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La difficile missione dei cristiani nella Russia di oggi

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Ioasaf Polujanov, direttore del centro patriarcale per la formazione giovanile presso il monastero di San Daniil a Mosca, interviene oggi al Meeting di Rimini sul tema “Ridestare l’uomo: educazione e missione in Russia oggi”. Un incontro organizzato dall’associazione Russia Cristiana che ormai da decenni si occupa delle relazioni tra la cristianità occidentale e quella orientale, e che in particolare al Meeting di quest’anno ha curato la mostra sulla figura del grande intellettuale russo Aleksandr Solženicyn, da poco scomparso. A Polujanov ilsussidiario.net ha chiesto di anticipare alcuni dei contenuti dell’appuntamento odierno. 

Polujanov, partiamo innanzitutto dal titolo dell'incontro che si tiene oggi al Meeting: come è possibile educare ed essere missionari in Russia? 

È un compito che i cristiani probabilmente hanno sempre avuto, perché il Signore da subito ha detto: «andate, ammaestrate le genti nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo». Sono parole che sono state dette 2000 anni fa, ma sono in modo impressionante attuali ancora oggi, in un clima di imperversante laicismo. Ed è molto importante che la gente incontri dei cristiani autentici per poter “accendersi” mediante il contatto con loro e mediante il loro esempio. Amo questo esempio che faccio spesso: nella chiesa ortodossa, a Pasqua, si accende la candela l'uno con l'altro.  Questo per dimostrare che il vero missionario è uno che brucia nella fede in Cristo e quindi in qualche modo trasmette questa fede agli altri. È un evento che può avvenire ovunque: in chiesa, al lavoro, per strada. Perché il Signore può venire a toccare il tuo cuore in qualunque posto. Ecco perché abbiamo parlato di “ridestare”: il ridestarsi della domanda di fede è possibile ovunque e a chiunque, e la cosa più importante è che vi siano vicini dei testimoni. 

Ieri qui al Meeting si è parlato di Chiesa e modernità, che è per lo più pervasa da una condizione di laicismo diffuso: anche in Russia c’è stato un processo analogo a quello storico e culturale che c'è stato in Occidente? 

Certamente c’è una situazione analoga, anche se nel nostro Paese il problema è particolare. Nel corso degli ultimi settant'anni il popolo russo è stato privato di qualunque possibilità di una cultura cristiana. C’erano sì delle chiese aperte, però in realtà un lavoro educativo, un lavoro di formazione era assolutamente proibito dallo Stato. Per questo abbiamo un'intera generazione in Russia che non sa le cose più elementari. Non parlo di chissà quali nozioni teologiche, ma parlo banalmente dei dieci comandamenti. Abbiamo provato a fare un'indagine, un sondaggio sociologico all'università di Mosca, chiedendo agli studenti delle facoltà umanistiche,del quarto e quinto anno, di dirci i dieci comandamenti: i ragazzi dicevano sì qualche comandamento, ma nessuno riusciva ad indicare tutti e dieci. Certamente qui in Italia il contesto, sebbene laicizzato, è un po' più favorevole, e vi riscontro una maggior diffusione della cultura cristiana. Si vede che la gente ha una maggior possibilità di essere inserita in una tradizione cristiana. Comunque il problema del secolarismo è sicuramente un problema che riguarda entrambe le confessioni, sia cattolica che ortodossa. 

Questo discorso della mancanza di un’elementare cultura cristiana era presente anche nell’insegnamento di Padre Aleksandr Men’, il sacerdote ortodosso, martire, ucciso nel 1990. questa figura ha avuto una qualche influenza sul suo pensiero?

Io non l'ho mai conosciuto di persona, sebbene la chiesa dove egli celebrava fosse vicina a quella di San Sergio, dove mi trovo io. E quando accadde la tragedia io ero in seminario. Diciamo però che l'ho conosciuto attraverso i suoi libri. Conosco suo figlio Michael, che adesso è governatore nella regione di Ivanovo. Certamente per me i suoi libri sono stati una scoperta, così come per tanti altri in Russia. Ho letto quasi tutte le sue opere e ascoltato le registrazioni delle sue conferenze, e ho il rimpianto di non poter discutere con lui su alcuni punti. Ma la direzione, la luce, il cammino che padre Aleksander ha indicato è stato importantissimo per questi recenti anni. Per questo si può dire certamente che anche su di me le opere di padre Men' hanno avuto un grande influsso. 

Un’ultima domanda titolo sul titolo del Meeting: nella cultura cristiano-ortodossa in quale ottica si può tradurre l’espressione “o protagonisti, o nessuno”? 

Io personalmente l’ho tradotto così: il protagonista è una persona da seguire, ed è opportuno dunque per ciascuno di noi seguire il protagonista della storia; altrimenti è come se non seguissimo nessuno. E il protagonista della storia è Cristo.



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