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LETTURE/ Shakespeare, Beethoven e lo splendore del mattino

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Non può sfuggire come le parole del frate sembrino anticipare l’epilogo tragico della vicenda.

Il brano coglie con forza poetica l’ambiguità del reale, tema caro non solo all’epoca barocca, ma anche a tutti coloro che non si accontentano di uno sguardo superficiale alla natura e al cuore dell’uomo. Beethoven, ad esempio, annotava nel suo diario: Nell’anima come nel mondo agiscono due forze, entrambe ugualmente grandi, ugualmente semplici, desunte da uno stesso principio generale, denominandole principio di forza e principio implorante. Quando si ascolta la sua musica, questo pensiero si avverte in modo quasi immediato e permane anche dopo che le note sono svanite. In questo modo, anche chi non possiede il dono di dire ciò che avverte nel profondo, partecipa della consapevolezza dei grandi.

Il mattino dagli occhi grigi sorride alla cupa notte. Il brano ha un’apertura stupenda, realistica innanzitutto e può suggerire a chi si alza al mattino, poniamo a Milano, di guardare il cielo e di accorgersi che ancora una volta il grigiore che precede la levata del sole ha vinto il buio. E così forse avrà maggiore peso e bellezza il cantico di Zaccaria: Verrà a visitarci dall’alto un sole che sorge, per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre e nell’ombra di morte, o la preghiera della Chiesa: Illumina con il tuo amore le profondità del nostro spirito, perché siano liberi dalle suggestioni del male coloro che hai chiamati allo splendore della tua luce.



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COMMENTI
13/10/2009 - La gioia dell'alzarsi (claudia mazzola)

Qui in città c'è una luminosità accecante, direi lieta. Stamane guardavo il giardino comune, è stata una festa di voli acrobatici e cinguettii di uccellini, un ringraziamento. Sgranare il rosario nello splendore del mattino mi fa amare il creato, quella meraviglia dell'uomo dove il Creatore vi ha preso dimora, me compresa.