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DIBATTITO/ Tutti i segreti della “mappa della memoria” che sta nella nostra testa

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Come si costruisce la memoria di un evento collettivo? Come organizziamo e registriamo il passato nelle nostre menti? Qual è il rapporto tra la memoria individuale e la creazione di una memoria pubblica? Il sociologo israeliano Eviatar Zerubavel risponde a queste domande, ponendosi al confine tra gli schemi di pensiero con cui strutturiamo il tempo e i modi con cui ne articoliamo la conoscenza e conducendo il lettore in un affascinante viaggio transculturale e transistorico attraverso la mappa mentale della nostra memoria individuale e collettiva. Il risultato è, allo stesso tempo, uno studio ben delineato dei meccanismi che regolano le diverse possibili narrazioni del passato e un’interessante apertura di prospettiva per leggere il rapporto che intercorre tra il tempo e la costruzione di un’identità sociale.

Alla base del saggio di Zerubavel, “Mappe del tempo” sta la premessa che, di fronte ad un tempo che scorre invisibile, la scelta di cosa e come ricordiamo è determinata non solo da ciò che si adatta ai nostri schemi mentali ma soprattutto da un procedimento eminentemente sociale: la memoria (come luogo di conoscenza del tempo) è infatti una narrativa, un processo di messa in trama (emplotment) che renda visibili e disponga gli elementi significativi del passato in una storia pubblica. In linea con il principio per cui la forma e la conoscenza del tempo passato si dà, al livello collettivo come a quello individuale, in una narrativa, Zerubavel delinea alcune delle plotlines con cui articoliamo la narrazione del passato: dalla parabola ascendente di sviluppo da una situazione di arretratezza a un progresso presente a quella discendente del declino da un glorioso e ormai irripetibile allora; dalla esposizione di una storia multilineare e ramificata (sul modello dell’evoluzionismo darwiniano) a quella di una storia ciclica che continuamente si ripete; da una trama a zigzag articolata, come nelle autobiografie, attorno a un turning point, a quella che condensi il nostro “commemogramma” (che porti il significato della vita o di una nazione) in alcune date o anni particolari.

 

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