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LETTERATURA/ Todorov: la scoperta della libertà, una bellezza estranea alle ideologie

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Il passato è fruttuoso non quando serve a nutrire il risentimento o il trionfalismo ma quando il suo gusto amaro ci porta a trasformarci. È così che, ripercorrendo la sua storia, Tzvetan Todorov, uno degli intellettuali più ascoltati in Europa, giunge ad affermazioni che appaiono come il rovesciamento di tutte le teorie letterarie cui si era dedicato nella Bulgaria sovietica e in seguito a Parigi, alla scuola di Barthes e di Genette. Esse sono esposte nelle prime pagine di un suo saggio pubblicato l’anno scorso da Garzanti, La letteratura in pericolo.

 

Senza cadere in un’ammirazione beata, mi rallegravo nel constatare che la Francia era una democrazia pluralista, rispettosa delle libertà individuali. Tale constatazione influenzava a sua volta la mia scelta di un approccio alla letteratura: il pensiero e i valori espressi da ciascuna opera non erano più imprigionati in una costruzione ideologica prestabilita, non c’era più motivo di metterli da parte e ignorarli. Erano venute meno le ragioni del mio esclusivo interesse per la materia verbale dei testi. Da quel momento, a metà degli anni Settanta, ho abbandonato anche la mia passione per i metodi di analisi letteraria, dedicandomi all’analisi stessa e all’incontro con gli autori.

Così facendo, si sono ampliati gli orizzonti di questo lavoro di conoscenza. La letteratura non nasce nel vuoto, ma all’interno di discorsi vivi.

 

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