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L’antidoto al pessimismo (come quello di Vasco Rossi) nella ricerca del vero senso delle cose

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Vasco Rossi è passato dalla vita spericolata a una sconfitta dell'uomo e a un'idea negativa della realtà con la sua visione pessimistica sulle cose enunciata nel suo ultimo disco “Il mondo che vorrei”. Anche il mitico Vasco sembra ormai aver ceduto sulla fantastica trasgressione dei suoi anni più magici per farsi travolgere da un sentimento di diffuso pessimismo.
Allora nasce il dibattito: è veramente così, siamo affidati a un destino incerto e nello stesso tempo cattivo? Forse analizzando le società di tre paesi come Russia, Italia e Stati Uniti ci accorgiamo che il rifiuto di Cristo e di un senso religioso delle cose porta spesso a una disperazione dell'uomo. In Russia, per esempio, dopo la fine del regime comunista sta trionfando la regola della concezione materialista delle cose. Il modello Putin, permeato di tanto nazionalismo, nasconde questa voglia di successo dei cittadini di Mosca che sta provocando tante ferite in un mondo abitato da sempre più ricchi e dove il rispetto della persona sta diventando una merce rara. Quasi che la Russia volesse imitare la società americana, dove lo sfrenato individualismo porta a una battaglia continua, dove vige la legge del più forte e dove la regola del possedere per essere felici dimostra la crisi che la società positivista e materialista vive dentro di sé.

Non riconoscere Cristo nella civiltà della vittoria vuol dire mancanza di etica, nessun rispetto per la natura, imperialismo selvaggio e quella disperazione che dipende dal volersi affidare all'esito degli eventi. È il trionfo del relativismo e della mancanza di un punto di riferimento tanto fondamentale per la felicità dell'uomo. E anche l'Italia è rimasta influenzata dal modello americano: voler possedere la realtà, di cui però non si può comprendere tutto il senso, perché questo non è nel potere e nella forza dell'uomo. Anche l'Italia, quindi, risente di quest'immagine edonistica della realtà, che non risolve i quesiti più grandi della vita.
Ma perché questa sfrenata corsa all'individualismo della società occidentale non rende contenti gli uomini? In un recente sondaggio in Gran Bretagna si è scoperto infatti che è aumentato il livello del benessere, ma la felicità delle persone è incredibilmente diminuita. In un paese povero come l'India, dove la lotta per la sopravvivenza è una cosa che riguarda la vita quotidiana, invece la gente è più felice, o almeno non vive con quella rabbia che contraddistingue la società occidentale. Certo nascere poveri non è una fortuna e bisogna fare di tutto per contrastare le differenze sociali e le disparità economiche esistenti nel mondo. Di certo c'è che la società indiana è permeata da un fortissimo senso religioso. E le persone vivono questa dimensione offrendo quasi la loro fatica e la loro esistenza per una concezione dell'uomo che non vuole ritornare all'uomo, ma che afferma la presenza di quel Quid che è il vero punto di riferimento di tutto.

Ancora meglio si legge questa interpretazione della realtà in un altro paese con gradi problemi sociali come il Brasile, dove l'atteggiamento di gran parte della popolazione risente di questa adesione al cristianesimo che spiega una possibile vittoria dell'uomo sulla realtà. Anche nei gesti, nella ritualità, nella concezione di migliaia di brasiliani è sottinteso questa spiritualità profondamente religiosa che gli fa amare la vita in qualunque condizione. Nelle favelas di Rio de Janeiro, di San Paolo è la passione di Cristo, la sua resurrezione che ogni giorno vince su una realtà più forte di noi e che non possiamo possedere. Quella realtà che il mondo materialista non riesce a incanalare dentro schemi precisi. Quella realtà che Vasco Rossi fatica a comprendere è più forte di qualsiasi dolore, della vecchiaia, della morte, della fatica, di ogni avversità. perché il destino della nostra felicità c'è lo da un punto di riferimento speciale. È Cristo che vince su tutto, il suo messaggio universale infinito.
Il cielo di Rio oggi è più bello. E c'è un sole che splende per sempre.

(Franco Vittadini)


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