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LAVORO/ L’identità smarrita ritrova se stessa quando è davvero all’opera

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Perché il cinema non riesce più a rappresentare il lavoro? Perché si è inceppato il filone dei romanzi e della narrazione sul lavoro? Perché le persone si trovano smarrite sul valore da assegnare al lavoro? Il lavoro oggi assomiglia a Proteo, capace di cambiare forma e sembianze a suo piacimento, a seconda dei mutamenti della realtà. Per questo il lavoro oggi è inafferrabile e produce sfide sin dalla sua identificazione. Il problema è cogliere il lavoro nei suoi cambiamenti, che producono forti mutamenti anche nelle identità. Il rapporto tra persona e lavoro oggi è cambiato ed è molto diverso da ciò che succedeva nella società industriale. Nella società dell’organizzazione scientifica e razionale del lavoro l’identità era più facilmente riconoscibile ed era il risultato del modello produttivo e di lavoro basato sulla ottimizzazione delle risorse e sull’economia di scala, all’insegna della continuità. Oggi siamo nella piena discontinuità, il lavoro è in frammenti e anche le stesse identità al lavoro sono preda dello spaesamento e dell’incertezza. Non si tratta di richiamare con nostalgia una società che non c’è più, ma di riappropriarci dei significati del lavoro, per riscoprire l’identità della persona e il senso del lavoro stesso.

L’operazione non è facile, perché la sfida è quella della rappresentazione del lavoro. Se le persone e le organizzazioni oggi sono in difficoltà rispetto al significato del lavoro, lo sono ugualmente le arti, il cinema, la letteratura. Oggi è in crisi la rappresentazione del lavoro in tutte le sue dimensioni, perché è andata in frantumi l’identità da lavoro storicamente riconosciuta. Si tratta quindi di procedere per tentativi nel ricomporre i frammenti e i significati del lavoro, per ridare insieme centralità alla persona e al lavoro stesso. Riscoprire l’identità del lavoro significa riscoprire l’integralità della persona, nel lavoro, nella formazione, nella cultura, nella vita quotidiana e negli affetti, e non solo la sua monodimensionalità e la sua appartenenza al regno dell’economia. L’economia da sola non riesce, se mai è riuscita, a offrire una risposta soddisfacente al bisogno di identità emergente.

Per questo e per la sua corretta visione del problema va segnalata l’iniziativa in corso a Milano da novembre e che si svilupperà con frequenza mensile sino al mese di aprile 2009, un’iniziativa tesa a cogliere le diverse dimensioni del lavoro, per contribuire a ricostruirne valori e significati. Promossa da LaborLab Academy, la realtà regionale lombarda che, oltre all’offerta formativa, propone seminari, laboratori e spazi di riflessione e confronto sulla riforma del lavoro, della formazione e dell’istruzione, in Regione Lombardia e verso il territorio nazionale, la rassegna di conferenze mensili ha l’obiettivo di valorizzare, attraverso diversi punti di osservazione e le diverse dimensioni dell’arte, della musica, del cinema, della letteratura e dell’architettura, il significato e i significati del lavoro, per le persone e per le organizzazioni.

Sin dalle prime rappresentazioni, si è toccata con mano, appunto, la difficoltà del cinema a rappresentare il lavoro di oggi, ciò che non avveniva in passato, quando la società industriale dispiegava filoni cinematografici come il realismo e il neorealismo, che hanno accompagnato la vita delle persone per decenni. Lo stesso capita alle musiche e alle canzoni, oggi relegate spesso a rumori di sottofondo di una vita stressata e caotica, che non lascia spazio alle riflessioni e a un vero paesaggio sonoro emotivo e ristoratore. Gli altri appuntamenti riguarderanno il lavoro della poesia e della letteratura; l’arte, la creatività e la passione per il lavoro; il nesso inscindibile tra lavoro e libertà; e infine il rapporto tra il lavoro e la bellezza, una sfida continua per lo sviluppo e la preservazione del bello e del ben fatto, quale rappresentazione simbolica di una visione più ampia, che tende all’infinito.

Il programma completo dell’iniziativa si trova sul sito www.laborlab.it nella sezione “notizie”.

 

(Walter Passerini)



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COMMENTI
24/01/2009 - il mio punto di vista (Claudio sabatini)

Salve, credo che rappresentare i cambiamenti nel lavoro sia utile per aiutare uomini e donne inseriti nel meccanismo produttivo a non identificarsi con esso per dare un senso alla propria vera identità che è indipendente dal lavoro svolto da ognuno. Che dire infatti dell'identità dei pensionati, che ha minor valore perchè non producono più? Il ruolo professionale è perciò una sub-identità che può contribuire per la sua parte a formare l'identità globale dell'individuo. Identificarsi con il lavoro è un modo conveniente di rapportarsi con se stessi fino a quando le cose vanno bene ma quando la realtà professionale cambia e oggi lo fa spesso e in modo imprevedibile, identificarsi con il proprio ruolo professionale è di ostacolo al cambiamento perchè se i cambiamenti sono vissuti come perdite molto dolorose di tasselli della propria identità gli individui restano attaccati con tutte le proprie forze al passato e alla propria zona di confort, rimanendo impantanati nelle difficoltà invece di cercare nuove opportunità. Credo che il ruolo dell'arte in generale e della formazione in particolare sia quello di aiutare ognuno ad acquisire una nuova visione del proprio rapporto con il mondo del lavoro che è solo un mezzo,seppure il più importante per i suoi risvolti produttivi, sociali ed economici, tra i tanti che l'uomo ha a disposizione per esprimere se stesso e la propria creatività e quindi rivelare a se stesso e al mondo intorno a sé la propria vera identità. Claudio Sabatini