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Petrini: l'identità dei protagonisti è nelle loro radici

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Una vita spesa per il giornalismo e per l'enogastronomia. Carlo Petrini, fondatore di Terra Madre e di Slow Food è un uomo che conosce profondamente il valore culturale presente nelle tradizioni particolari di ogni popolo.


 

Petrini, il tema di questo meeting è l’essere protagonisti: lei, con la sua attività, punta sulla ricerca e la salvaguardia di un’entità, contro ogni passività e omologazione. Qual è dunque la sua riflessione sul significato dell’essere protagonisti?


 

Penso che l’aspetto di essere protagonisti in un mondo globalizzato sia una delle forme più alte e più nobili di rifiuto di un’omologazione, che, ahimè, impoverisce le diversità culturali e anche le diversità politiche e identitarie dei singoli Paesi. Quindi, dal mio punto di vista, la coscienza della propria identità rappresenta un elemento fondamentale. Darle valore però significa chiudersi verso gli altri anzi, più c’è diversità culturale e meglio è. Ciò che avviene al giorno d'oggi somiglia a quanto accade nel mondo vegetale e animale: la difesa della biodiversità è la battaglia principale di questo momento storico, e così come noi dobbiamo difendere la biodiversità nell’ambiente è importante che noi difendiamo anche la diversità culturale dei diversi popoli.


 

Il dibattito sul tema alimentazione, di cui lei si occupa, aumenterà in vista dell’Expo: come si può declinare in questo il tema del protagonismo?


 

La comunità milanese e lombarda ospita un evento planetario sulla tematica della nutrizione e della sostenibilità. Non si può essere padroni di casa e aprire le porte al mondo su queste tematiche, se poi non si è protagonisti a casa propria. Se le tematiche della sostenibilità e della nutrizione nel proprio territorio – giochiamo in prima persona con la rilocalizzaizone dell’agricoltura – non funzionano in Lombardia, non capisco con quale criterio possiamo poi ospitare e interpellare il mondo su queste tematiche.


 

L’incontro del Meeting cui lei partecipa è incentrato sul termine sussidiarietà, che è strettamente connesso al protagonismo e alla costruzione della società dal basso. Qual è l sua riflessione su questo?


 

Io sono stato chiamato a parlare sul tema della sussidiarietà rispetto alla nostra esperienza di “Terra Madre”, vale a dire un movimento internazionale che ha sue caratteristiche, e che indubbiamente si muove con un'ispirazione di sussidiarietà, e a livello planetario è molto diversa da quella che si può realizzare nei contesti nazionali e locali. Nel mio caso perché è una sussidiarietà che si gioca rispetto a grandi tematiche perché riguardano il mondo intero.


 

In effetti lo scenario mondiale presenta diverse sofferenze


 

Noi abbiamo istituzioni internazionali che dal punto di vista della loro efficienza e della loro autorevolezza funzionano molto male: possiamo pensare alla Banca mondiale, al WTO, alle Nazioni Unite e la stessa FAO. Lì i giochi e le alchimie di diplomazia politica fra pochi Paesi creano una situazione di grande stallo. Si fanno grandi incontri, pensiamo ad esempio agli ultimi della FAO e del WTO, che spesso si concludono tutti con un nulla di fatto.


 

In questo contesto qual è il ruolo di una realtà come “Terra Madre”?


 

Non è che un protagonista come Terra Madre porti a una soluzione di questi problemi, ma di certo porta una dimensione di riflessione, rispetto a un corpo omogeneo che è quello della comunità del cibo costituita da contadini, pescatori e via dicendo. Questa fraternità universale assolve a un obbligo di sussidiarietà rispetto alla deficienza dei grandi organismi che purtroppo sono collassati a causa di veti incrociati.



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