habermas. Ma Ratzinger specifica che «è cosa molto difficile da trasformare in una prassi politica. I rappresentanti di quel pubblico “processo di argomentazione” sono – lo sappiamo – prevalentemente i partiti come responsabili della formazione della volontà politica. Di fatto, essi avranno immancabilmente di mira soprattutto il conseguimento di maggioranze e con ciò baderanno quasi inevitabilmente ad interessi che promettono di soddisfare; tali interessi però sono spesso particolari e non servono veramente all’insieme». In quest’ottica compito della Chiesa nella società è, sempre secondo le parole del Papa, quello di «mantenere desta la sensibilità per la verità». Reciprocamente, la ragione “laica” non deve essere «sorda al grande messaggio che le viene dalla fede cristiana e dalla sua sapienza», altrimenti «inaridisce come un albero le cui radici non raggiungono più le acque che gli danno vita. Perde il coraggio per la verità e così non diventa più grande, ma più piccola».
Alla luce di queste considerazioni, ilsussidiario.net decide di dedicare una serie di approfondimenti al concetto di libertas Ecclesiae, in tutte le sue sfaccettature: sia nell’attualità politica, sia nelle sue radici storiche, filosofiche e giuridiche. Apriamo con l’intervista a Ernesto Galli della Loggia, in cui vengono tracciate le linee essenziali del rapporto tra Chiesa e politica, soprattutto in Italia; e un contributo di Giorgio Feliciani, che sottolinea l’opportunità di rilanciare il tema della libertas Ecclesiae anche in occasione di questa campagna elettorale.



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