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LETTURE/ Shakespeare, Beethoven e lo splendore del mattino

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Subito dopo la celebre scena della buonanotte, Shakespeare trasferisce l’azione di Romeo e Giulietta nella cella di Frate Lorenzo, il quale entra portando una cesta:

 

Il mattino dagli occhi grigi sorride alla cupa notte,

mandando strisce di luce verso le nuvole d’oriente;

e l’oscurità già livida di macchie, come un ubriaco che barcolla,

si allontana dal sentiero del giorno.

Ora, prima che il sole giunga col suo occhio di fiamma

a rallegrare il giorno e ad asciugare

l’umida rugiada della notte,

io devo riempire questo paniere di vimini

con erbe velenose e fiori dal succo prezioso.

La terra è madre e tomba della natura:

il suo sepolcro è il grembo dal quale ha origine

la sua vita; e noi vediamo nascere

da questo grembo figli di varie specie, che succhiano

dal suo seno. Alcuni ottimi per numerose virtù,

e ognuno differente dall’altro.

Oh, come è grande e potente è la virtù che risiede nelle piante,

nelle erbe, nelle pietre, e nelle loro più segrete qualità!

Infatti nulla esiste sulla terra di così umile,

che non possa dare alla terra qualche bene particolare;

e nulla è così buono che, sviato dal suo uso,

non si ribelli alla sua vera natura, cadendo nell’abuso.

La virtù stessa, male adoperata, può diventare un vizio,

e qualche volta il vizio si nobilita per la sua azione.

Sotto la tenera membrana di questo fragile fiore,

c’è insieme un veleno e un potere medico;

infatti, se l’odori, eccita ogni senso,

se lo assaggi, ferma il cuore e tutti i sensi.

Come nelle erbe, così nell’uomo stanno accampati

due re nemici: la grazia e la volontà spietata.

E quella pianta dove predomina la peggiore di queste

forze, è presto divorata dal cancro della morte.

 

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COMMENTI
13/10/2009 - La gioia dell'alzarsi (claudia mazzola)

Qui in città c'è una luminosità accecante, direi lieta. Stamane guardavo il giardino comune, è stata una festa di voli acrobatici e cinguettii di uccellini, un ringraziamento. Sgranare il rosario nello splendore del mattino mi fa amare il creato, quella meraviglia dell'uomo dove il Creatore vi ha preso dimora, me compresa.