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DIBATTITO/ Tutti i segreti della “mappa della memoria” che sta nella nostra testa

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La messa in forma del passato (come estensione di una narrativa individuale a quella collettiva) e il processo di conoscenza del tempo lineare (e con esso la messa in significato del presente) si lega, secondo l’autore, a due categorie narrative particolari: quella della continuità storica (il legato) e quella della discontinuità storica (lo staccato). Da una parte, il legato risponde ad un processo di integrazione di punti separati del passato in un continuum narrativo, attraverso i procedimenti ora di mental bridging tra una rovina o una rappresentazione iconica del passato e un presente che si dia come ad esso uguale o consecutivo (si pensi al Reich di Hitler che trova conferma nel suo essere “Terzo”), ora di costruzione di continuità biologiche (di dinastie familiari o, più in generale, della stessa famiglia umana, come avviene ad esempio nella narrazione dello sviluppo umano preistorico). Dall’altra, lo staccato individua il senso del presente in una presa di distanza dal passato, attraverso i procedimenti del mnemonic cutting (la periodizzazione come regia o montaggio dei blocchi di tempo), della “miopia mnemonica” (che crei un luogo ex nihilo, eliminando ciò che c’era prima, come nella narrazione della colonizzazione inglese in America) o della differenziazione come nuovo inizio (come nella narrazione delle rivoluzioni).

 

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