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LETTERATURA/ Tolkien nichilista? Ecco l’ultima invenzione dei giornali

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L’articolo di Sandro Modeo sul Corriere della Sera del 15 ottobre scorso, dedicato al poema di Tolkien La leggenda di Sigurd e Gudrun si conclude in modo sorprendente, mi riferisco alla due frasi finali in cui si realizza un ardito paragone tra Frodo, il piccolo hobbit protagonista del capolavoro tolkieniano e Sigurd, l’eroe cupo e nordico della leggenda norrena ri-raccontata dal giovane scrittore inglese in questo poema fino a qualche giorno fa inedito in Italia. Nel chiudere il suo articolo Modeo afferma che sia in Sigurd che ne “Il Signore degli Anelli” “gli dei sono assenti, e il cattolico Tolkien lascia alla tenacia degli umili hobbit il compito di resistere all’anello e di distruggerlo. L’eroe Sigurd e l’antieroe Frodo viaggiano verso lo stesso luogo: quello della solitudine dell’uomo davanti ai propri fini e alle proprie azioni”.

L’affermazione merita un approfondimento. Essa è divisa in due parti: quella relativa all’assenza degli dei e quella sulla solitudine degli hobbit e di Frodo. Partiamo dalla seconda parte che suona non convincente sin dal titolo del primo libro della celebre trilogia: la compagnia dell’anello.

Sigurd, così come molti eroi de Il Silmarillion, basta pensare a Turin, viaggiano davvero verso la solitudine, non così però gli hobbit e i protagonisti del Signore degli Anelli. Il viaggio del Signore degli Anelli è un viaggio essenzialmente cristiano e cattolico, un viaggio che in quanto tale è condiviso. Di fatto Frodo non è mai solo. Qui va chiarito un punto: se con “solitudine” Modeo aveva intenzione di parlare di “responsabilità” allora si può anche essere d’accordo, il romanzo di Tolkien è un grande poema che ha al centro anche questo aspetto della libertà e quindi della responsabilità delle azioni umane. L’irruzione dell’Anello nei tranquilli confini della Contea (che sono i confini della vita quotidiana del lettore) è un fatto che interpella il senso di responsabilità di tutti e tutti rispondono, in modi spesso molto diversi, a questa singolare “chiamata”. Da questo punto di vista è vero che la dottrina del libero arbitrio del cattolico Tolkien è rispettata (mentre nelle saghe nordiche e germaniche si sente forte il peso di un Fato cieco e ineluttabile). Ma se invece si vuole parlare della mera solitudine di Frodo c’è soltanto da ripetere che Frodo non è mai solo, viene spontaneo citare Benedetto XVI: «chi crede non è mai solo».

 

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COMMENTI
19/10/2009 - il travisamento del testo (Giovanni Martelli)

caro monda, l'avevo notato anch'io e l'avevo segnalato subito per quello che vale [http://lastradacheporta.blogspot.com/2009/10/frodo-non-e-solo.html] quello che dispiace di più è il continuo travisamento che viene fatto del testo del romanzo; non si tratta di applicare idee a priori sulla religiosità intrinseca eccetera, ma di leggere con lealtà purtroppo la gran parte della critica italiana è lontana mille miglia da questa posizione, non solo in tolkien ovviamente. Buon lavoro!