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CULTURA/ L’ultimo libro di Cormac McCarthy: in poche parole, la possibilità della salvezza

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«Tutto ciò che non riguarda la vita o la morte non è interessante». Parola di Cormac McCarthy. E leggendo il suo ultimo Sunset Limited c’è da credergli, che non gli interessi null’altro che la vita e la morte. Vita e morte come dato, ma anche come scelta: un dato che diviene coscienza e che quindi chiede un’adesione, un’opzione basata su un significato (o su un non-significato).
È un percorso verso l’essenzialità, quello di McCarthy.
Non è un paese per vecchi segnava già, rispetto al passato narrativo-avvenutoroso della “trilogia della frontiera” (Cavalli selvaggi-Oltre il confine-Città della pianura), una potente ricerca di sintesi, un’affermazione di semplicità ed essenzialità esistenziale, rappresentata dalla granitica imponenza umana dello sceriffo Ed Tom Bell. Che è forse uno sconfitto (ma è lui sconfitto dal mondo, o è il mondo, che va in un’altra direzione, ad essere il vero sconfitto?); ma, se anche fosse, è comunque uno sconfitto a testa alta. Perché è dalla parte giusta, quella parte che ha avuto in eredità e di cui vorrebbe fare erede un mondo che invece non ne vuole sapere.
Poi arriva l’essenzialità totale, assoluta della Strada: un padre, un figlio, un passato che è tragedia definitiva e un futuro che sembra il nulla; la strada, la ricerca del Sud, il fuoco da portare con sé e mantenere in vita; le parole, poche, scarne, e le domande, tante e grandiose. E su tutto una sola verità: un figlio, che è tutto per un padre che non ha più nulla; e un padre, che è tutto per un figlio che non ha mai avuto nulla. Ma il significato presente in quel padre e in quel figlio è appunto il tutto, che salva loro e il nulla che li circonda.
Un significato presente, che chiede di essere riconosciuto, è anche il protagonista nascosto di Sunset Limited. La scarnificazione della realtà narrata è qui totale: non c’è narrazione, solo parole; non c’è nemmeno “drama”, perché non c’è azione; ci sono solo due personaggi, il minimo assoluto per fare un dialogo; ci sono pochissimi oggetti, tutti essenziali, e in particolar modo quelli in rilievo sul tavolo: una Bibbia, e un giornale. La sapienza eterna, e la sapienza effimera. Che è la rispettiva sapienza dei due personaggi, semplicemente identificati come “un nero” e “un bianco”. Il nero, l’uomo dalla sapienza eterna, salva dal suicidio il bianco, l’uomo dalla sapienza effimera, il quale stava per gettarsi sotto un treno, il Sunset Limited che dà il titolo all’opera; e vorrebbe poi salvarlo una seconda volta, con la salvezza vera, quella del significato che si fa presente. E il libro è la storia di questo tentativo.
Il nero è un mistico, colui cioè che ha avuto l’esperienza diretta e sensibile del mistero, e vive nella memoria di quell’avvenimento; e come tutti i grandi mistici soffre acutamente della presenza-assenza, del silenzio di quel mistero che ha parlato, e che non parla più. O almeno non più in quel modo. Il bianco è un professore, un uomo che ha imposto alla realtà un significato illusorio, e che vive la tragica sconfitta di questa illusione. Ha capito che quell’illusione era nulla, e ora accusa la realtà di essere nulla. In mezzo c’è il significato: quel significato che ha parlato, per tutti, con la Bibbia; quel significato che, per scelta particolare, una volta ha parlato personalmente al nero; quel significato che si gioca tutto nell’ipotesi della presenza in quella stanza in cui il nero e il bianco parlano.
Quel significato che ha un nome ben preciso: Gesù.
Che si affaccia timidamente già nelle prime battute:

BIANCO: Lei pensa davvero che in questa stanza ci sia Gesù?
NERO: No. Non lo penso.
BIANCO: Ah no?
NERO: Lo so che c’è Gesù in questa stanza.

Che ritorna poi più chiaramente:

NERO: […] Direi che la cosa di cui stiamo parlando è sì Gesù, ma Gesù inteso come quell’oro in fondo alla miniera. Lui non poteva scendere sulla terra e prendere la forma di un uomo se quella forma non era fatta apposta per ospitarlo. E se dico che non c’è verso che Gesù sia un uomo senza che un uomo sia Gesù, mi sa che la sparo grossa l’eresia. Ma pazienza. Non è mai grossa come dire che un uomo non è tanto diverso da un sasso; perché secondo me, in pratica, è così che la vedi tu.

Che afferma infine, attraverso le parole del nero, il proprio desiderio di rendersi presente:

NERO: Metti che Gesù ti parlasse, tu che fai?
BIANCO: Perché? Pensa che mi potrebbe parlare?
NERO: No, non credo. Ma io che ne so?
BIANCO: Non sono abbastanza virtuoso
NERO: No, professore. Non c’entra niente. Non si tratta di essere virtuosi. Si tratta di stare zitti. Non è che posso mettermi nei panni del Signore, ma l’esperienza mi porta a credere che lui parla a quelli che lo ascoltano. E non c’entra un accidente se sono virtuosi o no.

Da ultimo, in senso personale, c’è l’opzione: tra ascoltare quel che Gesù ha da dire, o prendere un «biglietto di sola andata per il Sunset Limited», il treno che ha come capolinea l’orizzonte.



© Riproduzione Riservata.
 

COMMENTI
12/06/2008 - Sunset limited (Alberto Taioli)

Mi sono letto il libro tutto d'un fiato. E' semplicemente fantastico, pieno di dialoghi incredibili, minimali, e nello stesso tempo sorprendentemente splendidi e decisivi, concreti. Come Nero e Bianco anche noi dobbiamo decidere se "stare zitti... perchè... l'esperienza mi porta a credere che lui parla a quelli che l'ascoltano" o immolarci cocciutamente alla nostra idea della vita che comunque non ci salva e che fa dire a Bianco: "mi resta solo la speranza del nulla a cui mi aggrappo". Tutti dovrebbero leggerlo. Alberto

 
12/06/2008 - bellissimo (stefano mantovani)

ho letto il libro. Mi riconosco totalmente nel commento che avete fatto. Il libro, proprio per la sua essenzialità, è di una attualità pazzesca, non tanto perchè in linea con la società di oggi, quanto perchè il benzinaio di El paso ha tratteggiato l'opzione radicale che tutte le mattine si presenta alla porta del cuore dell'uomo. Vivo o muoio. tutti arriveremo al sunset limited, il problema è come. Comunque grazie