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Bagnasco al Meeting: la Chiesa, un popolo che fa storia

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Ieri, nella sala più grande della fiera di Rimini, Emilia Guarnieri, moderatrice dell'incontro non è riuscita nemmeno a far sentire il nome del relatore: gli applausi del popolo del Meeting hanno coperto anche i microfoni. Ovazione per il capo dei vescovi italiani Angelo Bagnasco, più volte interrotto dai battimani dell'auditorium anche durante la sua relazione, o, meglio, la sua lezione.

 

Il cardinale parte dall'individuo, primo affluente della storia dell'umanità. Chiarisce subito: la storia individuale è anche universale, perché la persona è relazione. Allora ognuno è protagonista, non per «voglia di protagonismo, ma per amore di identità».Dall'individuo si passa al popolo: Bagnasco sottolinea in questa dimensione l'imprescindibile importanza dei valori come anima di una cultura e non come mero accessorio. Se un quadro di valori «non esiste o è giudicato inconoscibile, che cosa potrà attrarre gli uomini perché si sentano appartenenti ad una realtà di popolo?». Quindi lo Stato, che deve volersi come espressione di un popolo, anima della nazione. «Qualora uno Stato dovesse tradire quest'anima, tradirebbe la gente in ciò che ha di più intimo e più suo». Anche diffusione di falsi miti, l'esaltazione dell'avere, la propaganda del facile successo, per Bagnasco, «aggrediscono la base valoriale di un popolo». L'antico “panem et circenses” si trasforma nel moderno “fa' tutto quello che vuoi”. Allora che il bene venga solo dal futuro è un falso pregiudizio. È quindi necessario un criterio per giudicare, e questo non può che essere «la verità dell'uomo, il bene autentico suo e della società». 

 

Per annunciare il Vangelo i cristiani devono essere nel mondo, ma irriducibili al mondo. Oggi le opere della Chiesa, afferma Bagnasco, sono la realtà del sale e della luce di cui parla Cristo. «Oggi si vuole che la Chiesa rimanga in chiesa» - continua il responsabile della Cei - «e dai cattolici si pretende che prescindano dalla fede che forma la loro coscienza» (applausi della folla). Al contrario il popolo cristiano è chiamato ad una grande missione: «partecipare alla storia umana anche con la difesa della ragione». La fede ha dunque, per Bagnasco, una imprescindibile dimensione pubblica. La Chiesa dunque fa storia. A partire dalla resurrezione di Cristo è vista come storia di salvezza: «Dio è entrato nel tempo e in nessun luogo ormai è assente». Anche dove è il male, Cristo è presente e porta la croce. Allora la storia non è più l'“eterno ritorno dell'uguale”, ma è «cammino verso il compimento». In questa luce il popolo di Dio affronta il mondo, crea opere, intesse rapporti: fa storia. «Ciò non ha impedito – puntualizza il cardinale – errori ed errori in Europa. Ma ciò è accaduto non perché è stata troppo cristiana, ma perché lo è stata troppo poco». Il cardinale chiude con una frase di un autore che sta accompagnando questo ventinovesimo Meeting, un autore particolarmente caro a Giussani: T. S. Eliot: «Non credo che la cultura dell'Europa potrebbe sopravvivere alla sparizione completa delle fede cristiana. Se il cristianesimo se ne va, se ne va anche tutta la nostra cultura».

 

A margine dell'incontro si è naturalmente parlato anche di politica. Di federalismo, innanzitutto, che il Cardinal Bagnasco definisce "validissimo", purché "complementare": «Delocalizzare per meglio servire la gente - aggiunge Bagnasco - è un servizio complementare all'identità di un popolo ed è validissimo solo nella misura in cui è complementare». A chi poi gli ha ricordato la richiesta di un incontro fatta da Bossi per presentare la proposta sul federalismo, Bagnasco ha aggiunto: «I vescovi ricevono ben volentieri chi chiede loro un incontro... tanto più di fronte ad una istituzione dello Stato».

Interrogato poi sulle priorità che il governo dovrà avere dopo l'estate, il Cardinale ha parlato soprattutto di famiglia: «Dando voce alla nostra esperienza più diretta - spiega il presidente della Cei - noi vediamo le difficoltà di tante famiglie nella loro vita quotidiana. Questa è una situazione che ci preoccupa». «Anche noi - aggiunge il prelato - affrontiamo questo cercando di essere risposta propositiva» sulle questioni più calde che preoccupano gli italiani, come «per la casa, per il lavoro, per la fine del mese...». In ogni caso, avverte ancora Bagnasco, «non abbiamo la pretesa di dettare l'agenda a nessuno».



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