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Caffarra: non lasciamo che venga smontato il concetto stesso di famiglia

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Sono tante le motivazioni culturali che hanno portato la società contemporanea ad avere un concetto sempre più fragile del valore dell’istituto famigliare. Tra queste motivazioni un ruolo sicuramente primario è dato dall’assolutizzazione dei diritti individuali, concepiti come totalmente slegati da ogni forma di rapporto. Così, ad esempio, il concetto di “maschio” e “femmina” si è andato perdendo, per lasciare posto a un soggettivismo assoluto, al di fuori di ogni legame costruttivo e capace di generare. Ed è questa, appunto, una delle radici culturali del disfacimento del concetto stesso di famiglia.
Il card. Caffarra, teologo e arcivescovo di Bologna, in questa intervista rilasciata a margine del convegno organizzato sabato 21giugno al Centro pastorale Paolo VI a Brescia dall’Associazione dei medici cattolici e dall’Associazione Scienza e Vita, sottolinea come la famiglia stia vivendo per la prima volta una fase di decostruzione: sta per essere smontata pezzo per pezzo.

Cardinale Caffarra, in questa fase nebulosa quale ruolo può esercitare la Chiesa dal punto di vista culturale?

La Chiesa può e deve fare due cose. Per prima cosa deve continuare a dire la verità sulla persona umana, mostrandone la ragionevolezza; il secondo aspetto di enorme urgenza e importanza riguarda l’impegno educativo, cercando di aiutare le giovani generazioni a prendere una coscienza sempre più profonda della verità, della bontà, della bellezza della propria identità.

Cosa nascondono queste teorie che portano all’impoverimento del valore della famiglia? Una debolezza educativa?

La domanda richiederebbe una risposta più complessa. Utilizzando una categoria cara a un grande sociologo contemporaneo (Bauman, ndr), la società si è come liquefatta. Si ritiene che l’identità sessuale sia opera esclusiva delle scelte del soggetto, prescindendo da qualsiasi radicazione oggettiva nella persona stessa. Questa visione non è nata come un fungo ieri o l’altro ieri, è il capolinea di tutta una serie di avvenimenti culturali che hanno contrassegnato il cammino dell’Occidente. Il risultato è quello è che io chiamo la decostruzione dell’istituto matrimoniale. Se noi paragoniamo l’istituto matrimoniale a un edificio, si può demolire l’edificio in due modi: con un esplosione o smontandolo pezzo per pezzo. Alla fine dello smontaggio ci sono ancora i pezzi, ma non c’è più l’edificio. Questa è la situazione in cui versa l’istituto famigliare: ho ancora tutti i pezzi (si parla di maternità, paternità, adozione) che costituiscono l’edificio matrimoniale, però ciascuno di questi pezzi veicola significati opposti fra loro oppure, direbbe quel sociologo, sono diventati assolutamente liquidi.

Può spiegare il concetto con un esempio?

Penso alla maternità. Chi è la madre del figlio di cui è madre? Chi ha dato l’ovulo? Chi l’ha portato in grembo? Chi ha affittato l’utero? Vede, siamo in una situazione in cui tutti i pezzi ci sono, ma non abbiamo più l’edificio. Questa è la prima grande conseguenza della decostruzione dell’istituto famigliare.

Quali sono le strade da percorrere?

In una tale situazione non resta che un’unica scelta da fare, cioè quella che il Santo Padre ci va dicendo con una certa insistenza da circa un anno, una scelta educativa. C’è proprio un impegno educativo nei confronti delle giovani generazioni che li aiuti a rientrare in se stessi e a dire “ma io chi sono” oppure a sentire dentro una sorta di dissonanza fra ciò che mi sento di essere e ciò che mi viene detto che sono.

La decostruzione dell’istituto famigliare è stata forse un po’ sottovalutata dalla Chiesa?

No, non mi sentirei di dire così. Storicamente posso affermare che non c’è stata la dovuta attenzione da parte del pensiero cristiano a ciò che stava accadendo. Qui, però, vediamo la grandezza del magistero di Giovanni Paolo II. È stato il primo Papa nella storia della Chiesa che ha costruito un magistero, praticamente completo, su tutte queste tematiche (la corporeità, la sessualità, la coppia,...). Ora il pensiero cristiano deve riflettere questo grande lascito. Anche la prima parte della Deus Caritas Est ha ripreso questi approfondimenti con la chiarezza e la profondità che caratterizzano Benedetto XVI. Il magistero pontificio ha fatto la sua parte, ora tocca a noi.

(a cura di Luciano Zanardini)



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