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LINGUISTICA/ Serianni (Accademia della Crusca): vi spiego perché l’italiano è in via di estinzione

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Chiariamo subito un concetto sul congiuntivo: non è poi vero che sia messo così male. C’è un allarme forse eccessivo. Metterei dunque i due fenomeni su un piano diverso. Il congiuntivo nel linguaggio parlato è stato sempre insidiato dall’indicativo, non è un fatto di oggi. Ma ha sempre resistito e oggi nello scritto si usa abbastanza saldamente. Lo scritto è il suo naturale ambiente di coltura.

Importante è invece osservare che il lessico, una volta scomparso, si perde anche come competenza “passiva”. In altre parole: non solo non si usa, ma non si è in grado di riconoscere e capire che cosa significhi un dato lemma. Ho dei dati ancora sommari ma estremamente preoccupanti per quanto riguarda i test di ammissione degli studenti alle varie facoltà universitarie. Stando a questi sembra che il riconoscimento di molte parole del lessico meno comune abbia creato problemi e difficoltà.

Il congiuntivo “morente” è invece un fenomeno di lunga deriva per il quale forse c’è anche più sensibilità comune. «Il congiuntivo sta morendo» è una di quelle frasi che si sente dire, quasi come «non ci sono più le mezze stagioni». La scomparsa del lessico ha senza dubbio un’urgenza maggiore

 

A questo proposito c’è chi ha attribuito alla semplificazione delle lingue anche un interesse funzionale alle ideologie massificanti e totalitarie. Semplificare il linguaggio impoverisce le coscienze. Come vede questa diagnosi? 

 

È stata piuttosto vera in passato. Tutti noi possiamo sperimentare come il potere abbia semplificato il linguaggio con numerosi esempi. Dal punto di vista ideologico la concezione per la quale si debba decostruire la lingua per “andare verso il popolo” rappresenta un atteggiamento che si sta superando. Credo che il modo di favorire l’educazione linguistica complessiva sia quello di non dissimulare la complessità lessicale. Ricominciamo a insegnare l’italiano per quello che è, senza prese di posizione di qualsivoglia tipo. Riporto un altro dato che sembra piuttosto significativo. Nel 2006 alcuni studenti arrivarono agli esami di stato con debiti formativi: il 40% degli studenti del classico e il 50% dello scientifico presentava debiti in matematica. Il 39% aveva debiti in latino per entrambi i casi. L’italiano si presentava con il 10/9%. Se fosse così ci sarebbe da essere contentissimi, ma stando a un mio recente studio ho notato che, per la correzione dei temi in particolare, c’è una forte tendenza al buonismo nell’insegnamento della nostra lingua. Occorre dunque tornare a un insegnamento più onesto nei confronti dell’italiano.



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