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IL PUNTO/ Quanto conta la sussidiarietà nel mondo?

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Provengono dalle realtà nazionali più diverse gli esperti che oggi al Meeting di Rimini si sono confrontati sul tema “Cultura politica e sussidiarietà”: Italia, Spagna e America. Nonostante questo, appare concorde il giudizio circa lo stato di salute della “cultura della sussidiarietà”  fuori e dentro all’Unione Europea.
Comincia Peter Blond, giornalista dell’International Herald Tribune,  accusando le difficoltà che l’economia della Gran Bretagna sta incontrando nel lungo cammino verso la welfare society: l’ostacolo più grave sarebbe il contrasto esasperato tra due ideologie: quella socialista-laburista (portata a promuovere una sorta di collettivismo) e quella liberale-conservatrice (caratterizzata da un individualismo sfrenato che sfrutta l’individuo per proprio tornaconto).
Carlin Petrini, presidente di Slow Food, invece rilancia sulle grandi possibilità intrinseche alla politica della sussidiarietà: «è il terreno di incontro di chi si sente straniero, – afferma – perché né la destra né la sinistra parlano dei temi veramente importanti, come il fatto che stiamo perdendo il rapporto con la natura che ci garantisce di stare al mondo».
Alonso Mendoza, esperto di Fund Raising, parla poi della situazione americana: oltreoceano la sussidiarietà  diventa quello spirito che grazie anche all’aiuto e alla mediazione della Chiesa permette a molti di entrare negli USA e realizzare i propri sogni; una vera e propria strada all’american dream.
Di segno opposto la situazione spagnola, secondo le parole di Josè Miguel Oriol, presidente di Ediciones Encuentro. Oriol afferma che la realtà iberica è ancora poco avvezza alla sussidiarietà. Per di più le poche realtà che cominciano ad avviarsi su questa strada sono pesantemente ostacolate dall’attuale sinistra di governo.

L’intervento di Adrian Pabst, ricercatore a Nottingham e giornalista dell’International Herald Tribune, investiga invece il rapporto tra l’Unione Europea, cristianesimo e concetto di sussidiarietà. Pabst ritrova in nuce le radici della sussidiarietà nell’idea stessa di Trinità, che nella cultura cristiana si qualifica anche come rapporto tra le Sue tre persone. «Correttamente intesa, la sussidiarietà indica la promozione e lo sviluppo di tutti i livelli del lavoro individuale, la produzione comune e l`organizzazione sociale secondo la loro funzione, talento e vocazione. Al centro del principio di sussidiarietà così descritto si colloca la singolarità di ciascuna persona, della famiglia e dei gruppi intermedio. Ciò è profondamente cristiano». Tuttavia accusa una perdita di questa dimensione proprio a causa di una sbagliata impostazione culturale dell’Unione Europea: «Invece di porre la persona, la famiglia o i gruppi intermedi al centro della politica, la EU e i suoi stati membri hanno così strumentalizzato la sussidiarietà per promuovere gli interessi dello Stato». Pabst propone anche quattro principi da cui far ripartire l’economia europea: un commercio equo che stabilisca giusti prezzi in tutti gli ambiti economici; la diminuzione delle tasse e un’imprenditoria d’eccellenza; servizi pubblici forniti da “compagnie di pubblico interesse” indipendenti dallo Stato; valorizzazione della pratica del micro-credito.Conclude Vittadini mettendo in evidenza il fil rouge dell’incontro: «La sussidiarietà è la scoperta di dove l’uomo può andare quando la politica non parla più dell’uomo».



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