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RECENSIONE/ "Lo sguardo assente" di Carlo Alessandro Landini. Il viaggio tra arte e autismo nell'opera di Savinio

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Tutta la sua produzione artistica e letteraria fu condizionata dalla sindrome di Asperger, una forma attenuata di autismo, che segnò profondamente la sua esistenza. Nel suo saggio Lo sguardo assente: arte e autismo: "Il caso Savinio" (Franco Angeli editore, 200 pagine, 20 euro).

Landini esamina “l’opera e la personalità di uno tra gli uomini di genio meno noti, e però tra i più interessanti, che abbiano illustrato l’arte italiana nel corso della prima metà del secolo XIX dai suoi albori al suo culmine”.
Un uomo complesso che deve essere studiato da più punti di vista nella consapevolezza che, come ha spiegato Freud e come Landini sottolinea con forza, “la scienza non regge di fronte all’opera del poeta”.

Sarebbe vano e ridicolo tentare una sintesi dei tanti argomenti analizzati nel corso del libro. Trovano spazio indagini riguardanti il tema del doppio e allegorie della morte, simbolismi, rapporti fra immagini e parole che le nominano, Petrarca, alchimia, misticismo, fra gli altri. Savinio viene passato al setaccio: ogni suo quadro è guardato e interpretato con occhi scientifico-psichiatrici; i suoi scritti sono letti nei dettagli, scomposti e ri-montati come manifestazioni di interiori sintomatologie.

La vicenda esistenziale di Savinio, nella stimolante lettura datane da Landini, diventa paradigmatica: percorribile forma di autoterapia, inedito percorso terapeutico, possibile sintesi fra materia - immagine - sentimento. Combinazione imperfetta e problematica, ma anche possibile via di salvezza in tanti casi analoghi, che attende d’essere nuovamente verificata. Un libro ricco e insolito, un approccio mai tentato prima.

 



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